è?= sempre rincaro E gli allevatori sotto il peso dei costi restano senza accord

01/ago/2008 10.30.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Latte: alla stalla i prezzi scendono, ma al consumo è sempre rincaro
E gli allevatori sotto il peso dei costi restano senza accordo
 
La Cia condivide le preoccupazioni del presidente dell’AntitrustCatricalà il quale ha annunciato una maggiore attenzione nei confrontidel settore, dopo le istruttorie su pane e pasta. Il caro-mangimi el’impennata dei carburanti aggravano la gestione aziendale.
 
 
Meno 10 per cento alla stalla dall’inizio del 2008 e più 11,1 per centoal consumo nell’ultimo anno (luglio 2007-luglio 2008). Il prezzo dellatte segna un divario sempre più accentuato tra la produzione e ildettaglio con incrementi che, nei vari passaggi di filiera sino allatavola, arrivano anche al 300 per cento. E’, quindi, quanto mai opportunal’attenzione che l’Antitrust -come annunciato dal suo presidente AntonioCatricalà alla Camera- comincerà a rivolgere al settorelattiero-caseario, sulla stregua di quello che è stato fatto per pane epasta. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltoripreoccupata per una situazione che vede gli allevatori, oberati dacrescenti costi produttivi, ancora senza alcun contratto sul prezzo, senon alcune eccezioni, e a vendere in modo non certo remunerativo e iconsumatori costretti a fare i conti con rincari sempre più evidenti.
Siamo d’accordo -afferma la Cia- con il presidente Catricalà quandoafferma che ''il latte è un grosso problema". Da qui il monitoraggiodell’Antitrust, anche se non si tratta ancora di una fase istruttoria,per capire, attraverso i passaggi della filiera, come si costruisce ilprezzo finale.
Il quadro per le aziende zootecniche produttrici di latte -rileva la Cia-è, però, sempre più allarmante. Al momento manca un accordointerprofessionale. Ci sono soltanto intese con singole industrietrasformatrici. Il prezzo pagato all’allevatore è più basso di quello diun anno fa e i redditi, purtroppo, continuano ad essere tagliati. Unasituazione di grave incertezza che è resa ancora più difficile dagliaumenti dei costi di produzione. I mangimi, nello scorso mese di giugno,sono cresciuti, rispetto allo stesso periodo del 2007, del 15,2 percento. Quelli utilizzati per i bovini hanno avuto un aumento del 17,2 percento, mentre i cruscami sono lievitati del 12,6 per cento e per ipanelli e le farine è stato un vero “boom”del 24,4 per cento.
Sulle imprese zootecniche da latte pesa anche il “caro-petrolio”. Iprodotti energetici -ricorda la Cia- sono aumentati, sempre a giugnoscorso, del 10,4 per cento (più 12,4 per cento i carburanti, più 9,3 percento l’energia elettrica). Costi che sono destinati a crescere vista lacorsa irrefrenabile del barile di greggio che continua a toccare semprenuovi record.
Per questa ragione la Cia conferma la sua mobilitazione sul territorioproprio per arrivare al più presto ad un valido accordo di filiera.Accordo che consenta di stabilire un prezzo del latte alla stalla piùequo e un meccanismo di adeguamento rispetto agli andamenti del mercato.Insomma, è indispensabile uscire da una situazione che rischia didegenerare e provocare anche la chiusura di aziende zootecniche che nonsono più nelle condizioni di operare in termini remunerativi ecompetitivi.
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