Inflazione: il caro-prezzi costringe il 60 per cento delle famiglie

Doppio prezzo sui prodotti agroalimentari più "sensibili", accordo di filiera e maggiore trasparenza dal campo allo scaffale.

11/ago/2008 15.30.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: il caro-prezzi costringe il 60 per cento delle famiglie

a cambiare abitudini a tavola. Crollano i consumi di pane, frutta e carne

 

La Cia sottolinea l’esigenza di intervenire con immediate misure. Doppio prezzo sui prodotti agroalimentari più “sensibili”, accordo di filiera e maggiore trasparenza dal campo allo scaffale.

 

Il 60 per cento delle famiglie taglia i consumi alimentari e cambia le abitudini a tavola. L’inflazione in continua crescita e i rincari dei prodotti stanno così disegnando nuovi menù per gli italiani che vedono sempre più ridurre i loro potere d’acquisto. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati Istat che confermano una crescita del trend inflattivo del 4,1 per cento a luglio e del 6,3 per cento per gli agroalimentari.

L’impennata dei prezzi -avverte la Cia- ha fatto, dunque, sempre più la cinta ai nostri connazionali. Nel primo semestre del 2008 -come risulta anche dalle prime stime dell’Ismea- crollano, rispetto all’analogo periodo del 2007, i consumi di pane (meno 2,5 per cento), di carne bovina (meno 3 per cento), di frutta (meno 2,6 per cento), di verdure ed ortaggi (meno 0,8 per cento), di olio d’oliva (meno 2,8 per cento), di vino e spumante (meno 0,9 per cento). Torna, invece a crescere, nonostante il rincaro del 25 per cento, la pasta (più 1,4 per cento). In controtendenza anche il latte e i suoi derivati (più 1,4 per cento) e la carne avicola (più 6,6 per cento)

Davanti a questa escalation dei prezzi , sempre più allarmante, la Cia sottolinea l’esigenza di promuovere azioni e strumenti per favorire la corretta informazione ai consumatori, come  l’indicazione in etichetta del “doppio prezzo”, all’origine ed al consumo, per i prodotti particolarmente “sensibili”. Non solo occorrono anche rapporti più stretti di filiera con validi accordi, come quello sottoscritto tra Cia e Confesercenti. Inoltre, per contribuire alla trasparenza dei processi di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari appare indispensabile l’ istituzione di Osservatori regionali dei prezzi,  sostenendo nel contempo l’attività di segnalazione svolta dal garante dei prezzi.

Attualmente -ricorda la Cia- la spesa alimentare degli italiani è così ripartita: 23,4 per cento carne, salumi e uova; 18,2 per cento latte e derivati; 16,8 per cento ortofrutta; 14,8 per cento derivati dei cereali; 8,9 per cento i prodotti ittici; 5,7 per cento le bevande analcoliche; 5,5 per cento le bevande alcoliche; 3,9 per cento olio e grassi; 2,8 per cento zucchero, sale, caffè, the. L’incidenza sulla spesa complessiva mensile è pari al 18,8 per cento.

 

 

 

 

 

 

Così i consumi alimentari domestici nel primo semestre 2008

(variazioni, in quantità, rispetto allo stesso periodo del 2007)

 

Derivati dei cereali

 +1,9%

Ortaggi

 -0,8%

Frutta

 -2,6%

Olio d’oliva

 -2,8 %

Carni bovine

 -3,0%

Carni avicole

 +6,6%

Latte e derivati

 +1,4%

Vino e spumante

 -0,9%

 

Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea

 

 

 

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