Anche le campagne nella morsa della criminalità : racket, furti, abigeato, “pizzo” , usura, rapine, aggressioni. Un giro d’affari di 10 miliardi di euro

Un fenomeno che prima si riscontrava solo al Sud, ma che ora si sta espandendo in tutta Italia.

09/set/2008 11.50.40 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

Anche le campagne nella morsa della criminalità: racket, furti, abigeato, “pizzo”, usura, rapine, aggressioni. Un giro d’affari di 10 miliardi di euro
 
La Cia anticipa i risultati di un nuovo dossier di prossima pubblicazione e denuncia una situazione sempre più difficile. Quattro agricoltori su dieci subiscono gli effetti della malavita organizzata che ha esteso i suoi tentacoli dal Sud al Centro-Nord. Più di cento reati al giorno. Cresce il fenomeno della sottrazione del bestiame.
 
Quattro agricoltori su dieci hanno subito e subiscono gli effetti della criminalità organizzata. Più di cento reati al giorno nelle campagne, per un giro d’affari che arriva ormai a 10 miliardi di euro. La denuncia viene dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che anticipa i risultati di un nuovo dossier di prossima presentazione che segue quello elaborato nel 2003 e che conferma le analisi emerse anche dai rapporti della Direzione nazionale antimafia e della Confesercenti “Sos Imprese”.
Il dossier -sottolinea la Cia- evidenzia un’ agricoltura italiana sempre più terrorizzata da mafia, camorra, sacra corona unita, ‘ndrangheta. Un fenomeno che prima si riscontrava solo al Sud, ma che ora si sta espandendo in tutta Italia. Molti produttori agricoli finiscono per essere preda di una malavita violenta e spregiudicata. E così sono soggetti a pressioni, minacce e a ogni forma di sopruso. E’ un crescendo di furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, rapine, estorsioni, il cosiddetto “pizzo”, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Unione europea, “caporalato”.
Prima erano solo Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna le regioni in cui l’attività delle organizzazioni malavitose concentravano la loro azione ai danni dell’agricoltura. Da alcuni anni a questa parte -avverte la Cia- la malavita ha allargato il suo giro d’azione. Altre regioni del Centro e del Nord sono finite nel mirino dei criminali e gli agricoltori ne pagano le spese.
Al primo posto, per numero, fra i reati troviamo i furti di attrezzature e di mezzi agricoli. Il racket è il secondo reato -sempre per numeri di crimini commessi- che si registra. Segue l’abigeato che è cresciuto in maniera preoccupante. Dai dati a disposizione, risulta che negli ultimi due anni più di 200 mila animali sono rubati dalla malavita per essere destinati alla macellazione clandestina.
Anche i furti di prodotti agricoli non sono certo meno frequenti dell’abigeato. Non si tratta, però, di occasionali furtarelli. Siamo in presenza di massicce sottrazioni del prodotto (spesso direttamente dalla pianta), che prevede una scientifica, organizzata operazione di raccolta. Da non sottovalutare poi le rapine che in questi ultimi anni sono aumentate in maniera sensibile.
Tra i reati si segnalano, inoltre, il danneggiamento alle colture e le aggressioni nei confronti delle persone. Reati tipici dell’avvertimento mafioso verso chi si dimostra restio a cedere ai ricatti. Più distinti, i fenomeni di usura e il pascolo abusivo.
Non meno grave è l’odioso “caporalato”, con lo sfruttamento, da parte della criminalità organizzata, soprattutto di extracomunitari, molti dei quali irregolari. Meno frequenti, ma presenti, sono i furti di centraline per l’irrigazione, soprattutto nelle regioni dove c’è il problema cronico della carenza d’acqua. Per le stesse ragioni, si verificano allacciamenti abusivi ed estrazione dell’acqua da pozzi non regolari.
Crescente è anche la minaccia di cedere i raccolti dei prodotti a prezzi “stracciati”. Non vi sono scrupoli che tengano e il coltivatore si trova costretto a scegliere o accettare l’infame avvertimento o correre il rischio di vedere compromesso l’intero raccolto e con esso il lavoro di tanti anni.
Viene riscontrato anche il fenomeno delle discariche abusive che travalica gli interessi diretti dell’agricoltura, colpendo l’intera collettività e, più precisamente, la qualità dei prodotti e, conseguentemente, la salute pubblica, assumendo dimensioni nazionali e transnazionali.
Come è stato affermato dall’apposita Commissione parlamentare, i rifiuti -rimarca la Cia- non si muovono solo dal Nord verso il Mezzogiorno, dove vengono smaltiti in discariche non autorizzate, cave dismesse, sprechi d’acqua o nel sottosuolo di fondi a destinazione agricola. Oggi si registrano anche le rotte che dal Nord-Ovest vanno a Nord-Est, che dal Nord arrivano al Centro e anche quelle che dal Sud portano a Nord, con la nascita di veri e propri cartelli di trafficanti che operano sia a livello regionale che interregionale.
La criminalità -ricorda la Cia- impone anche i prezzi per i prodotti agricoli, pesature dei prodotti inferiori a quelle reali, compie estorsioni attuate mediante previo furto di mezzi destinati alla coltivazione, esercita il controllo del mercato fondiario, compie furti di grano, con devastazione dei campi coltivati, commerci illegali e intromissioni nell’acquisto dei prodotti.
La gravità della pesante presenza della criminalità nelle campagne è ben presente nell’autorità giudiziaria e di polizia. Sta di fatto che, a suo tempo, è stato istituito, nell’ambito della Direzione nazionale antimafia, uno specifico servizio per combattere l’allarmante fenomeno.
L’istituzione del servizio è importante soprattutto perché, a differenza della criminalità nei centri urbani dove c’è un preciso punto di riferimento che sono le forze dell’ordine, nelle campagne -afferma la Cia- l’agricoltore è spesso solo, disarmato, inerme, per cui, quando gli va bene, non gli rimane che scendere a patti.
La paura, l’insicurezza, le preoccupazioni nel mondo agricolo, hanno, infatti, un altro sapore. Il bersaglio -conclude la Cia- è bene individuale, non può nascondersi, né pararsi. Non si corre il pericolo di coinvolgere estranei nell’oppressione violenta. Solo la capacità imprenditoriale, la fatica, il lavoro sono a rischio. Oggetti di azioni criminali che, molte volte, la cronaca trascura e che, invece, incidono sulla produttività delle aziende agricole e sullo stesso sistema di vita dei produttori.
 
 
 

 
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl