“Dieta mediterranea” in crisi: a picco i consumi di pane, frutta, ortaggi olio e vino. Subito azioni ed interventi per rilanciare un’alimentazione salutare e tipica della nostra agricoltura di qualità

12/set/2008 10.30.37 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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“Dieta mediterranea” in crisi: a picco i consumi di pane, frutta,
ortaggi olio e vino. Subito azioni ed interventi per rilanciare
un’alimentazione salutare e tipica della nostra agricoltura di qualità
 
In un incontro al Sana di Bologna, la Cia evidenzia le difficoltà che oggi registra un modo di mangiare che fa parte integrante della cultura del nostro Paese. La cause: i rincari e il cambiamento delle abitudini alimentari, soprattutto da parte dei giovani: troppi alimenti grassi e calorie. Solo le vendite di pasta mostrano segni di ripresa. Il presidente Politi: bisogna valorizzare e tutelare un “bene prezioso”. L’impegno del sen. De Castro per il riconoscimento dell’Unesco quale ''patrimonio culturale immateriale dell'umanità''.
 
Meno pane, frutta, ortaggi, vino e olio. La dieta mediterranea non è più di casa nel nostro Paese. Prodotti che per secoli hanno alimentato generazioni, oggi cominciano a mostrare evidenti segni di crisi. La causa devastante di questo cambiamento nei consumi è da imputare soprattutto ai vertiginosi rincari che hanno reso, in questi ultimi anni, più “povere” le nostre tavole. Ma non solo. Anche le nuove abitudini alimentari, specialmente da parte dei giovani, hanno fatto il resto. Bisogna, quindi, intervenire e rilanciare un’alimentazione che ha riconoscimenti e che vanta seguaci in tutto il mondo, ma che, invece, è sempre più ignorata nei paesi d'origine (tra i quali, appunto, l’Italia), dove sono aumentati a dismisura i consumi di grassi e di calorie. Il grido d’allarme è venuto dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, nel corso di un incontro al Sana di Bologna (il Salone del naturale), ha annunciato iniziative per ridare impulso ad una dieta che la comunità scientifica internazionale definisce più che salutare.
L’incontro di Bologna (“Star bene con la dieta mediterranea”) ha visto la partecipazione, oltre del presidente della Cia Giuseppe Politi, del sen. Paolo De Castro, dell’architetto Aldo Cibic, del prof. Andrea Segrè e dell’attrice Marisa Laurito. E’ stata un’occasione importante per riaffermare il valore di questo tipo di alimentazione e per favorire il suo riconoscimento, da parte dell’Unesco, quale ''patrimonio culturale immateriale dell'umanità''.
“La dieta mediterranea -ha affermato Politi- è un bene prezioso che va tutelato e diffuso. Quindi, appare quanto mai opportuna una sua piena valorizzazione a livello mondiale, visti anche i continui e qualificati riconoscimenti scientifici e medici per le sue caratteristiche nutritive e salutistiche”.
Per il presidente della Cia è, dunque, estremamente positiva la recente approvazione, all’unanimità, al Senato della mozione “bipartisan” (primo firmatario il sen. De Castro e sottoscritta da cento senatori sia della maggioranza che dell’opposizione) per il riconoscimento della dieta. “Si tratta di un atto -ha commentato- di grande rilevanza per impegnare il governo italiano alla salvaguardia e valorizzazione della dieta mediterranea e a proseguire con grande determinazione le iniziative e le azioni necessarie perché venga inserita nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco”.
“Un riconoscimento del genere -ha sottolineato Politi- non significa solo dare atto alle peculiarità di un’alimentazione salubre, ma anche valorizzare la storia e la cultura di tutti quei paesi che si affacciano nel Bacino Mediterraneo, i cui popoli sono custodi di una tradizione secolare che proprio nella dieta ha le sue radici più profonde”.
“D’altra parte, tale riconoscimento rappresenta -ha aggiunto il presidente della Cia- un’ulteriore valorizzazione anche per la nostra agricoltura tipica, diversificata e di qualità, dove il 50 per cento della produzione risiede negli alimenti (cereali, vino, ortofrutta, olio d’oliva) che sono alla base della dieta mediterranea. Non solo. E’ un premio per lo stesso mondo agricolo europeo, il cui 40 per cento del valore è rappresentato da produzioni che caratterizzano questa particolare alimentazione”.
“Ora il nostro auspicio è che l’iter per la candidatura -ha concluso il presidente della Cia- possa concludersi positivamente ricevendo al più presto il riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco. In questo modo non si valorizza soltanto l’agricoltura mediterranea, ma anche quei valori culturali, storici, produttivi, alimentari, sociali che risiedono in quei luoghi che una volta erano definiti culla della civiltà”.
Nel corso dell’incontro al Sana, la Cia ha evidenziato che nel 2007 proprio i “prodotti principe” della dieta mediterranea hanno avuto un vero e proprio tracollo. I consumi di pane hanno, infatti, registrato un calo del 7,3 per cento, quelli di pasta del 4,5 per cento, di frutta del 2,8 per cento, di verdure del 3,2 per cento, di vino dell’8,4 per cento.
Una tendenza che, tranne per la pasta i cui consumi sono in ripresa (più 1,4 per cento), è proseguita anche nei primi sette mesi del 2008. A picco soprattutto frutta (meno 4 per cento), pane (meno 2,6 per cento). Difficile anche il quadro per gli ortaggi e le verdure (meno 1,5 per cento), l’olio d’oliva (meno 2,7 per cento), il vino e lo spumante (meno 1,2 per cento).
 
Così i consumi dei prodotti della “dieta mediterranea”
nei primi sette mesi 2008
(variazioni, in quantità, rispetto allo stesso periodo del 2007)

Pane -2,6%
Pasta +1,4%
Ortaggi -1,5%
Frutta -4%
Olio d’oliva -2,7 %
Vino e spumante -1,2%

Elaborazioni Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea/AC Nielsen

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