Consumi: i bambini amano sempre meno frutta e verdura. A tavola e a scuola si preferiscono alimenti grassi e di basso valore nutrizionale

A tavola e a scuola si preferiscono alimenti grassi e di basso valore nutrizionale In Italia solo tre bambini su dieci mangiano, almeno una volta al giorno, verdure e ortaggi; mentre sei su dieci consumano frutta.

26/set/2008 12.16.38 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: i bambini amano sempre meno frutta e verdura. A tavola
e a scuola si preferiscono alimenti grassi e di basso valore nutrizionale
 
In Italia solo tre bambini su dieci mangiano, almeno una volta al giorno, verdure e ortaggi; mentre sei su dieci consumano frutta. La Cia esprime apprezzamento per il voto del Parlamento europeo attraverso il quale si sollecitata una chiara ed incisiva educazione alimentare e maggiore consumo di prodotti ortofrutticoli soprattutto tra i piccoli. Bene il progetto Ue “ortofrutta gratis” nelle scuole.
 
Solo tre bambini su dieci mangiano almeno una volta al giorno verdure e ortaggi; mentre sei su dieci consumano, sempre una volta al giorno, frutta. E’ quanto emerge dall’indagine della Cia-Confederazione italiana agricoltori sulle abitudini degli italiani a tavola nei primi sette mesi del 2008 elaborata sulla base di dati raccolti dalle strutture territoriali dell’organizzazione e delle rilevazioni Istat e Ismea.
            Bambini, quindi, che alla salutare ortofrutta preferiscono altri prodotti, in particolare merendine, grassi, troppo salati o troppo zuccherati e con basso valore nutrizionale. Una tendenza -si ricava dall’indagine della Cia- che in questi ultimi anni è andata man mano crescendo. Nel 2002, infatti, tra i più piccoli (dai 3 ai 10 anni) il consumo di verdure e ortaggi (cinque su dieci) e di frutta (sette su dieci) era maggiore.
            L’abitudine di mangiare i prodotti ortofrutticoli -avverte la Cia- resta, invece, alta tra gli anziani (tra i 64 e i 75 anni), dove la percentuale arriva a superare il 91 per cento. Comunque, anche in questa fascia di età si consuma più frutta (85 per cento) e meno verdure e ortaggi (55 per cento).
Sono elementi -sottolinea la Cia- che confermano la scarsa educazione dei più piccoli verso una sana e corretta alimentazione. I dati, d’altra parte, parlano chiaro: l’obesità e il soprappeso si riscontrano in maniera evidente soprattutto fra i bambini. Non solo in Italia, ma anche in tutta Europa, dove la situazione peggiore si riscontra in Gran Bretagna (29 per cento di soprappeso tra i 5 e i 17 anni, sia nei maschi sia nelle femmine). In ogni caso, per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un ragazzo su cinque in Europa è soprappeso. Ogni anno, agli oltre 14 milioni di giovani europei in soprappeso -3 milioni dei quali obesi- si aggiungono 400 mila “nuovi” soprappeso.
In Italia oltre un terzo dei bambini tra i 6 e i 9 anni -sottolinea la Cia- risulta in soprappeso o obeso (34,1 per cento), un dato che scende al 25,4 per cento nella fascia tra i 10 e i 13 anni, e precipita con l'adolescenza (14-17 anni) al 13,9 per cento. Per i bambini e adolescenti italiani, al di sotto della maggiore età, l’obesità infantile, si attesta al 4 per cento di media, ma secondo recenti studi, nel 2025, mantenendosi questa situazione, l’obesità infantile nel nostro Paese triplicherà, arrivando al 12,2 per cento.
Va, pertanto, nella giusta direzione -rimarca la Cia- la ricetta del Parlamento europeo per favorire una corretta alimentazione (soprattutto di ortofrutta fra i bambini), in modo da contrastare il soprappeso e l’obesità nell’Unione europea. L’approvazione, a larghissima maggioranza, della relazione dell’eurodeputato di Alessandro Foglietta, evidenzia, infatti, una scelta precisa attraverso la quale s’invita la commissione di Bruxelles ad adottare una serie di misure, tra le quali etichette chiare, educazione alimentare e maggiore consumo di ortofrutta e più sport. Non solo. Secondo l’Assemblea di Strasburgo, occorre riformulare alcuni prodotti per renderli più sani e svilupparne di nuovi, limitare le pubblicità di alimenti nei programmi per bambini, eliminare le merendine dai distributori nelle scuole, migliorare i menù delle mense scolastiche e promuovere ricerca e prevenzione, anche sui rischi delle diete fai da te.
Il Parlamento sottolinea che è soprattutto a livello della scuola che occorre attivarsi perché l'attività fisica e l'alimentazione equilibrata divengano parte integrante dello stile di vita del bambino. Chiede quindi lo sviluppo di linee guida sulle politiche nutrizionali per la scuola, e sulla promozione dell'educazione alimentare e invita gli Stati membri a inserire nei programmi scolastici i benefici dell’alimentazione equilibrata e dell'esercizio fisico.
Appare quanto mai mirato l’invito -sottolinea la Cia- a monitorare e migliorare la qualità e gli standard nutrizionali dei menù delle scuole e degli asili d’infanzia, anche organizzando controlli di qualità presso i ristoratori e formulando orientamenti dietetici destinati alle mense. Sempre secondo il Parlamento europeo, occorre adattare le porzioni alle necessità e includervi frutta e verdura. E a tale proposito, viene espresso un giudizio positivo sul progetto "Frutta gratis nelle scuole" sostenuto finanziariamente dall'Unione europea, che consente di distribuire agli istituti maggiori quantitativi di frutta e verdura, incentivandone il consumo tra i più piccoli.
Un’iniziativa, dunque, finalizzata -rileva la Cia- ad incoraggiare i giovani a consumare prodotti salubri, come la frutta e la verdura, e ad abbandonare quell’alimentazione “spazzatura” che, in questi ultimi anni, ha provocato preoccupanti riflessi negativi alla salute. Serve, insomma, una dieta sana che inizi ad educare i bambini a mangiare in modo realmente corretto.
Iniziative del genere (voto del Parlamento europeo e progetto della Commissione Ue) possono contribuire a rilanciare anche i consumi di ortofrutta che sono scesi in tutta Europa, ma soprattutto nel nostro Paese. Nel 2007 -sostiene la Cia- si è, infatti, avuto un calo del 2,5 per cento nelle vendite di frutta e del 4,2 per cento in quelle di verdura e di ortaggi freschi. Segno inequivocabile della crisi della dieta mediterranea, come evidenziato anche in un recente studio della Fao.
Infine, gli europarlamentari -conclude la Cia- evidenziano che l’industria dovrebbe usare particolare cura nella pubblicità di prodotti alimentari specificamente rivolta ai bambini. Anche perché le reclame di prodotti alimentari coprano circa la metà di tutta la pubblicità televisiva trasmessa in fasce orarie di visione frequentate dai bambini. In tale contesto, chiedono limitazioni per fasce orarie e quantitative della pubblicità di alimenti di scarso valore nutrizionale che abbiano i bambini come target specifico. Ogni restrizione di questo tipo, per il Parlamento europeo, dovrebbe essere estesa alle nuove forme mediatiche quali i giochi on-line, i pop-ups e i messaggi su telefoni cellulari.
 
 
 
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