Vino: un fermo “no” all’ipotesi “de-alcolizzazione” Così si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto

Vino: un fermo "no" all'ipotesi "de-alcolizzazione" Così si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto Vino: un fermo "no" all'ipotesi "de-alcolizzazione" Così si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto La Cia sottolinea che tale tecnica rischia di provocare pesanti contraccolpi per l'intero settore vitivinicolo.

29/set/2008 12.11.52 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vino: un fermo “no” all’ipotesi “de-alcolizzazione”
Così si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto
 
La Cia sottolinea che tale tecnica rischia di provocare pesanti contraccolpi per l’intero settore vitivinicolo. Sollecitato l’impegno dell’Italia per respingere questa proposta. Vanno tutelati i produttori e salvaguardato il legame con il territorio.
 
Un’ipotesi che va respinta senza mezzi termini. In questo modo si penalizza la qualità e la tipicità del prodotto. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla proposta -sostenuta in particolare da Francia e Spagna- del vino parzialmente “de-alcolizzato”.
Alla vigilia dell’ incontro della filiera vitivinicola italiana, che si svolgerà domani al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, la Cia mette in evidenza i rischi derivanti dall’immissione in commercio di questo vino. Siamo, infatti, in presenza di una pratica di cantina, finora vietata, volta a sottrarre, con tecniche industriali, dal vino una parte dell'alcol prodotto naturalmente dalla fermentazione. Pratiche enologiche per le quali, peraltro, non sono ancora state definite specifiche tecniche dall'Organizzazione internazionale del vino (Oiv) per una corretta applicazione.
Il problema non è costituito dalla semplice sottrazione di alcol da un prodotto naturale finito come il vino, ma anche dal fatto -rileva la Cia- che l'apparecchiatura “una colonna a coni rotanti”, oltre ad allontanare l'alcol, porta con se, la possibilità di alterare il quadro aromatico e non solo del prodotto, generando un vero e proprio sottoprodotto che ci allontana dall'idea della qualità e della tipicità, del legame con il territorio.
            La Cia ribadisce che i vitivinicoltori italiani non sono contrari alle innovazioni anche in campo enologico; ma chiedono il rispetto dei valori associati al vino, prodotto principe del “made in Italy” agroalimentare. Valori che non si possono alterare con semplici manipolazioni. 
E' poi evidente -sostiene la Cia- l’opportunità di non superare alcuni limiti, altrimenti si rischia di arrivare in breve tempo ad un “vino alcol free”, sui cui imbastire messaggi di comunicazione, che potrebbero recare danni di immagine al vino come prodotto tradizionale, fatto di tecniche naturali di vinificazione e di maturazione dei mosti.
Un prodotto che, d’altra parte, trova un ampio riscontro da parte dei consumatori. Il vino -afferma la Cia- non è una bevanda frutto di un brevetto riproducibile dalla combinazione di ingredienti in modo industriale, ma è e resta il punto di arrivo di un percorso di maturazione, ricco di tradizioni, di cultura e di saperi che danno valore al territorio ed alle collettività che lo vivono.
La Cia auspica, quindi, un forte impegno dell’Italia, che insieme alla Grecia si oppone alla “de-alcolizzazione” del vino, per tutelare i produttori ed evitare che vengano introdotte tecniche che rischiano di dare un pesante colpo alla qualità di un prodotto, quello italiano, apprezzato in tutto il mondo.
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