Consumi: nonostante i rincari il latte piace sempre agli italiani, ma il vero “boom” è dello yogurt (più 4,6 per cento). Ancora in calo i formaggi

Consumi: nonostante i rincari il latte piace sempre agli italiani, ma il vero "boom" è dello yogurt (più 4,6 per cento).

03/ott/2008 13.04.54 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: nonostante i rincari il latte piace sempre agli italiani, ma il vero “boom” è dello yogurt (più 4,6 per cento). Ancora in calo i formaggi
 
La Cia sottolinea che nei primi sei mesi del 2008 il settore lattiero-caseario ha fatto registrare una crescita negli acquisti domestici dell’1,4 per cento. E anche le stime per l’intero anno parlano di un aumento dell’1,3 per cento. La situazione per i produttori resta, però, ancora difficile: il prezzo alla stalla segna ribassi e i costi sono in costante incremento.
 
I rincari al dettaglio (in media del 12 per cento) non allontanano il latte dalle tavole degli italiani. Anzi, i consumi continuano a crescere (più 3,2 per cento nel primo semestre del 2008 rispetto all’analogo periodo del 2007). Ma il vero “boom” è messo a segno dallo yogurt (più 4,6 per cento) che prosegue il trend al rialzo registrato negli ultimi anni. In discesa, invece, gli acquisti di formaggi (meno 0,2 per cento), in particolare quelli a denominazione d’origine (Dop), e di burro (meno 0,5 per cento). A darne notizia è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale, sulla base dei dati Ismea/ACNielsen, rileva una crescita per il settore lattiero-caseario dell’1,4 per cento, uno dei pochi che registra un aumento nell’agroalimentare, dove le vendite sono scese del 2,5 per cento, sempre nei primi sei mesi del 2008.
La crescita degli acquisti di latte -rileva la Cia- ha interessato in particolare il prodotto “made in Italy” e si è consolidata, soprattutto, da quando è entrato in vigore, nel 2005, il decreto interministeriale sull’obbligo di indicare sulle confezioni il luogo di provenienza o di mungitura. Il fresco ha messo a segno, nel primo semestre dell’anno, un aumento del 2,5 per cento, mentre quello a lunga conservazione (Uht) del 2,4 per cento.
Il costante aumento dei consumi di latte e suoi derivati registrato negli ultimi quattro anni -rileva la Cia- si contrappone al trend negativo che aveva caratterizzato il quinquennio che va dal 2000 al 2004, quando il volume degli acquisti domestici era diminuito ad un tasso di variazione medio annuo del meno 2,5 per cento. Una tendenza che si era confermata anche nel 2004 con un calo di quasi un punto percentuale nei confronti del 2003. E’ stato, quindi, il 2005 a ribaltare il corso negativo dei consumi. E il trend è proseguito nel biennio successivo e anche il 2008 si è confermato positivo.
Alla performance dello yogurt, che prosegue in un’arrestabile ascesa, si contrappone -sottolinea la Cia- l’andamento negativo dei formaggi, soprattutto quelli Dop i cui consumi nel primo semestre sono calati dell’1,5 per cento, e del burro a causa dei rincari registrati e che hanno spinto lo stesso Garante per i prezzi a sollecitare ribassi al dettaglio.
Comunque, anche le previsioni per l’intero 2008 -sostiene la Cia- evidenziano una crescita nei consumi per il latte e i suoi derivati (più 1,3 per cento rispetto al 2007). Nel dettaglio, le stime rilevano un aumento del 2,8 per cento per il latte (più 2,1 per cento quello fresco e più 2,1 per cento quello Uht) e del 5,1 per cento per lo yogurt; sempre in flessione formaggi (meno 0,3 per cento), specialmente quelli Dop (meno 2,3 per cento), e burro (meno 0,2 per cento).
La Cia, tuttavia, sottolinea che gli italiani, con circa 58 litri pro-capite l’anno, non sono di certo grandi consumatori di latte, almeno nel confronto con i francesi e tedeschi (65 litri) e soprattutto con gli statunitensi (86 litri). La crescita degli acquisti lascia, in ogni modo, intravedere spiragli nuovi e positivi, anche se il mercato lattiero-caseario continua a mostrare problemi e una persistente complessità. In particolare, per quanto concerne il prezzo pagato ai produttori si assiste ad una preoccupante tendenza al ribasso che, sommata all’incremento dei costi, riduce la redditività delle aziende.
 
 
 
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