Cina: rigidi controlli alle frontiere, indicazione d’origine in etichetta, “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti

Cina: rigidi controlli alle frontiere, indicazione d'origine in etichetta, "tolleranza zero" per chi sofistica ed inquina gli alimenti Cina: rigidi controlli alle frontiere, indicazione d'origine in etichetta, "tolleranza zero" per chi sofistica ed inquina gli alimenti La Cia commenta positivamente l'operazione di sequestro di latte alla melamina avvenuta a Napoli.

16/ott/2008 13.05.24 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Cina: rigidi controlli alle frontiere, indicazione d’origine in etichetta, “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti
 
La Cia commenta positivamente l’operazione di sequestro di latte alla melamina avvenuta a Napoli. Dal paese asiatico giungono troppi prodotti “pericolosi” per la salute. Un’invasione che sta causando problemi alla nostra agricoltura.
 
Controlli sempre più rigidi alle frontiere, tracciabilità, indicazione d’origine nell’etichettatura, “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti. Così si è espressa la Cia-Confederazione italiana agricoltori nel commentare, in maniera positiva, i sequestri a Napoli di prodotti cinesi tra i quali 10 quintali del famigerato latte alla melamina e per ribadire le misure prioritarie indispensabili per contrastare sia le importazioni “pericolose” che per debellare l’adulterazione e la truffa nell’alimentazione.
Un'etichetta trasparente -avverte la Cia- è fondamentale per garantire sia i consumatori che i produttori agricoli. L’indicazione di provenienza è, quindi, una misura essenziale che va estesa a tutti i prodotti agroalimentari.
Non solo. Soprattutto in un momento in cui la crisi economica ha contribuito a “tagliare” i consumi e ha favorito gli acquisti di prodotti di scarsa qualità e di dubbia provenienza, la Cia rileva la necessità di tutelare i cittadini con un’etichettatura chiara e facilmente comprensibile, dove sia indicato il paese di provenienza del prodotto.
Nel ribadire che le nostre aziende sono supercontrollate e di conseguenza garantiscono la salubrità e qualità dei prodotti, la Cia sostiene che il pericolo maggiore per l’agroalimentare italiano è proprio quello cinese. Un dato per tutti: il 75 per cento dei 255 milioni di articoli contraffatti sequestrati, nel 2006, nell'Unione europea provengono dal paese asiatico.
Le esportazioni cinesi -sottolinea la Cia- rappresentano un elemento preoccupante. In Italia, in particolare, si registra una vera e propria invasione di derivati del pomodoro (cresciuti di oltre il 130 per cento), di aglio (più del 20 per cento), di mele, di funghi e di verdure in scatola. Tutti prodotti che possono essere facilmente spacciati come “made in Italy”, proprio per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza. “Tarocchi” che penalizzano le nostre produzioni di qualità e il lavoro dei produttori agricoli.
Non solo. Ci possono essere anche rischi per la salute, visto che tantissime confezioni -come è stato denunciato dalle stesse forze preposte ai controlli e alla vigilanza e che l’operazione di sequestro avvenuta a Napoli ha confermato- mancano nell’etichetta elementi essenziali, come quello relativo alla scadenza.
 
 
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