Cina: rafforzare i controlli ed etichette “trasparenti” con l’indicazione di provenienza degli alimenti

Cina: rafforzare i controlli ed etichette "trasparenti" con l'indicazione di provenienza degli alimenti Cina: rafforzare i controlli ed etichette "trasparenti" con l'indicazione di provenienza degli alimenti Dopo che la contaminazione da melamina si è estesa anche alle uova e che la Fao ha chiesto garanzie a Pechino, la Cia ribadisce l'esigenza di una reale tracciabilità del prodotto in modo da tutelare la salute dei cittadini.

28/ott/2008 15.10.17 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Cina: rafforzare i controlli ed etichette “trasparenti”
con l’indicazione di provenienza degli alimenti
Dopo che la contaminazione da melamina si è estesa anche alle uova e che la Fao ha chiesto garanzie a Pechino, la Cia ribadisce l’esigenza di una reale tracciabilità del prodotto in modo da tutelare la salute dei cittadini.
 
Continuare e rafforzare i controlli, una reale tracciabilità degli alimenti, indicazione d’origine nell’etichettatura, “tolleranza zero” contro ogni tipo di sofisticazione e adulterazione dei cibi. La Cia-Confederazione italiana agricoltori sottolinea l’esigenza di non abbassare la guardia, ma di promuovere tutte le iniziative possibili per garantire la salute dei cittadini. E questo diventa ancora più necessario per le importazioni dalla Cina dopo che l’allarme contaminazione da melamina si è esteso anche alle uova e che la Fao ha chiesto alle autorità di Pechino di accertarsi se la melamina non sia entrata nella stessa catena nutritiva degli animali.
Specialmente in una fase in cui la crisi economica ha contribuito a “tagliare” i consumi e ha favorito gli acquisti di prodotti di scarsa qualità e di dubbia provenienza, la Cia rileva l’impellente necessità di tutelare i consumatori con un’etichettatura chiara e facilmente comprensibile, dove sia indicato il paese di provenienza del prodotto. Un’indicazione che deve per questo essere estesa a tutti gli alimenti senza alcuna distinzione di sorta.
D’altra parte, il pericolo maggiore per l’agroalimentare italiano è proprio quello cinese. Un dato per tutti: il 75 per cento dei 255 milioni di articoli contraffatti sequestrati, nel 2006, nell'Unione europea provengono, infatti, dal paese asiatico.
Le esportazioni cinesi -sottolinea la Cia- rappresentano un elemento preoccupante. In Italia, in particolare, si registra una vera e propria invasione di derivati del pomodoro (cresciuti di oltre il 130 per cento), di aglio (più del 20 per cento), di mele, di funghi e di verdure in scatola. Tutti prodotti che possono essere facilmente spacciati come “made in Italy”, proprio per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Non solo. Possono esserci anche rischi per la salute, visto che tantissime confezioni -come è stato confermato dalle recenti operazioni di sequestro operate in varie parti del nostro Paese- mancano nell’etichetta elementi essenziali, come quello relativo alla scadenza.
 
 
 
 
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