Lenta, poco produttiva e sempre più ridotta . La spesa pubblica in agricoltura frena le imprese e accresce la burocrazia

Un disimpegno -è stato rilevato nel corso del convengo della Cia- al quale si aggiunge una burocrazia obsoleta che ritarda notevolmente gli interventi a sostegno degli agricoltori.

04/nov/2008 14.50.13 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Lenta, poco produttiva e sempre più ridotta. La spesa pubblica
in agricoltura frena le imprese e accresce la burocrazia
                                                      
La Cia analizza in un convegno a Bruxelles il tema relativo agli interventi pubblici nel settore primario. In otto anni i sostegni sono scesi del 14 per cento e il valore aggiunto agricolo è calato del 20 per cento. Senza finanziamenti mirati (investimenti, ricerca, innovazione) si allontanano sviluppo e competitività. Il presidente Politi: serve più attenzione verso gli imprenditori agricoli.
 
Lenta, carica di burocrazia, poco produttiva e progressivamente ridotta. La spesa pubblica in agricoltura -tra interventi dell’Unione europea, dello Stato e delle Regioni- incide sempre di meno sul settore e non riesce a dare alle imprese la necessaria spinta all’innovazione e alla competitività. Sta di fatto che negli ultimi otto anni i sostegni complessivi sono diminuiti, in termini reali del 14 per cento. E questo ha influito negativamente sul valore aggiunto agricolo che ha perso il 20 per cento. Non solo. I redditi dei nostri agricoltori sono scesi di oltre il 18 per cento. Sono questi alcuni degli elementi emersi oggi a Bruxelles durante il convengo organizzato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, presso la sede del Comitato economico e sociale europeo, sul tema “La spesa regionale e lo sviluppo dell’agricoltura”. Incontro, aperto dal presidente Giuseppe Politi, che ha visto interventi di rappresentanti comunitari  e regionali, di esponenti del mondo accademico e scientifico.
“Negli ultimi anni -ha ricordato Politi- c’è stato un progressivo disimpegno del settore pubblico nei confronti dell’agricoltura. E’ un andamento che desta preoccupazione perché si combina con una tendenziale riduzione del valore aggiunto agricolo e con un calo costante dei redditi dei produttori, che continuano a fare i conti con una crescita elevata dei costi produttivi e degli oneri sociale e con una diminuzione dei prezzi praticati sui campi”.
“Siamo in presenza -ha rilevato il presidente della Cia- di una situazione che fa suonare il campanello d’allarme. Basti pensare che la riduzione dei trasferimenti dell’Ue al nostro Paese, dopo la riforma di Agenda 2000 e l’allargamento ai nuovi Paesi dell’Est europeo, non è stata compensata da un maggiore impegno delle Regioni che, anzi, hanno ridotto la loro spesa del 12 per cento”.
Un disimpegno -è stato rilevato nel corso del convengo della Cia- al quale si aggiunge una burocrazia obsoleta che ritarda notevolmente gli interventi a sostegno degli agricoltori. Basti rilevare che, per la liquidazione della domanda unica possono passare tra gli otto e gli undici mesi (e il carico di adempimenti è considerevole), mentre per quanto riguarda il collaudo e il relativo saldo per i progetti connessi al Piano di sviluppo rurale si può superare anche ad un anno prima di ottenere i finanziamenti. E questo si traduce in costi pesanti per le imprese sia in termini economici che di rapporti con la pubblica amministrazione, sia essa europea, statale che regionale.
Negli anni più recenti, a causa della combinazione tra minore ricchezza prodotta e rigidità del sistema fiscale in agricoltura, caratterizzato da numerosi tributi calcolati su base forfetaria, l’agricoltura ha ridotto -è stato sottolineato dalla Cia- a sei punti il vantaggio rispetto agli altri settori in termini di prelievo. Questa situazione rischia di essere aggravata, nei prossimi anni, se non sarà recuperata nella legge finanziaria, la riduzione dei contributi previdenziali a carico delle aziende nelle aree svantaggiate.
Durante il convegno di Bruxelles è stato denunciato che pesano ancora troppo poco, nel complesso della spesa pubblica, gli interventi a favore degli investimenti aziendali, della ricerca e, in genere, dell’innovazione. Prevalente è la spesa sottoforma di aiuti al reddito, pagamenti agroambientali. Anche i Piani di sviluppo rurale mostrano questi limiti. Un dato che evidenzia sia una certa tendenza delle Regioni ad indirizzare la spesa verso iniziative meno complesse da gestire, sia le difficoltà di accesso al credito aggravate nell’attuale situazione di crisi (il sostegno agli investimenti nello sviluppo rurale prevede, infatti, la partecipazione finanziaria dell’agricoltore).
“La diminuzione dell’intervento delle Regioni -ha detto ancora Politi- mostra una difficoltà dell’agricoltura di trovare spazio adeguato nei bilanci regionali, a fronte della pressione, sulle risorse disponibili, di altri settori socialmente più forti ed a spesa più rigida (sanità, trasporti). Questa è una delle conseguenze del federalismo fiscale, con la progressiva cessazione di buona parte dei trasferimenti di risorse vincolate all’agricoltura dallo Stato alle Regioni. Metà della spesa delle Regioni deriva da risorse proprie; esse destinano all’agricoltura solo il 2 per cento dei propri bilanci. Questa situazione rischia di essere aggravata vista la tendenza a scaricare sui bilanci delle Regioni spese non più previste nel bilancio dello Stato. E’ il caso del finanziamento per il Piano nazionale assicurativo (240 milioni) depennato dalla finanziaria”.
Su un piano più generale, per i prossimi anni, l’ammontare del sostegno all’agricoltura sarà condizionato -è stato rilevato durante i lavori del convegno Cia- dalle manovre finanziarie e di riduzione del deficit a livello nazionale e, soprattutto, dal nuovo accordo sul bilancio dell’Ue. Molti Paesi sostengono l’idea della riduzione della dimensione del bilancio europeo dopo il 2013 e della nazionalizzazione della spesa Pac. Per questo motivo assume particolare importanza la riflessione su quale Pac si vuole dopo il 2013 e, soprattutto, quali priorità e quale progetto di agricoltura per i prossimi anni. E’ il tema che dovrebbe essere al centro della Conferenza sull’agricoltura che va, quindi, svolta in tempi rapidi.
 
 
 
 
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