Cereali: semine a costi vertiginosi e prezzi sui campi in picchiata. Patto di filiera per riequilibrare il settore e contrastare i rincari al consumo

10/nov/2008 13.22.10 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Cereali: semine a costi vertiginosi e prezzi sui campi in picchiata. Patto di filiera per riequilibrare il settore e contrastare i rincari al consumo
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi lancia una proposta a tutte le componenti, dagli agricoltori agli industriali, ai commercianti, per un accordo che permetta di rilanciare la produzione e la qualità “made in Italy”. Attraverso l’intesa si possono evitare aumenti come quelli che ha subito la pasta al consumo, nonostante il calo registrato dal grano duro. Invito al ministro Zaia per aprire subito un Tavolo di confronto.
 
Un “patto di filiera” per i cereali. Questa la proposta lanciata oggi dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una fase veramente difficile per gli agricoltori che, proprio nel momento delle semine, fanno i conti con un vertiginoso aumento dei costi produttivi (soprattutto concimi e prodotti petroliferi) e degli oneri sociali e con un crollo dei prezzi sui campi (quello del grano duro, in particolare, si è praticamente dimezzato rispetto ad inizio anno). Obiettivi prioritari: dare maggiori certezze ai produttori, rilanciare la produzione, migliorare la qualità, fornire valide garanzie ai consumatori che in questi ultimi tempi hanno dovuto fronteggiare rincari pesanti, come per la pasta e il pane.
Per questa ragione Politi evidenzia l’esigenza di un valido progetto che coinvolga tutti i soggetti, dagli agricoltori agli industriali, ai commercianti. Occorre superare gli squilibri e le difficoltà che stanno caratterizzando lo scenario del grano duro e tenero. Ormai i prezzi non coprono i pesanti costi sostenuti dagli agricoltori. Una situazione dalla quale si deve uscire al più presto per non compromettere la produzione “made in Italy”.
Da qui l’invito del presidente della Cia al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia di convocare al più presto un Tavolo con tutte le componenti della filiera cerealicola, in modo da aprire un costruttivo confronto che permetta di imprimere una svolta positiva e assicurare al settore nuove prospettive. “Serve -avverte Politi- un moderno progetto. C'è la necessità di un innovativo accordo di filiera proprio per dare nuove certezze e impedire che vi siano squilibri che alla fine danneggiano i produttori e gli stessi consumatori”. Il discorso relativo alla pasta è emblematico.
In venti anni, d’altra parte, le superfici destinate a grano duro in Italia -rimarca la Cia- si sono ridotte di circa 200 mila ettari, anche se quest’anno si è avuto un aumento consistente. La dipendenza dall’estero continua, però, a restare. Per di più è stato importato grano da paesi extracomunitari nel pieno della campagna di commercializzazione che ha causato una flessione notevole dei prezzi. 
I nostri produttori, inoltre, fanno i conti con una crescita considerevole dei costi aziendali. I dati parlano da soli. I concimi, in particolare, hanno fatto registrare, a settembre scorso, un aumento del 62,5 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007; i prodotti energetici sono cresciuti del 12,1 per cento; mentre le sementi hanno avuto un incremento superiore al 10 per cento.
A questi incrementi si accompagna -sostiene la Cia- una caduta verticale dei prezzi dei cereali che, sempre a settembre, hanno registrato un calo del 33,4 per cento rispetto alle quotazioni dell’ottobre 2007, quando ancora non si erano avute le impennate d’inizio anno. Se si considerano queste, il prezzo si è ridotto di oltre il 50 per cento. Oggi un quintale di grano duro non raggiunge i 22 euro. Un valore addirittura inferiore a quello di vent’anni fa, con l’aggravante che i costi produttivi in meno di tre anni si sono triplicati. Calo che, tuttavia, non si è riscontrato sul prezzo al dettaglio della pasta, che in quest’ultimi mesi è continuata a crescere in maniera considerevole e ingiustificata, provocando non pochi problemi ai consumatori.
“Tutto ciò -conclude Politi- impone l’esigenza di uno sviluppo di questo importante settore. E’ necessaria una rinnovata politica per la cerealicoltura italiana. Una politica che deve passare necessariamente attraverso un valido ‘patto di filiera’, proprio per superare le attuali difficoltà, incrementare la produzione e favorirne la crescita qualitativa”.
 
 
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