Sarà un Natale “magro” per le tavole degli italiani. Calano i consumi alimentari. Niente spese folli. Si acquisterà all’insegna dell’oculatezza e della tradizione

Si acquisterà all'insegna dell'oculatezza e della tradizione Secondo le stime della Cia, si registrerà una flessione, in quantità, tra il 3,5 e il 5 per cento.

14/nov/2008 11.17.17 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Sarà un Natale “magro” per le tavole degli italiani. Calano
i consumi alimentari. Niente spese folli. Si acquisterà
all’insegna dell’oculatezza e della tradizione
 
 
Secondo le stime della Cia, si registrerà una flessione, in quantità, tra il 3,5 e il 5 per cento. La crisi economica e i rincari dei prezzi faranno sentire i loro effetti sulla spesa delle famiglie. Per le prossime festività si spenderanno oltre 6 miliardi di euro. Previste diminuzioni per frutta, ortaggi, carni, formaggi e dolci. Meglio i vini e gli spumanti. Salmone, ostriche, caviale e frutta esotica con il contagocce. In crescita gli acquisti negli hard-discount. Bene anche i mercati degli agricoltori.
 
 
 
Il prossimo sarà sicuramente un Natale più “povero” per le tavole degli italiani. La pesante crisi economica farà sentire i suoi effetti sui consumi alimentari che, nelle feste di fine d’anno, dovrebbero scendere, in quantità, tra il 3,5 e il 5 per cento rispetto al 2007. E’ quanto emerge da un’indagine compiuta dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori su un campione rappresentativo delle famiglie sul territorio nazionale e sulla base dell’andamento della compravendita nei vari passaggi della filiera agroalimentare e ai dati relativi al commercio estero.
Quest’anno non ci saranno, quindi, acquisti folli e voluttuari. Salmone, ostriche, caviale e frutta esotica con il contagocce. Soltanto la tradizione sarà, però, rispettata. Per festeggiare le prossime festività di fine d’anno gli italiani spenderanno poco più di 6 miliardi di euro.
Dall’indagine si ricava che -sottolinea la Cia- gli italiani, sempre più attenti ai conti, proprio causa di una difficile situazione economica e, in particolare, per i prezzi in crescita (compresi quelli per i prodotti di prima necessità, come pane, pasta, latte), tireranno la cinta. A Natale e Capodanno, comunque, si consumerà nella tradizione e soprattutto “made in Italy”, ovviamente con grande oculatezza nella spesa. Pochi, quindi, i cibi di “fascia alta”. Un’austerity a tavola che, tuttavia, si sta riscontrando già dal 2007, quando sempre per le feste natalizie si spese di meno rispetto al 2006.
Ma vediamo nel dettaglio le previsioni per i singoli prodotti. Tra le carni e gli insaccati, i cui acquisti dovrebbero avere una flessione dell’1,8 per cento, troviamo nella graduatorie delle preferenze -rileva la Cia- polli e tacchini, cotechini e zamponi, che anche quest’anno, come è già avvenuto nel 2007, toglieranno spazio ad ostriche, caviale e salmone (prodotti che dovrebbero registrare un calo nei consumi tra il 25 e il 30 per cento). In particolare, per la carne bovina e quella di maiale s’annunciano, rispettivamente cali, dello 1,5 per cento e del 2,3 per cento. In crescita, invece, il pollame (più 3,6 per cento).
Anche per i formaggi -annuncia la Cia- si prevede un Natale “freddo” sotto il profilo dei consumi. Gli acquisiti dovrebbero restare (meno 0,7 per cento) praticamente sui livelli dello scorso anno, quando registrarono una flessione del 3,2 per cento.
Un andamento controverso per pane e pasta. Per il primo -rimarca la Cia- si prospetta una flessione dell’1,3 per cento, mentre per la seconda si dovrebbe avere una leggera crescita (più 0,5 per cento). Andamenti che confermano le tendenze registrate negli ultimi mesi.
Oltre ai tradizionali dolci delle feste di fine anno (panettoni, torroni, pandori), i cui acquisti dovrebbero registrare una contenuta flessione tra il 2 e il 3 per cento rispetto a quelli effettuati nello scorso anno, spazio nei menù natalizi lo troveranno molti prodotti tipici delle nostre terre, anche quelli fatti in casa. Complessivamente, però, si dovrebbe avere un calo del 2,5 per cento.
Comunque, particolare attenzione ci sarà per i tantissimi prodotti legati al territorio, che costituiscono un grande patrimonio per il nostro Paese. Non solo Dop, Igp, Doc e Igt, ma anche quelli che hanno tradizioni profonde. C’è, infatti, sempre una ricerca, da parte degli italiani, di prodotti di “nicchia”, frutto della paziente e secolare opera dei nostri agricoltori. Prodotti -annota la Cia- che possono essere acquistati nei tantissimi mercatini che verranno allestiti dagli agricoltori nei prossimi giorni, in particolare nelle zone rurali. Con la vendita diretta, i prezzi risultano decisamente più bassi rispetto ai centri commerciali e ai negozi delle città. Acquistando in questi mercatini si può anche risparmiare tra il 10 e il 15 per cento.
Un’altra nota stonata -afferma la Cia- è rappresentata dalla frutta e dalla verdura che dovrebbero registrare anche quest’anno un calo negli acquisti di circa il 4,5 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007. Questo, purtroppo, conferma il trend al ribasso consolidatosi lungo l’anno. Causa principale i rincari, troppe volte ingiustificati, registrati al dettaglio, mentre sui campi l’andamento è completamente inverso con una flessione dei listini praticati dai produttori agricoli tra il 3,5 e il 5 per cento.
Nel settore ortofrutticolo alcune particolari produzioni dovrebbero risultare in flessione. Si tratta -rileva la Cia- della frutta secca (noci, nocciole e mandorle) che dovrebbe segnare una diminuzione nelle vendite dell’ 1,5 per cento e dei legumi (lenticchie e fagioli), che dovrebbero mettere a segno un calo del 2 per cento.
In picchiata anche i consumi di frutta esotica (tanto ricercata negli anni passati): ananas, avocado, banana, mango. Prodotti che dovrebbero avere una diminuzione superiore al 20 per cento. Una buona performance dovrebbe, al contrario, essere registrata dai vini, soprattutto i rossi, e dagli spumanti, con aumenti, rispettivamente, dell’1,5 e del 2 per cento.
Anche per i riflessi negativi della difficile congiuntura e soprattutto a causa degli eccessivi rincari, aumenterà per le prossime festività, secondo la ricerca Cia, la percentuale di famiglie che acquisterà prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (dal 9,7 del 2007 al 10,2 per cento). Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si avrà la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 57,2 per cento. A seguire il negozio tradizionale (21 per cento), dai mercatini locali (10 per cento) e da internet (1,6 per cento).

Così gli italiani spenderanno per imbandire le tavole per le feste di fine d’anno

Frutta fresca e secca, ortaggi, legumi, patate
980 milioni euro
Vino e spumante1.060 milioni euro
Olio d’oliva e altri condimenti240 milioni euro
Formaggi, insaccati, salumi (compresi tipici, Dop e Igp), uova1.190 milioni euro
Carni (bovine, ovine, suine, avicole), pesce1.330 milioni euro
Pane, pasta, riso 520 milioni euro
Dolci (compresi quelli tradizionali) 590 milioni euro
Altri120 milioni euro
Totale6.030 milioni euro


Stime Cia-Confederazione italiana agricoltori


Così i consumi delle famiglie a Natale

Carni e insaccati
-1,8%
Formaggi-0,7%
Dolci-2,5%
Frutta e verdura -4,5%
Frutta esotica-22%
Vini +1,5%
Spumanti+2%
Pane-1,3 %
Pasta+0,5%

Stime Cia-Confederazione italiana agricoltori


 
 
 
 
 
 
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