Gli imprenditori cristiani prendono posizione sulla crisi finanziaria

Gli imprenditori cristiani prendono posizione sulla crisi finanziaria MOZIONE Consiglio Direttivo dell'UCID - Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti Roma 25-26 novembre 2008 Gli sconvolgimenti che stanno colpendo l'economia mondiale hanno chiaro riferimento alla dissennata gestione della dinamica finanziaria che un ristretto circuito, specie americano, di operatori del settore - spinti da inconsulto desiderio di onnipotenza e da un esasperato tornaconto individuale - ha sottratto alla logica naturale di strumento dell'economia reale per farla diventare un fine assoluto, con l'eccesso del debito, con la autoreferenzialità del rischio, con il mito dell'innovazione finanziaria, con la massimizzazione del profitto a breve termine.

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27/nov/2008 10.13.08 UCID - Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti Contatta l'autore

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MOZIONE Consiglio Direttivo dell’UCID – Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti

Roma 25-26 novembre 2008

 

 

Gli sconvolgimenti che stanno colpendo l’economia mondiale hanno chiaro riferimento alla dissennata gestione della dinamica finanziaria che un ristretto circuito, specie americano, di operatori del settore - spinti da inconsulto desiderio di onnipotenza e da un esasperato tornaconto individuale - ha sottratto alla logica naturale di strumento dell’economia reale per farla diventare un fine assoluto, con l’eccesso del debito, con la autoreferenzialità del rischio, con il mito dell’innovazione finanziaria,  con la massimizzazione del profitto a breve termine. Il tutto nell’ambito di una deregolazione estremizzata.

Un uragano di gravità inaudita, che sta determinando seri contraccolpi sulla capacità e credibilità delle banche centrali e degli organismi monetari internazionali nel governare la crisi,  e che genera angosce e panico, nuove categorie di bisogni  “usate” per catturare il consenso e legittimare il potere delle istituzioni.

Sulle conseguenti gravi difficoltà dell’economia italiana sono state dette e scritte centinaia di migliaia di parole; riteniamo che l’UCID non possa restare in silenzio.

Gli imprenditori, i dirigenti ed i professionisti cristiani considerano infatti necessario ribadire che essi hanno sempre creduto e credono

 

-          al primato dell’economia reale, contro tutte le enfatizzazioni del peso delle attività finanziarie;

-          al primato dell’impresa (per noi  the firm is not a commodity ,  l’impresa non è una merce ma comunità) come luogo di continua concreta innovazione tecnologica e produttiva, contro ogni illusione che il valore si formi sulla carta;

-          al primato dell’imprenditorialità personale come momento di crescita e di mobilità sociale, contro il rattrappimento nell’esistente, nelle paure, negli adattamenti passivi alla crisi;

-          al primato della società aperta e del mercato responsabile, contro le tentazioni a chiudersi in protezione e protezionismi garantiti dall’affidavit politico.

 

Si tratta di quattro opzioni che vengono dalla storia dell’UCID ma anche dalla storia del modello italiano.  Abbiamo visto crescere su di esse il nostro paese e ci sembra che vadano ora riconfermate con forza.  Ci preoccupano infatti le tentazioni a tornare indietro, negando la necessaria autonomia della dinamica del mercato, dell’imprendiorialità, della mobilità sociale.

 

Vediamo troppo propensione alla “rincorsa” a mettere in atto interventi di puro fronteggiamento della fenomenologia di crisi (un po’ di cassa integrazione, un po’ di family help, un po’ di sostegno alle imprese, etc..) e vediamo troppa propensione ad un pragmatismo del quotidiano che riduce di molto la capacità di trovarsi uniti nel perseguire obiettivi ed evoluzione di lungo periodo.  Riteniamo che  con le rincorse affannate ed  con il pragmatismo del quotidiano non usciremo dalla crisi e non ridaremo alla collettività quel bene così prezioso ed oggi  indispensabile che è la fiducia.

 

Perché l’Italia riconquisti la fiducia del suo sviluppo dobbiamo tutti insieme “fare nuova offerta”. Alla politica chiediamo di fare offerta di una linea strategica di trasformazione della società e dell’economia (con focus su investimenti infrastrutturali di ammodernamento del paese piuttosto che su consumi; con un sistema di welfare society basato sulla promozione delle capacità di vita piuttosto di un welfare state bloccato sul criterio risarcitorio delle condizioni di vita, etc...etc.). 

Al mondo delle imprese chiediamo di fare offerta di nuovi prodotti, nuovi servizi, nuove opportunità di utilizzo individuale e di copertura dei bisogni collettivi.

 

Noi imprenditori, dirigenti e professionisti dell’UCID prendiamo comunque impegno di sollecitare queste due esigenze di nuova offerta e di applicarle in modo assolutamente determinato nelle nostre attività.  Dalla crisi si esce con una rigenerazione di fondo per costruire il Bene Comune.  La rimozione dei valori etici dalle formule dell’efficienza ha creato meccanismi finanziari senza controllo che stanno producendo danni enormi.  Servono coscienza e responsabilità personale perché nella ricerca dell’efficienza – necessaria nella competizione mondiale – non ci si limiti solo ai primi secondo una  concezione darwiniana del  mercato, ma si abbia contestualmente cura e sollecitudine nel ridurre le disuguaglianze.  Sarà questa la nostra testimonianza, é questo il nostro contributo.

 

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