Natale: l’albero non rincara e gli italianirinnovano la tradizione Quelli “veri” battono gli “artificiali” : se ne venderanno 7,5 milioni

28/nov/2008 10.52.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Natale: l’albero non rincara e gli italiani rinnovano la tradizione
Quelli “veri” battono gli “artificiali”: se ne venderanno 7,5 milioni
 
La Cia sottolinea che i prezzi sono rimasti fermi rispetto al 2007, quando si era avuta una crescita del 30 per cento. La spesa per l’acquisto degli alberi “naturali” si avvicina ai 150 milioni di euro. Saranno, comunque, 12,5 milioni le famiglie che orneranno l’albero per le prossime feste.
 
La crisi economica risparmia l’albero di Natale. I prezzi di quelli “veri” non subiranno impennate e così gli italiani non rinunceranno alla tradizione. La scelta è, comunque, orientata per quelli “naturali” che ricordano meglio il clima delle feste e superano abbondantemente quelli “artificiali” (le cui vendite negli ultimi anni sono andate calando).
Nella prossima settimana, che coincide con l’inizio del “ponte” della festa dell’Immacolata dell’8 dicembre (giorno in cui per consuetudine moltissime famiglie si dedicano agli addobbi natalizi nelle proprie case), di “veri” se ne compreranno più di 7,5 milioni di esemplari, pari ad una spesa complessiva che si avvicina ai 150 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno poco meno di 5 milioni di quelli “artificiali”, molti dei quali già acquistati negli anni precedenti e messi giù dalle soffitte per essere addobbati. A sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale rileva che gli alberi di produzione nazionale in vendita sono oltre il 60 per cento del totale, mentre gli altri provengono dai Paesi del Nord Europa, in particolare dalla Danimarca.
Nel 2007 i prezzi erano aumentati, anche del 30 per cento, per via del cambio di coltivazioni in molte parti d’Europa, dove si era preferito tagliare gli alberi per piantare biodiesel. E proprio in Danimarca, maggiore produttrice ed esportatrice europea di questi particolari alberi, si era avuto un aumento generalizzato dei prezzi a causa di una minore produzione. Elemento -avverte la Cia- che era stato comune anche ad altri Paesi, come Germania, Francia e Austria.
Saranno, quindi, 12,5 milioni le famiglie che rispetteranno, per il prossimo Natale, la tradizione dell’albero. I prezzi per quelli “naturali” di dimensioni normali variano dai 20 ai 50 euro. Ovviamente, il costo cresce se si è in presenza di un albero che supera i due metri di altezza. Per gli altri, quelli “finti”, si va da un minimo di 10 ad un massimo di 200-250 euro. Quotazioni superiori si hanno per gli alberi di grandi dimensioni e prodotti con materiali particolari, i cui prezzi possono superare anche i 500-600 euro. E questi vengono principalmente dalla Cina che copre per l’80 per cento il mercato nazionale in questi giorni.
La Cia rileva che gli abeti prodotti in Italia e destinati all’addobbo natalizio vengono, per la maggior parte, dai vivai (circa l’85 per cento), mentre il restante 15 per cento (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale. Questi vengono coltivati in terreni particolari, difficili e collinari proprio per tutelare l’assetto idrogeologico, evitando così frane e smottanti. Il ricambio è, infatti, continuo. La coltivazione dell'albero di Natale è concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia), in Veneto e in Friuli.
Ornare un albero nella ricorrenza del Natale ha origini lontane. E’ una tradizione che -conclude la Cia- troviamo in Germania già nel VII secolo. In Italia questa pratica, che nell’Ottocento era molto sviluppata sia negli Stati Uniti che nei Paesi dell’Europa del Nord, si cominciò a diffondere solo all’inizio del Novecento, ma ebbe la sua massima espansione soltanto a partire dagli anni Cinquanta.
 
 
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