In dieci anni “perse” 500 mila aziende agricole e “sottratti” all’agricoltura 600 mila ettari. Costi triplicati e redditi in picchiata

E' quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Istat sulla struttura e le produzioni delle aziende agricole in Italia.

04/dic/2008 15.48.59 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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In dieci anni “perse” 500 mila aziende agricole e “sottratti” all’agricoltura 600 mila ettari. Costi triplicati e redditi in picchiata
 
La Cia, sulla base dei dati Istat, denuncia una situazione sempre più difficile per il settore. Indispensabile una nuova politica agraria. Subito la Conferenza nazionale.
 
In poco meno di dieci anni (dal 1999 ad oggi) sono “scomparse” circa 500 mila imprese agricole (solo quest’anno hanno “chiuso” più di 20 mila) e la superficie “sottratta” all’agricoltura è stata di oltre 600 mila ettari. I costi degli oneri sociali si sono praticamente triplicati e i redditi hanno imboccato, specialmente, nell’ultimo quinquennio, una preoccupante china. E’ quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati Istat sulla struttura e le produzioni delle aziende agricole in Italia.
Una tendenza negativa -afferma la Cia- che si è riscontrata soprattutto negli ultimi anni che hanno visto crescere le difficoltà per gli imprenditori i quali hanno dovuto far i conti con costi in vertiginosa crescita e prezzi sui campi in netta picchiata.
Negli ultimi dieci anni i nostri produttori hanno registrato un costante e deciso aumento dei prezzi dei mezzi di produzione (concimi. mangimi, sementi, antiparassitari, gasolio). Si è passati da un più 2,5 ad un più 10,6 per cento. Costi che oggi incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento per cento. Solo nello scorso mese di ottobre l’incremento è stato di circa il 9 per cento rispetto all’analogo periodo del 2007. I rincari hanno coinvolto tutti i fattori della produzione agricola. Si hanno aumenti stellari per i concimi, con un più 62,5 per cento, per il gasolio (più 12 per cento), per l’energia elettrica (più 17,6 per cento), per le sementi (più 3 per cento), per gli antiparassitari (più 3,2 per cento).
Non solo. A questi aumenti, che negli ultimi anni hanno frenato l’attività imprenditoriale con un crescendo impressionate, si sono aggiunti -nota la Cia- anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 25,7 per cento) e quelli di carattere burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.
Dal 1999 -rileva la Cia- è stato, inoltre, un crollo verticale anche per i redditi italiani. Le stime di quest’anno prevedono una flessione tra l’1,5 e il 2,2 per cento, che fa seguito al meno 10,4 per cento del 2005, al meno 3,4 per cento del 2006 e al meno 2 per cento del 2007. Mentre nel complesso Ue si dovrebbe registrare, quest’anno, un aumento tra il 12 e il 15 per cento per cento. I nostri imprenditori, in dieci anni, hanno visto scendere i loro redditi con una media superiore al 2 per cento annuo. Dal 2004 la situazione è precipitata in maniera drammatica, determinando il calo più marcato tra i paesi europei.
Ben diverso -sottolinea la Cia- l’andamento reddituale agricolo in Germania, dove negli ultimi dieci anni si è avuto un incremento di circa il 30 per cento. Cifra raggiunta anche nel Regno Unito. Meno accentuata la crescita in Francia (più 4,6 per cento) e in Spagna (più 5,2 per cento).
            L’agricoltura italiana sta, insomma, attraversando uno dei più difficili momenti della sua più recente storia. Le imprese agricole -avverte la Cia- manifestano difficoltà ad agire in un mercato sempre più ampio e concorrenziale. Da un lato, molte aziende entrano nell’area della marginalità, che prelude all’abbandono, dall’altro emerge un nucleo forte di imprese professionali orientate al mercato ed all’innovazione produttiva ed organizzativa.
Davanti alla continua crescita dei costi, divenuti veramente onerosi, e alle difficoltà di ordine economico, al momento, non ci sono alternative. L’agricoltura -sostiene la Cia- è destinata a registrare nuove pesanti contrazioni. D’altra parte, sia le stime sull’annata agraria 2008 e il dato del valore aggiunto agricolo nel terzo trimestre dell’anno, parlano chiaro. Dicono che il rischio recessione non è affatto remoto e che per gli agricoltori si prospetta un futuro alquanto incerto, con prospettive veramente preoccupanti.
Ecco perché la Cia si è mobilitata in tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è quello di richiamare l’attenzione sulle pressanti questioni agricole e di individuare un progetto nuovo che, finalmente, conduca il settore sul sentiero dello sviluppo e della competitività.
Si pone, quindi, la necessità -sostiene la Cia- di una nuova politica agraria, comunitaria e nazionale. Un progetto per lo sviluppo dell’agricoltura, per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole, per promuovere e difendere il “made in Italy” alimentare. Ecco il compito della Conferenza nazionale sull’agricoltura e lo sviluppo rurale. Per tale ragione la Cia chiede al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia di essere coerente e di mantenere l’impegno di avviare i lavori preparatori della Conferenza. Appuntamento che rappresenta la sede ideale dalla quale far derivare un progetto condiviso, nei confronti del quale le istituzioni e le rappresentanze sociali possano assumere le proprie responsabilità, impegnandosi a realizzarlo.


Aumento dei costi produttivi
dal 1999 al 2008
per le aziende agricole

1999+ 2,5%
2000+ 3,5%
2001+ 4,8%
2002+ 3,6%
2003+ 2,8%
2004+ 5,1%
2005+ 4,6%
2006+ 5,2%
2007+ 6,1%
2008
(stime)+10,6%
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