Nel 2008 i prezzi sui campi ancora in caduta libera (-7,2%), ma la filiera continua a “gonfiare” (anche se meno rispetto al 2007) i listini finali

Nel 2008 i prezzi sui campi ancora in caduta libera (-7,2%), ma la filiera continua a "gonfiare" (anche se meno rispetto al 2007) i listini finali Nel 2008 i prezzi sui campi ancora in caduta libera (-7,2%), ma la filiera continua a "gonfiare" (anche se meno rispetto al 2007) i listini finali Nonostante un rallentamento nello scorso anno, la Cia evidenzia che resta accentuato lo squilibrio tra le quotazioni all'origine e quelle al dettaglio.

14/gen/2009 13.58.06 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Nel 2008 i prezzi sui campi ancora in caduta libera (-7,2%), ma la filiera continua a “gonfiare” (anche se meno rispetto al 2007) i listini finali
 
Nonostante un rallentamento nello scorso anno, la Cia evidenzia che resta accentuato lo squilibrio tra le quotazioni all’origine e quelle al dettaglio. Appare sempre ingiustificato il rincaro della pasta (più 28,2 per cento) con il prezzo del grano duro crollato del 50 per cento.
 
La “forbice” tra i prezzi praticati sui campi e quelli al consumo resta sempre molto ampia, anche se meno accentuata nel 2008 rispetto al 2007. Le quotazioni alla produzione sono, infatti, diminuite, in media del 7,2 per cento, mentre i listini finali degli alimentari hanno fatto registrare una crescita del 4,3 per cento. E’ quanto evidenziato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nel corso della conferenza stampa che si è tenuta oggi.
Il lungo percorso (cinque-sei passaggi) della filiera agroalimentare genera inefficienze e, purtroppo, anche comportamenti speculativi. I prezzi al dettaglio si “gonfiano” in maniera, spesso, abnorme. Così l’agricoltore a mala pena riesce a coprire i gravi costi di produzione e i pesanti oneri sociali, mentre il consumatore -segnala la Cia- continua ad essere alle prese con listini che sempre più incidono sulla spesa e sulle abitudini alimentari.
Sul prezzo finale di un prodotto ortofrutticolo fresco -avverte la Cia- la percentuale relativa all’agricoltore è minima, variando dal 9 al 30 per cento, mentre incidono in modo rilevante le altre componenti della filiera, con i conseguenti costi di trasporto, logistici, degli imballaggi e i ricavi dei vari operatori.
Dal campo alla tavola i prezzi possono crescere, nel caso dell’ortofrutta, anche di venti volte. Ma ci sono settori, come quello dei cereali, dove abbiamo assistito a rincari che appaiono del tutto ingiustificati. Un esempio su tutti: la pasta. I prezzi al consumo, in un anno, sono cresciuti del 28,2 per cento, mentre il grano duro ha avuto sui mercati una flessione delle quotazioni che si avvicina al 50 per cento.
Nello scorso anno, comunque, la “corsa” dei prezzi alimentari al dettaglio, anche a causa di una riduzione dei consumi, è rallentata rispetto al 2007. E ciò risulta anche dalla meno accentuata “fornice” campo-tavola. Questo, però, non significa che il problema sia risolto. Tutt’altro. Le questioni restano le stesse: le filiere agroalimentari troppo lunghe, l’inadeguatezza della gestione dei mercati agricoli, la logistica infrastrutturale, i trasporti insufficienti e costosi, gli incrementi tariffari, e, non ultime, le speculazioni.
Per questa ragione, la Cia rinnova la necessità di una maggiore trasparenza nelle dinamiche di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari attraverso azioni e strumenti per favorire la corretta informazione ai consumatori, con l’indicazione in etichetta del “doppio prezzo”, all’origine ed al dettaglio, per i prodotti particolarmente sensibili. Non solo. Vanno resi più stretti i rapporti in filiere più corte, anche con accordi fra i soggetti interessati. Un passo verso questa direzione la Cia lo ha già compiuto con l’intesa sottoscritta, nei mesi scorsi, con la Confesercenti.
 
PREZZI A CONFRONTO NEL 2008


PRODOTTI ORIGINE CONSUMO
Cereali
Grano duro - 33,5%
- 49,4% Pane + 3,11%
Pasta + 28,2%
Frutta + 6,5% + 11,4%
Ortaggi - 4,5% + 9,8%
Vino - 11,3% + 9,6%
Lattiero-caseari - 7,2% Latte + 8,4%
Formaggi + 4,5%
Olio d’oliva - 1,9% + 4,8%
Uova + 1,8% + 5,2%
Carne bovina + 0,7% + 4,3%
Pollame - 0,6% + 4,5%
Ovini caprini - 5,5% + 3,9%
Suini + 35,6% + 18,7%
TOTALE - 7,2% + 4,3%

Elaborazione Cia-Confederazione italiana agricoltori su dati Ismea (novembre 2008 su  novembre 2007).






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