Inflazione: ancora troppo cari i prezzi alimentari al consumo, ma nel 2009 ci sarà la “frenata” (meno 1,5-2 per cento)

15/gen/2009 12.01.54 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: ancora troppo cari i prezzi alimentari al consumo,
ma nel 2009 ci sarà la “frenata” (meno 1,5-2 per cento)
                                                                                                              
La Cia evidenzia che nel 2008 le quotazioni all’origine hanno registrato un calo del 6,9 per cento. Un eguale andamento non si è, però, avuto nel percorso dal campo alla tavola. Tuttavia, le previsioni parlano di una “corsa” rallentata per quest’anno, soprattutto se si riuscirà a trasferire sui listini al dettaglio il ribasso delle materie prime agricole e a sviluppare rapporti più stretti di filiera.
 
I prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari sono ancora troppo elevati, visto soprattutto il calo delle quotazioni sui campi (meno 6,9 per cento registrato a novembre 2008 rispetto allo stesso mese del 2007), ma durante il 2009 la “corsa” è destinata a frenare (un calo tra l’1,5 e il 2 per cento). E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat sull’inflazione a dicembre.
Nell’anno appena passato -avverte la Cia- i prezzi degli alimentari al dettaglio hanno avuto una crescita tendenziale del 4,3 per cento, alla quale si è contrapposta, invece, una flessione dei listini all’origine, che ha toccato anche cali record come per il grano duro (circa 50 per cento in meno rispetto al 2007). Un eguale andamento, purtroppo, non si è avuto nei vari passaggi della filiera e così i prodotti alimentari non hanno avuto, al dettaglio, la tanto attesa diminuzione. Si registrano, soltanto, lievi correzioni al ribasso: si è passati dal più 4,7 per cento di novembre al più 4,3 per cento di dicembre. Troppo poco. I listini, nel complesso, hanno mantenuto livelli eccessivamente alti e alcune quotazioni non trovano alcuna giustificazione (è soprattutto il caso della pasta). Questo spiega l’aumento del 3,3 per cento dell’inflazione durante il 2008 e, in particolare, l’ esborso in più di circa 5,3 miliardi di euro da parte delle famiglie italiane per imbandire le tavole.
Comunque, nel corso del 2009 -afferma la Cia- è prevedibile un rallentamento della crescita dei prezzi al dettaglio dei prodotti agroalimentari. E questo avverrà se proseguirà una bassa inflazione energetica e, soprattutto, se si riuscirà a trasferire sui listini al consumo il ribasso delle quotazioni delle materie prime agricole, cosa che, finora, non è avvenuta nella dimensione attesa. Qualche segnale in questa direzione, tuttavia, già s’intravede, anche se ancora molto flebile.
Per questa ragione la Cia sottolinea l’esigenza di un patto tra le istituzioni e tutti i soggetti della filiera, a partire dagli agricoltori e dall’industria utilizzatrice. Questo può, infatti, contribuire a delineare una possibile soluzione degli aumenti dei prezzi. Da qui l’importanza di promuovere la costituzione di organizzazioni di produttori ed interprofessioni ampiamente rappresentative ed autorevoli, capaci, cioè, di rendere cogente una disciplina di mercato per evitare comportamenti speculativi.
Non solo. Per la Cia vanno rilanciate le intese di filiera, riconoscendo, come sede naturale, l’organismo interprofessionale e deve essere introdotta una maggiore trasparenza nei processi di formazione dei prezzi lungo la filiera alimentare, per evidenziare rincari artificiosi e ingiustificati e manovre speculative. In questo contesto, il “doppio prezzo” (origine e dettaglio) da evidenziare sui cartellini di vendita può risultare uno strumento di grande valore e soprattutto di chiarezza nei confronti dei consumatori.
 
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