Cereali, la Cia lancia lo “Sos”: poco grano nazionale Semine a picco. A rischio pane e pasta “made in Italy” Invasi da prodotti stranieri e di scarsa qualità

28/gen/2009 12.36.44 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Cereali, la Cia lancia lo “Sos”: poco grano nazionale
Semine a picco. A rischio pane e pasta “made in Italy”
Invasi da prodotti stranieri e di scarsa qualità
 
I pesanti costi di produzione e il crollo dei prezzi sui mercati rendono ai nostri agricoltori sempre meno conveniente produrre. Ad aggravare la situazione è il maltempo che ha ostacolato le operazioni seminative soprattutto al Centro Italia. L’industria non premia la qualità che i produttori del nostro Paese si sforzano di fornire. Subito il Piano di settore, una seria interprofessione e una maggiore organizzazione di filiera.
 
         Semine dei cereali ai minimi storici. Per il grano si registra un calo di oltre il 20 per cento rispetto allo scorso anno, mentre si assiste ad un vera e propria invasione di prodotti stranieri con quotazioni molto basse, ma anche di qualità assai scarsa. I nostri agricoltori fanno i conti con aumenti vertiginosi dei costi dei fattori di produzione (soprattutto i concimi rincarati del 60 per cento nei confronti del 2007) e con i prezzi di mercato in caduta libera dopo le impennate dei primi mesi dell’anno passato. E così sono sempre più a rischio il pane e la pasta “made in Italy”. La Cia-Confederazione italiana agricoltori denuncia una situazione sempre più drammatica per il settore cerealicolo del nostro Paese, aggravata anche dalle condizioni climatiche (vedi il maltempo che ha colpito la Penisola negli ultimi mesi) che ha reso più difficili le semine soprattutto nel Centro Italia. Il quadro è, comunque, complesso in tutte le regioni.
            La crescita stellare dei costi produttivi e il dimezzamento dei prezzi -avverte la Cia- rende ormai poco conveniente produrre cereali. E’ uno scenario che si aggrava giorno dopo giorno. Le quotazioni del grano duro, ad esempio, sono oggi inferiori a quelle di vent’anni fa. I rincari registrati dai mercati all’inizio del 2008 sono rientrati immediatamente e assistiamo ora ad una flessione che si aggira attorno al 40 per cento, con punte per il frumento anche del 50 per cento.
            Il maltempo e l’ingresso in Italia di notevoli quantità di produzioni (grano, sia duro che tenero, e mais) da parte di paesi come l’Ungheria, la Russia e il Messico a prezzi stracciati -sottolinea la Cia- rendono la situazione sempre più precaria. Quello che è avvenuto nelle settimane scorse in Puglia è emblematico. Nei porti regionali sono state scaricati smisurati quantitativi di grano di provenienza misteriosa e di dubbia qualità. E tutto ciò si sta rivelando un danno per i nostri produttori e per i consumatori che saranno costretti ad acquistare prodotti scadenti.
            Per questa ragione la Cia da tempo ha chiesto il ripristino dei dazi, ma se non si modificano i meccanismi che li attivano risultano inefficaci. Non solo. Occorre che ci sia finalmente un riconoscimento della qualità del nostro grano che spesso l’industria (pasta e panificazione), con una visione miope, non vuole dare. Da qui la necessità che si costituisca al più presto una seria interprofessione del settore, che, oltretutto, sconta di un’insufficiente organizzazione. Sono, infatti, poche le Organizzazioni dei produttori e molto prodotto viene immesso nel mercato senza un’adeguata programmazione. E le scelte isolazionistiche dei Consorzi agrari non favoriscono di certo una maggiore competitività.
            La Cia chiede, quindi, al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali una rapida approvazione del Piano di settore cerealico che, pur con una scarsa dotazione finanziaria, potrebbe attivare, in un quadro organico, contratti di filiera, Psr, ricerca e sperimentazione. Accanto a ciò, occorrono investimenti per modernizzare la rete degli stoccaggi e per sviluppare la logistica commerciale.
 
 
 
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