Inflazione: l’agricoltura “frena”, ma i prezzi alimentari al dettaglio devono calare di più. Nel 2008 la spesa per la tavola è aumentata del 3,7 per cento

05/feb/2009 12.52.26 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: l’agricoltura “frena”, ma i prezzi alimentari
al dettaglio devono calare di più. Nel 2008
la spesa per la tavola è aumentata del 3,7 per cento
 
La Cia ribadisce che il calo dei listini praticati sui campi (meno 7 per cento nel 2008) deve necessariamente far diminuire le quotazioni sugli scaffali. Le famiglie italiane nello scorso anno hanno speso per l’alimentazione 5,3 miliardi in più rispetto al 2007.
 
L’agricoltura contribuisce alla frenata dell’inflazione, anche se i prezzi alimentari al dettaglio devono calare di più. Restano, infatti, ancora elevati (più 3,8 per cento a gennaio) rispetto alle quotazioni praticate sui campi (meno 7 per cento nel 2008 nei confronti del 2007). Una corsa, comunque, che è destinata a rallentare nel corso del 2009: tra l’1,5 e il 2 per cento. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati provvisori dell’Istat sull’inflazione a gennaio.
Nel 2008 -avverte la Cia- i prezzi degli alimentari al consumo hanno avuto una crescita tendenziale del 4,3 per cento, alla quale si è contrapposta, invece, una flessione dei listini all’origine, che ha toccato anche cali record come per il grano duro (circa 50 per cento in meno rispetto al 2007). Un eguale andamento, purtroppo, non si è avuto nei vari passaggi della filiera e così i prodotti alimentari non hanno avuto, al dettaglio, la tanto attesa diminuzione. Si registrano, soltanto, lievi correzioni al ribasso: si è passati dal più 4,3 per cento di dicembre al più 3,8 per cento di gennaio. Troppo poco. I listini, nel complesso, hanno mantenuto livelli eccessivamente alti e alcune quotazioni non trovano alcuna giustificazione (è soprattutto il caso della pasta rincara del 25,5 per cento).
Questo spiega l’aumento del 3,3 per cento dell’inflazione durante il 2008 e, in particolare, l’esborso in più di circa 5,3 miliardi di euro da parte delle famiglie italiane per imbandire le tavole, con una crescita percentuale del 3,7 per cento, in termini monetari. Mentre i consumi, in quantità, hanno avuto un sostanziale ristagno (meno 0,6 per cento).
Durante il 2008 le famiglie italiane -sottolinea la Cia- hanno speso l’8,4 per in più per acquistare frutta, l’8 per cento per i derivati dei cerali, il 5,7 per cento per il latte e i derivati, il 2,5 per cento per gli ortaggi, il 2 per cento per le carni bovine, l’1 per cento per quelle suine e lo 0,6 per cento per il pollame.
Comunque, nel corso del 2009 -afferma la Cia- è prevedibile un rallentamento della crescita dei prezzi al dettaglio dei prodotti agroalimentari. E questo avverrà se proseguirà una bassa inflazione energetica e, soprattutto, se si riuscirà a trasferire sui listini al consumo il ribasso delle quotazioni delle materie prime agricole, cosa che, finora, non è avvenuta nella dimensione attesa.
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