Quote latte: un decreto assolutamente inaccettabile. Penalizzati gli allevatori che sono stati alle regole. Il Parlamento deve modificarlo

06/feb/2009 11.17.43 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Quote latte: un decreto assolutamente inaccettabile. Penalizzati
gli allevatori che sono stati alle regole. Il Parlamento deve modificarlo
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime un giudizio fortemente negativo sul provvedimento del ministro Zaia. Non rispettato l’impegno per il Fondo per le aziende che hanno investito per l’acquisto di quote. ”Abbiamo chiesto incontri immediati a tutti i gruppi parlamentari per illustrare le nostre proposte”. Senza correzioni, si prospetta un futuro molto difficile per il settore.
 
“Un provvedimento assolutamente inaccettabile. Molto peggio di quello che era stato presentato nei giorni scorsi. Va, quindi, modificato in modo sostanziale. Per questo motivo ci mobiliteremo e avanzeremo una serie di proposte affinché nell’iter parlamentare di conversione vengano fatte le indispensabili correzioni”. A parlare è il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che esprime un giudizio fortemente critico nei confronti del decreto legge sulle quote latte presentato dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia e pubblicato ieri, 5 febbraio, sulla Gazzetta Ufficiale.
            “Non possiamo accettare una misura del genere. E’ penalizzante -avverte Politi- nei confronti degli allevatori che in questi anni hanno investito e rispettato le regole. Non solo. Il decreto non risolve affatto gli annosi problemi del settore e non garantisce prospettive future. Un ennesimo impegno che il governo non ha mantenuto. Le promesse erano tutt’altre”.
            “Tra le molte cose che non vanno del decreto legge, c’è soprattutto l’assoluta aleatorietà -sottolinea il presidente della Cia- del Fondo per le aziende che hanno acquistato quote latte. E’ grave il fatto che il ministro Zaia nelle scorse settimane aveva annunciato un finanziamento del Fondo di 500 milioni di euro, di cui nel decreto non c’è traccia”.
            “Comunque, da subito -annuncia Politi- ci attiveremo con tutti i gruppi parlamentari affinché si modifichi il provvedimento e si giunga finalmente ad un decreto che realmente difenda e garantisca gli allevatori italiani. Per questo motivo abbiamo chiesto incontri urgenti con le varie forze politiche presenti in Parlamento per illustrare le nostre proposte”.
            “Nel merito, chiediamo -sostiene il presidente della Cia- un adeguato finanziamento al Fondo di intervento riservato, appunto, agli allevatori che hanno investito nell'acquisto di quote. Bisogna, inoltre, prevedere che gli allevatori che aderiscano alla rateizzazione debbano rinunciare ai contenziosi giudiziari, come per altro già prevede la legge 119, modificare l’attuale proposta di assegnazione della quota garantendo, dopo i produttori che hanno avuto la quota b tagliata, gli affittuari di quota e prevedere che venga assegnata l’intera quota b e non quella prodotta nella campagna scorsa”.
Secondo Politi, vanno previste sia l’abrogazione della franchigia del 5 per cento della quantità splafonata, in quanto non sembra equo non considerare chi si è impegnato a mantenere il proprio aumento di quota nei limiti fisiologici, sia la modifica dell’attuale meccanismo di rateizzazione, introducendo una norma che preveda che l’assegnazione di nuova quota faccia partire il pagamento del debito in modo tempestivo.
Allo stesso modo va abrogato l’articolato che prevede già nella campagna in corso, cioè in modo retroattivo, la restituzione del prelievo pagato in eccesso anche ai produttori non titolari di quota ed a quelli che abbiano superato il 100 per cento del proprio quantitativo di riferimento individuale.
Infine, per il presidente della Cia, va introdotta, già in sede di decreto, la normativa della revoca di quota senza attendere un “regolamento da adottare”, come ora previsto, e che vengano valutate possibilità di assegnazione di quota per tutte le Regioni italiane, in relazione a possibili categorie di allevatori o di aree da sviluppare.
 
 
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