Crisi: il “protezionismo” è un’arma pericolosa. Impoverisce tutti e accentua i problemi. Serve, invece, un quadro di regole certe

E' stato lo stesso presidente della Cia Giuseppe Politi, nella sua veste di presidente del Comitato Mediterraneo (di cui fanno parte quindici paesi), a porre l'accento sulla necessità di individuare una strada ben delineata che porti finalmente ad un accordo all'interno della Wto.

17/feb/2009 12.30.18 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: il “protezionismo” è un’arma pericolosa. Impoverisce tutti
e accentua i problemi. Serve, invece, un quadro di regole certe
 
Riunita presso la sede della Cia la presidenza del Comitato Mediterraneo della Fipa (Federazione internazionale dei produttori agricoli). Ribadito il fermo “no” all’innalzamento delle barriere commerciali. Si danneggiano soprattutto i paesi più poveri. Il presidente Giuseppe Politi sollecita norme chiare e invita la Wto a trovare concrete ed equilibrate soluzioni. Indispensabile una maggiore collaborazione tra i paesi del Bacino Mediterraneo. Maggior coinvolgimento degli agricoltori.
 
Un fermo “no” al protezionismo. L’innalzamento delle barriere commerciali non risolve i problemi economici ed agricoli, soprattutto quelli dei paesi più poveri. Servono, invece, regole chiare che permettano un maggiore equilibrio sui mercati mondiali. Questo il richiamo che emerso durante la riunione della presidenza del Comitato Mediterraneo della Fipa (Federazione internazionale dei produttori agricoli) che si è tenuto a Roma presso la sede della Cia-Confederazione italiana agricoltori.
            E’ stato lo stesso presidente della Cia Giuseppe Politi, nella sua veste di presidente del Comitato Mediterraneo (di cui fanno parte quindici paesi), a porre l’accento sulla necessità di individuare una strada ben delineata che porti finalmente ad un accordo all’interno della Wto. “Bisogna -ha affermato- sgombrare il campo da tutte quelle difficoltà e quegli arroccamenti che fino ad ora hanno impedito di giungere ad un’intesa. La chiusura delle frontiere sarebbe la soluzione peggiore. Una soluzione che impoverisce tutti e, quindi, non arricchisce i paesi più poveri che hanno, al contrario, necessità di un quadro di riferimento fatto di norme certe”.
            Concetti che sono stati ribaditi nel corso della presidenza del Comitato, che è composta, oltre che dal presidente Politi, dai vicepresidenti Samir Abu Helaleh (Giordania), Cherif Ould Hocine (Algeria), Alican Kabakci (Cipro) e Guy Giva (Francia) e dalla coordinatrice Hiba El Dahr. Ma nella riunione si è parlato anche del programma dei lavori di quest’anno e di alcune prioritarie tematiche che vanno dalla sicurezza alimentare alla qualità, dai cambiamenti climatici al problema acqua, dall’accesso ai mercati al credito.
Il presidente Politi ha evidenziato l’importante ruolo svolto dall’agricoltura nel Bacino Mediterraneo, rimarcando l’esigenza di rafforzare le relazioni tra gli agricoltori europei e mediterranei e di consolidare il partenariato tra le organizzazioni agricole nell’ambito dei progetti regionali di sviluppo agricolo e rurale.
“Nella prospettiva dell’area di libero scambio euromediterranea è opportuno tenere in considerazione -ha aggiunto Politi- la necessità di una più equa diffusione dei vantaggi economici tra i diversi paesi del Mediterraneo ed all’interno dei sistemi agricoli dei singoli paesi. L’abbattimento delle tariffe non è condizione sufficiente per l’accrescimento delle relazioni economiche in campo agricolo e per il raggiungimento di uno sviluppo dell’area stabile e duraturo. Il processo di liberalizzazione commerciale, così come l’integrazione economica, deve presupporre il processo di armonizzazione, tra i paesi che fanno parte dell’area euro mediterranea, dei livelli qualitativi ed igienico-sanitari (sistemi di qualità), oltre che delle regole di origine. Le opportunità della liberalizzazione possono, inoltre, essere ampiamente percepite solo in seguito al superamento dei ritardi strutturali ed infrastrutturali”.
Politi ha insistito anche sulla necessità di un maggior coinvolgimento degli agricoltori nelle scelte di politica commerciale ed economica e, nello stesso tempo, ha ribadito che l’integrazione è sinonimo di pacificazione e di sviluppo. Questo, d’altronde, è il senso dell’attività agricola: garantire sviluppo economico e assicurare l’equilibrio sociale. Per tale motivo, a poco meno di un anno dall’appuntamento del 2010 con l’area di libero scambio, occorre -ha concluso- stringere al massimo i tempi e operare per dare sostanza alla collaborazione nell’agricoltura del Mediterraneo”.
 
 
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