Consumi: nel 2008 la spesa a tavola cresciuta di 5,3 miliardi di euro E dal campo allo scaffale i prezzi continuano a gonfiarsi a dismisura

19/feb/2009 13.06.54 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: nel 2008 la spesa a tavola cresciuta di 5,3 miliardi di euro
E dal campo allo scaffale i prezzi continuano a gonfiarsi a dismisura
 
La Cia commenta in modo positivo il rapporto del Parlamento europeo che mette in evidenza il forte divario tra i listini alla produzione e quelli al dettaglio. Penalizzati sia i consumatori che gli agricoltori. In Italia la “forbice” resta accentuata e lo scorso anno le famiglie del nostro Paese hanno pagato le conseguenze di questi palesi squilibri che anche le istituzioni comunitarie denunciano con fermezza.
 
Nel 2008 la spesa per imbandire le tavole degli italiani è aumentata, in termini monetari, del 3,8 per cento nei confronti del 2007. In pratica, si sono spesi 5,3 miliardi in più, mentre i consumi hanno continuato a registrare una situazione stagnante. Rispetto a quattro anni fa la spesa alimentare è cresciuta di 13 miliardi di euro, passando da 133 miliardi di euro del 2005 ai 146 miliardi dell’anno passato, con un incremento del 9,8 per cento. Una corsa al rialzo alla quale non ha contribuito l’agricoltura, visto che i prezzi sui campi sono calati di oltre il 7 per cento, mentre i redditi dei produttori, nonostante l’incremento dell’anno scorso (più 2,1 per cento), sono diminuiti, nell’ultimo quadriennio, di circa il 10 per cento. E’ quanto evidenziato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, per questo motivo, commenta in maniera positiva il rapporto sulle differenze tra prezzi alla produzione e alla consumazione nella catena alimentare approvato dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e nel quale si sottolinea proprio l’esigenza di correggere le insufficienze del mercato e di promuovere le relazioni dirette tra consumatori e produttori agricoli, in modo da garantire dei prezzi ragionevoli per i primi e redditi decenti ai secondi.
Il rapporto, che costituisce il progetto di risposta del Parlamento europeo alla comunicazione della Commissione Ue dello scorso dicembre su questo argomento, sottolinea che, dopo l’impennata dei prezzi alimentari del 2007/2008, lo scarto tra prezzi alla produzione e quelli pagati dai consumatori è, infatti, tale che le istituzioni europee hanno il dovere di reagire.
Per la relatrice, Katerine Batzeli (Pse) “questo scarto di prezzi è un grande problema che suscita l’inquietudine dei due estremi della catena alimentare. I produttori e i consumatori risentono delle pressioni della caccia al profitto che è all’origine della disfunzione del mercato agroalimentare. È, quindi, il momento di mettere in pratica una pianificazione concertata e di proporre degli interventi adeguati a livello europeo, al fine di far fronte alla crisi finanziaria che pesa pesantemente sulle famiglie e sugli agricoltori”.
Secondo gli eurodeputati, le cause di questi scarti tra prezzi -rileva la Cia- sono da ricercare principalmente nella “concentrazione crescente” lungo tutto il corso della catena di rifornimento alimentare e “gli abusi di posizione dominante” osservati nella grande distribuzione e, in una certa misura, in quella della vendita all’ingrosso. A tal proposito viene espressa preoccupazione per le pratiche che “falsano gravemente la concorrenza”, come gli accordi d’esclusività, l’obbligazione a procedere a delle vendite vincolate, le pratiche commerciali, come la rivendita a perdita, le offerte di prezzi aggressivi o l’accoppiamento di prodotti.
I Parlamentari europei appoggiano la decisione della Commissione Ue di proporre un sistema europeo di controllo del mercato, ritenendo che un tale sistema dovrebbe essere capace di registrare la tendenza dei prezzi nell’insieme della catena d’approvvigionamento e permettere dei raffronti transfrontalieri di prodotti simili. Dovrebbe essere elaborata in stretta cooperazione con Eurostat, i servizi statistici nazionali e le reti dei centri europei dei consumatori.
Più in generale, i deputati di Strasburgo -afferma la Cia- domandano alle autorità nazionali e europee di analizzare i prezzi al consumo praticati nell’Ue al fine di garantire il rispetto delle regole di concorrenza e di determinare la responsabilità dei diversi operatori. Viene, inoltre, sottolineato che i movimenti al ribasso dei prezzi devono ripercuotersi a breve termine sui consumatori e che i movimenti al rialzo devono esserlo, il più velocemente, per gli agricoltori.
Gli eurodeputati ritengono che ci si dovrebbe concentrare sull’offerta di prodotti agricoli per mezzo delle organizzazioni di produttori, di cooperative o di altre strutture delle stesso tipo per riequilibrare il peso e il potere della negoziazione degli agricoltori nella catena alimentare.
D’altro canto, i parlamentari Ue -sottolinea la Cia- rilevano che i distributori locali contribuiscono largamente a colmare il divario tra i produttori e i consumatori. Essi richiedono, pertanto, che vengano prese delle misure per rafforzare il concetto di “prodotti locali”, in particolare delle azioni di promozione e informazione dei consumatori sulle specificità di questi prodotti, sui loro benefici per la salute e sui vantaggi economici associati al loro consumo, e dei sostegni ai mercati tradizionali e alle altre forme tradizionali di commercio, che permettono un contatto diretto tra il produttore e il consumatore.
Una situazione di cui i nostri connazionali hanno subito pesanti conseguenze. In pratica, in quattro anni -dice la Cia- la spesa alimentare di una famiglia italiana è lievitata, in media, di 300 euro l’anno, con punte superiori ai 370 euro delle regioni del Mezzogiorno. Nel 2005 si spendevano, sempre al mese, poco più di 455 euro, nel 2008 -avverte la Cia- si è arrivati ad oltre 476 euro.
Nel 2008 -rileva la Cia- la spesa per generi alimentari ha rappresentato, in media, il 18,8 per cento della spesa mensile totale. Ogni famiglia ha così pagato, mensilmente, 109 euro per acquistare carne, 84 euro per pane, pasta e derivati di cereali, 62 euro per latte, formaggi e uova, 86 euro per ortaggi, frutta e patate, 41 euro per il pesce, 32 euro zucchero, dolci e caffè, 43 euro per le bevande, 19 euro per oli e grassi. La spesa alimentare complessiva per ogni famiglia è stata, in media, in un anno, di 5736 euro. La carne rimane la prima “voce” di spesa del paniere alimentare (22,7 per cento). A seguire i derivati dei cereali (18,8 per cento), il latte, i formaggi e le uova (13 per cento), ortaggi e patate (9,6 per cento), frutta (6,5 per cento), pesce (6,3 per cento), zucchero e dolciari (6,1 per cento).
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