Alimentare: bene la decisione Ue sui vini rosè. Un’etichetta chiara tutela la tradizione delle produzioni italiane e i consumatori

Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta il via libera da parte del Comitato di gestione vino alla proposta della commissaria Ue all'Agricoltura Mariann Fischer Boel di riconoscere la produzione europea di vero vino rosè, tramite un'etichettatura facoltativa con la dicitura "vino rosè tradizionale".

24/mar/2009 13.08.24 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: bene la decisione Ue sui vini rosè. Un’etichetta chiara
tutela la tradizione delle produzioni italiane e i consumatori
 
La Cia ribadisce l’importanza di salvaguardare la nostra vitivinicoltura di qualità e il lavoro e gli investimenti dei produttori.
 
          Una decisione che va nella giusta direzione. In questo modo si tutela e si valorizza un metodo di lavorazione che ha tradizioni profonde nella nostra vitivinicoltura. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta il via libera da parte del Comitato di gestione vino alla proposta della commissaria Ue all'Agricoltura Mariann Fischer Boel di riconoscere la produzione europea di vero vino rosè, tramite un'etichettatura facoltativa con la dicitura “vino rosè tradizionale”.
            Un’etichetta chiara e trasparente -afferma la Cia- non solo garantisce i consumatori, informandoli sulla tradizionalità del prodotto, ma anche gli stessi vitivinicoltori che da molti anni hanno compiuti notevoli investimenti in difesa della qualità del vino rosè. Un vino che non è affatto la semplice miscela di vini rossi e bianchi, ma è frutto di un metodo che esalta il valore delle uve.
            Senza la decisione odierna, che ha avuto il solo voto contrario della Francia e che comunque dovrà essere trasmesso all'Ufficio per le barriere tecniche agli scambi dell'Organizzazione mondiale per il commercio, sarebbero stati a rischio -sottolinea la Cia- i nostri grandi vini rosè che riscuotono un importante successo non solo sul mercato nazionale , ma anche a livello internazionale.
            L’Italia ha fatto, quindi, bene a votare la proposta. Altrimenti -avverte la Cia- si sarebbero aperte le porte ad una vinificazione artificiale, oltretutto non controllabile, con grave danno per la tradizione della nostra vitivinicoltura. A pagarne le spese sarebbero stati i consumatori, che avrebbero comprato un prodotto senza conoscerne le caratteristiche, e gli imprenditori agricoli, che avrebbero visto vanificare anni di lavoro e di notevoli sacrifici.
 
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