Agricoltura senza “soldi veri”. Tagliate risorse per 600 milioni di euro. Nel 2009 oltre 50 mila imprese saranno costrette a chiudere. Servono subito interventi straordinari

31/mar/2009 11.48.03 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura senza “soldi veri”. Tagliate risorse per 600 milioni
di euro. Nel 2009 oltre 50 mila imprese saranno costrette
a chiudere. Servono subito interventi straordinari
 
Grido d’allarme lanciato oggi a Roma dalla Cia durante il sit-in promosso con la Confagricoltura in piazza Montecitorio, davanti alla Camera, per protestare contro il decreto legge sulle quote latte. Nuovo invito al premier Silvio Berlusconi ad intervenire per un settore in grave emergenza. Va ascoltata anche la “voce” degli imprenditori agricoli. I finanziamenti non possono esserci solo per gli altri comparti del sistema produttivo.
 
L’agricoltura italiana resta senza “soldi veri”. Anzi. Subisce pesanti tagli alle risorse: solo quest’anno si trova con oltre 600 milioni di euro in meno e più di 50 mila imprese a fine 2009 saranno costrette a chiudere i battenti se non ci saranno immediati e straordinari interventi che consentano di ridurre i pesantissimi costi produttivi, contributivi e burocratici. Il grido d’allarme giunge ancora una volta dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante il sit-in a Roma, davanti alla Camera dei deputati, promosso con la Confagricoltura per protesta sul decreto delle quote latte.
Ormai, per il settore primario, è vera emergenza. Con la possibile chiusura di importanti realtà imprenditoriali agricole, nel 2009, senza mirate misure a sostegno degli agricoltori, più di 2 milioni di ettari di terreni coltivati sono in grave pericolo. Si potrebbero verificare -annuncia la Cia- un “taglio” deciso all’occupazione e pesanti conseguenze anche del “made Italy”.
Le ragioni di questo tracollo sono noti e dalla Cia sono stati più volte denunciati: costi produttivi sempre più pesanti; oneri contributivi e burocratici opprimenti; la mini-proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali al 30 settembre prossimo; redditi falcidiati; prezzi sui campi in discesa libera; scarsi finanziamenti per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali; un decreto sulle quote latte inaccettabile; pochissima attenzione da parte del governo; una politica di sviluppo che si allontana in maniera inesorabile; un’agguerrita competitività a livello internazionale.
D’altra parte, negli ultimi dieci anni -sostiene la Cia- 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Solo nel 2008 più di 20 mila sono andate fuori mercato. Il rischio è che nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende rischiano di cessare l’attività. Intanto, per quest’anno 50 mila potrebbero andare fuori mercato. Senza provvedimenti realmente incisivi sarebbe una tragedia per l’intero settore”.
Il silenzio del governo nei confronti dei gravi problemi del mondo agricolo è disarmante. Siamo -ribadisce la Cia- in una situazione non più tollerabile. In queste ultime settimane si è sostenuto più volte la necessità di misure incisive. Nessuna risposta è venuta. Nei confronti del settore continua a sussistere un totale disinteresse. Agli agricoltori si dice che le risorse non ci sono. Poi, invece, vengono varati interventi importanti per il settore dell’auto, per gli elettrodomestici, per i mobili, per le piccole e medie imprese. I produttori agricoli si sentono presi in giro.”.
Nonostante le ripetute sollecitazioni e il quadro preoccupante delle imprese agricole, che vedono sempre più allontanarsi sviluppo e competitività, non si sono reperite -ribadisce la Cia- le risorse necessarie per ridare certezze e prospettive ad un settore che ora rischia di subire ulteriori effetti negativi da una crisi che si sta rivelando una delle più complesse e difficili.
Bisogna capire che -dice la Cia- un Paese senza una valida agricoltura non ha futuro. In altri Stati europei i problemi agricoli vengono affrontati in maniera diversa e certamente più incisiva. Non si può continuare ad ignorare una realtà grave che è sotto l’occhio di tutti. Ecco perché la protesta sarà ferma e determinata. Un forte impegno affinché un grande patrimonio, quale è quello agricolo e rurale dell’Italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l’intera economia.
I problemi dell’agricoltura -conclude la Cia- sono drammatici e interessano tutti i comparti: dalla zootecnia al vino, dall’olio ai cereali, dall’ortofrutta al florovivaismo, alle colture industriali. Problemi che richiedono soluzioni immediate per salvare un patrimonio, quello agricolo, che -come il presidente della confederazione Giuseppe Politi ha scritto in una lettera al premier Silvio Berlusconi- è alla base dei successi del “made in Italy” agroalimentare nel mondo, oltre ad essere fonte diretta di lavoro per più di 2 milioni e mezzo di persone. Di qui la richiesta che lo stesso presidente Berlusconi intervenga e ascolti anche la “voce” dei nostri imprenditori agricoli.
 
 
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