Alimentare: carne suina, prosciutti e salami “made in Italy” a rischio scomparsa. Migliaia di imprese nella morsa dei costi e di prezzi in caduta costrette a chiudere

01/apr/2009 13.17.40 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: carne suina, prosciutti e salami “made in Italy”
a rischio scomparsa. Migliaia di imprese nella morsa
dei costi e di prezzi in caduta costrette a chiudere  
 
La Cia lancia un grido d’allarme: servono immediate e concrete misure a sostegno degli allevatori suini. All’incontro al ministero verranno presentate proposte mirate per cercare di superare la drammatica crisi. Preoccupante è anche l’invasione di prodotti stranieri che crea pesanti difficoltà ai nostri produttori.
 
La carne di maiale, i prosciutti e i salami Dop italiani (Parma, San Daniele, Toscano, Coppa Piacentina, Salame Brianza, Salame di Varzi, Salamini italiani alla cacciatora, Soppressa Vicentina) rischiano di scomparire dalle tavole italiane. Davanti ad una crescita record dei costi di produzione e a prezzi certamente non più remunerativi (appena circa un euro al chilo), migliaia di aziende suinicole possono chiudere definitivamente. A lanciare l’allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione dell’incontro della filiera che oggi si tiene al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.
Non solo. La suinicoltura italiana è minacciata anche dall’estero. Ormai -avverte la Cia- è una vera “invasione”. L’assalto del “suino straniero” (oltre 900 mila tonnellate per un valore di oltre 1 miliardo e 800 milioni di euro l’import del 2008, con oltre 60 milioni di cosce di maiale fresche) può, infatti, mettere in discussione il futuro dei nostri produttori. Tre prosciutti (cotti e crudi) su quattro sono esteri. In pratica, un prodotto con cosce di suino importate. E con nomi di fantasia si cerca anche di confondere il consumatore spacciandoli per “made in Italy”: “prosciutto del contadino”, “prosciutto nostrano”, “prosciutto di montagna”, “dolce di Langhirano”.
Obiettivo prioritario, dunque, deve essere quello di tutelare e valorizzare la qualità della carne suina e dei prosciutti e dei salami “made in Italy” con adeguate politiche ed interventi mirati. Il settore suinicolo nazionale -rileva la Cia- subisce da anni la concorrenza dei prodotti provenienti dall'estero, di minore qualità, ma fortemente competitivi nei prezzi di produzione. In sostanza, l'Italia importa oltre il 40 per cento del proprio fabbisogno di carne suina in assenza di qualsiasi sistema obbligatorio di indicazione della provenienza che informi il consumatore rispetto al luogo di produzione e macellazione delle carni.
Per questo motivo la Cia presenterà durante l’incontro al ministero un adeguato Piano per far uscire il settore suinicolo dalla crisi. In particolare, si propongono interventi per l'accesso al credito e per la ristrutturazione dei mutui in corso per le aziende suinicole in difficoltà e il blocco di tutti i finanziamenti pubblici al "Gran Suino Padano" se non verranno remunerati in modo diverso i suini Dop e non.
La Cia chiede, inoltre, l’approvazione in tempi rapidi da parte del ministero di un Piano di settore che preveda interventi finanziari concreti per gli allevatori.
Nello stesso tempo si sollecitano misure dei ministeri delle Politiche agricole, alimentari e forestali e della Salute per una riduzione dei costi delle imprese in campo burocratico (tracciabilità, salute,ecc) e interventi reali di confronto promossi dal ministero per la programmazione produttiva.
La Cia chiede, infine, la convocazione in tempi brevi del gruppo di lavoro sull'origine del prodotto nella filiera, mai finora convocato e, come da impegni del ministero, un tavolo con la Grande distribuzione organizzata (Gdo) per la strategia di valorizzazione delle produzione italiane. Da ultimo, è indispensabile chiudere la fase sperimentale del Mercato unico nazionale dandogli il ruolo centrale che gli spetta, prevedendo nel contempo l'utilizzo generalizzato del contratto tipo.
 
 
 
 
 
 
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