Quote latte: i problemi per gli allevatori restano irrisolti. Senza il Fondo per le calamità naturali gravi rischi per le imprese agricole

02/apr/2009 11.55.54 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Quote latte: i problemi per gli allevatori restano irrisolti. Senza
il Fondo per le calamità naturali gravi rischi per le imprese agricole
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime molti dubbi e grandi perplessità sui contenuti del maxi-emendamento inserito nel provvedimento sulle misure anti-crisi. Era soprattutto necessario che la rinuncia al contenzioso avvenisse contemporaneamente all’assegnazione delle quote aggiuntive. Mancano finanziamenti realmente concreti per la ristrutturazione e per l’accesso al credito per gli allevatori che hanno rispettato le regole e compiuto onerosi investimenti. Insufficiente il Fondo di garanzia. La proroga delle agevolazioni contributive è un passo avanti, ma ci vuole una misura di carattere strutturale.
 
“Abbiamo ancora una volta assistito al solito balletto delle dichiarazioni e delle promesse che puntualmente non sono state mantenute. Il decreto sulle quote latte, inserito come maxi-emendamento al provvedimento anti-crisi, lascia intatte tutte le nostre perplessità iniziali. Ci sono misure che vanno in una direzione opportuna, ma altre sono totalmente insufficienti. Come è da giudicare nettamente negativo il mancato rifinanziamento del Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali che rischia di avere riflessi fortemente negativi per le imprese. Quindi, anche stavolta nessun intervento concreto a sostegno dell’agricoltura”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi a commento di quanto avvenuto in queste ultime ore nella discussione alla Camera che ha portato oggi al voto di fiducia al decreto sugli incentivi.
“Per quanto riguarda le quote latte -ha aggiunto Politi- ancora non ci siamo. Il maxi-emendamento lascia aperti troppi problemi e non dà, oltretutto, risposte valide agli allevatori onesti che hanno rispettato le leggi e hanno compiuto notevoli sacrifici per gli investimenti. Per noi era importante che la rinuncia al contenzioso doveva avvenire contemporaneamente all’assegnazione delle quote aggiuntive. Cosa che il decreto non prevede e questo, ovviamente, crea ingiustizie e evidenti squilibri. Stesso discorso per gli interventi finanziari a sostegno degli allevatori. Il Fondo di garanzia va nella direzione giusta, ma i 45 milioni stanziati sono insufficienti e non è affatto risolutivo dei problemi che oggi vivono i produttori. Andavano, invece, previsti finanziamenti realmente concreti per la ristrutturazione, per la riduzione degli interessi bancari e per l’accesso al credito per gli allevatori onesti che hanno fatto, in questi anni, gravosi investimenti”.
 “Serviva -ha rimarcato il presidente della Cia- un’adeguata previsione di risorse finanziarie, disponibili già nel corso del 2009, per le misure di accompagnamento e per la zootecnia da latte, da destinare prioritariamente ai produttori che hanno acquistato o preso in affitto quote dal 1995/96 in avanti”.
“Senza una adeguata copertura finanziaria del Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali, sulle produzioni agricole italiane -rileva il presidente della Cia- incombe una grave minaccia. Finora non è iniziata la campagna assicurativa 2009, mentre lo scorso anno in questo periodo erano stati già sottoscritti il 30-40 per cento dei contratti. Un ritardo, quindi, che mette a serio rischio soprattutto la frutticoltura e molte varietà di primizie. Resta, così, incerto il futuro di migliaia di imprese agricole. D’altra parte, il Fondo, proprio per il suo carattere strutturale, consente alle aziende di affrontare in modo sereno e duraturo le sfide del mercato.
“Per quanto concerne, invece, la proroga -contenuta nel maxi-emendamento- al 31 dicembre 2009 delle agevolazioni previdenziali nei territori montani e nelle zone svantaggiate, è un risultato -ha sostenuto Politi- è un passo avanti, ma non è una soluzione definitiva. Bisogna evitare di proseguire nella logica dei rinvii e studiare, invece, una misura di carattere strutturale al fine di dare respiro alle aziende agricole che operano in territori particolarmente difficili, dove evidenti sono i problemi in termini di minore meccanizzazione, difficoltà di commercializzazione, frammentazione e polverizzazione fondiaria”.
“Ma le delusioni per l’agricoltura non finiscono qui. Non troviamo alcun intervento per ridurre i pesanti costi di produzione e le agevolazioni per acquistare nuove macchine agricole. Per tale ragione ribadiamo che per l'interesse e per la credibilità della politica è necessario passare ai fatti concreti e porre fine alle tanto belle promesse che finisco con cadere nel vuoto".
 
 
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl