Alimentare: bene l’intervento del governo contro le aranciate “senza arance”

Alimentare: bene l'intervento del governo contro le aranciate "senza arance" Alimentare: bene l'intervento del governo contro le aranciate "senza arance" Il presidente della Cia Giuseppe Politi commenta positivamente l'iniziativa del ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi a difesa dell'agrumicoltura "made in Italy".

07/apr/2009 17.46.27 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: bene l’intervento del governo
contro le aranciate “senza arance”       
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi commenta positivamente l’iniziativa del ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi a difesa dell’agrumicoltura “made in Italy”.
 
”Esprimiamo apprezzamento per l’iniziativa del governo tesa a bloccare le bevande all’arancia ‘senza arance’ che la legge comunitaria prevede e che, se introdotta in Italia, avrebbe riflessi negativi sia per i consumatori che per i produttori agrumicoli del nostro Paese”. Lo sostiene il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi a commento delle dichiarazioni del ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi il quale ha annunciato che presenterà in sede di esame della legge comunitaria, da parte della Camera, un emendamento per la tutela dell'agrumicoltura “made in Italy”.
Politi ricorda che la Cia è nettamente contraria al regolamento Ue che, di fatto, consente la commercializzazione di bevande con il colore o il profumo di agrumi, senza alcun contenuto di frutta. Misura, oltretutto, fortemente contraddittoria con lo stesso orientamento della Commissione Ue che ha varato, nei mesi scorsi, un progetto per incrementare il consumo di frutta soprattutto tra i giovani, avviando un apposito programma con sostanziosi finanziamenti nelle scuole europee.
“Un provvedimento del genere -rileva il presidente della Cia- confonde e disorienta gli stessi consumatori che si troveranno ad acquistare un prodotto, reclamizzato per i suoi contenuti di frutta che, invece, non ci sono affatto. Non solo. A pagarne le spese saranno anche i nostri produttori di agrumi che già sono costretti ad affrontare una situazione di mercato sempre più difficile e fanno i conti con pesanti costi di gestione”.
 
 
 
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