Inflazione: i prezzi sui campi vanno a picco, ma gli alimentari al dettaglio restano ancora cari

16/apr/2009 13.15.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: i prezzi sui campi vanno a picco,
ma gli alimentari al dettaglio restano ancora cari
 
La Cia, commentando i dati Istat, sottolinea che i listini alla produzione agricola hanno registrato a marzo un calo dell’11,4 per cento, con flessioni record per i cereali (meno 46,4 per cento), per i vini (meno 26,2 per cento), per l’olio d’oliva (meno 24,6 per cento). Indispensabili rapporti più stretti ed intese di filiera.
 
Sui campi è caduta libera per i prezzi (meno 11,4 per cento a marzo scorso). Era, quindi, prevedibile una maggiore diminuzione dei listini sugli scaffali, che invece restano ancora troppo elevati (più 3 per cento a marzo). E in questo modo la “forbice” dalla produzione agricola alla tavola rimane elevata, anche se in misura decisamente minore rispetto ad un anno fa. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati definitivi dell’Istat sull’inflazione a marzo.
D’altronde, già nel 2008 -ricorda la Cia- i prezzi praticati sui campi avevano avuto un deciso calo, che ha toccato anche flessioni record, come per il grano duro (circa 50 per cento in meno rispetto al 2007). Un trend che è continuato anche nei primi tre mesi di quest’anno. A marzo si registrano, infatti, pesanti diminuzioni per i cereali (meno 46,4 per cento), per i vini (meno 26,2 per cento), per l’olio d’oliva (meno 24,6 per cento), per il latte e i suoi derivati (meno 11,1 per cento), per i suini (meno 9,4 per cento). Un eguale andamento, purtroppo, non si è avuto nei vari passaggi della filiera e, quindi, i prodotti alimentari non hanno avuto, al dettaglio, la tanto attesa diminuzione. Si registrano, soltanto, lievi correzioni al ribasso. Troppo poco. I listini, nel complesso, hanno mantenuto livelli ancora alti.
Per questa ragione la Cia riafferma sia l’esigenza di rapporti più stretti ed intese di filiera, sia l’importanza di una maggiore trasparenza nei processi di formazione dei prezzi lungo i vari passaggi dal campo alla tavola, per individuare rincari artificiosi e ingiustificati e manovre speculative. In tale contesto, il “doppio prezzo” (origine e dettaglio) può rappresentare uno strumento di grande valore e di chiarezza nei confronti dei consumatori.
 
 
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