Pac: la proposta del ministro sull’art. 68 penalizzante per gli agricoltori del Sud. Chiesto un deciso intervento delle Regioni

Chiesto un deciso intervento delle Regioni Le Cia dell'Abruzzo, del Molise, della Puglia, della Basilicata, della Campania, della Calabria, della Sicilia e della Sardegna ribadiscono un giudizio di forte insoddisfazione.

05/giu/2009 12.17.26 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pac: la proposta del ministro sull’art. 68 penalizzante per gli agricoltori del Sud. Chiesto un deciso intervento delle Regioni

 
Le Cia dell’Abruzzo, del Molise, della Puglia, della Basilicata, della Campania, della Calabria, della Sicilia e della Sardegna ribadiscono un giudizio di forte insoddisfazione. Inviata una lettera agli assessori all’Agricoltura affinché, preferibilmente attraverso una concertazione tra loro, i rispettivi presidenti di Regione e le organizzazioni professionali agricole, sviluppino un’azione di contrasto, nelle competenti sedi istituzionali (Conferenza Stato-Regioni), nei confronti dell’ipostesi ministeriale.
 
 
            “E’ lesiva dei diritti degli agricoltori e degli allevatori delle regioni del Sud e malcela un forte antimeridionalismo. E’ un deciso attacco alla dignità degli agricoltori del Mezzogiorno”. Cosi viene definita dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori dell’Abruzzo, del Molise, della Puglia, della Basilicata, della Campania, della Calabria, della Sicilia e della Sardegna la proposta del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia sull’attuazione delle misure relative all’art. 68 previsto dall’ultima riforma della Pac (Health check), condividendo il giudizio di totale insoddisfazione già espresso dall’Organizzazione a livello nazionale.
            “E’ una proposta -si afferma in una lettera inviata agli assessori all’Agricoltura di queste regioni- fortemente penalizzante per gli agricoltori e gli allevatori di queste Regioni”. Essa “non prevede nessun obiettivo strategico nazionale da perseguire, nessun intervento di politiche di valorizzazione della qualità, del miglioramento della commercializzazione e di compensazione effettiva delle situazioni di svantaggio. Nella sostanza, una proposta che prevede soltanto una diversa ricollocazione delle risorse, spostandole dal Mezzogiorno al Nord del Paese”.
            Per questa ragione, i presidenti delle Cia regionali chiedono agli assessori all’Agricoltura, preferibilmente attraverso una concertazione tra loro i rispettivi Presidenti di Regione e le organizzazioni professionali agricole, “una decisa azione di contrasto, nelle competenti sedi istituzionali (Conferenza Stato-Regioni), nei confronti dell’inaccettabile proposta avanzata dal ministro”.
            “E’ evidente -viene sottolineato nella lettera agli assessori- che in assenza di sostanziali e profonde modifiche della proposta ministeriale è preferibile, a difesa degli interessi degli agricoltori e allevatori delle nostre regioni, non dare attuazione all’art. 68, opzione peraltro contemplata dalla stessa norma, evitando così uno scippo e un danno a tutta l’agricoltura delle nostre regioni”.
            Nella lettera i presidenti delle Cia ricordano, infatti, che gli agricoltori e gli allevatori del Mezzogiorno, pur essendo i principali finanziatori del fondo di cui all’art. 68 che per oltre il 60 per cento è alimentato dal prelievo operato sui premi per i seminativi, per l’olivicoltura, per gli ovi-caprini e per l’ortofrutta, godrebbero di benefici assolutamente marginali dall’attuazione delle misure proposte dal ministro Zaia. Il 50 per cento del fondo servirebbe a finanziare gli interventi sulle assicurazioni, finora a totale carico del Bilancio dello Stato, ed a questo si aggiunge anche il danno che dello stesso fondo solo una minima parte ritornerebbe alle aziende agricole del Meridione”.
            Non solo. Secondo la proposta del ministro, oltre 90 milioni di euro sui 146 previsti per gli interventi accoppiati, circa il 70 per cento, è destinato alle principali produzioni del Nord, quali bovini da carne e bovini da latte. Si tratta, quindi, di una scelta politica diretta verso interventi che -affermano i presidenti delle Cia del Sud- emarginerebbero le regioni del Mezzogiorno, deficitarie proprio in tali produzioni”.
            Per quanto riguarda l’ortofrutticoltura e l’olivicoltura, fortemente rappresentate nel Sud d’Italia e che contribuiscono per oltre il 30 per cento all’intero fondo, questi due settori “subiscono un trattamento di grave penalizzazione. All’ortofrutta non è destinato alcun intervento ed all’olivicoltura è riservata la misera somma di 6 milioni di euro per un incentivo ai soli oli d’oliva Dop e Igp”.
            Infine, gli interventi previsti per il grano duro -è sostenuto nella lettera- “vengono destinati alle misure agro-ambientali prevedendo solo un aiuto agli agricoltori che praticano l’avvicendamento triennale e finalizzato alla copertura dei costi supplementari ed alla perdita di reddito connessa alla pratica colturale”. Da qui l’esigenza di sviluppare una reale azione incisiva per modificare una proposta del tutto inaccettabile.
 
 
 
 
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