Agricoltura: ogni impresa “paga” alla burocrazia 7 mila euro l’anno.

17/giu/2009 10.59.15 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: ogni impresa “paga” alla burocrazia
7 mila euro l’anno. Servono più di cento giornate
di lavoro per rispondere agli adempimenti amministrativi
 
In una Tavola rotonda a Roma sulla semplificazione, la Cia presenta le sue proposte per una maggiore semplificazione normativa. Il presidente Giuseppe Politi: la macchina burocratica “toglie” 3 miliardi l’anno al settore agricolo. Giordano Pascucci: occorre rendere più snello il rapporto con la Pubblica amministrazione. I tempi lunghi fiaccano le energie delle aziende.
 
 
E’ di oltre 7 mila euro l’anno l’”onere” burocratico che sostiene, mediamente, un’impresa agricola italiana. Il costo complessivo per il settore supera i 3 miliardi di euro l’anno, di cui circa un miliardo addebitabile ai ritardi, ai disservizi e alle inefficienze della Pubblica amministrazione. Il che si traduce in un forte ostacolo alla crescita economica, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività. E’ quanto emerso nel corso della tavola rotonda sulla semplificazione normativa in agricoltura promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, che ha visto la partecipazione di esponenti del governo, del mondo agricolo e dell’economia. I lavori sono stati aperti da una relazione di Giordano Pascucci, membro della Giunta nazionale confederale e presidente della Cia Toscana, e conclusi da Giuseppe Politi, presidente della Cia.
Il costo degli adempimenti amministrativi diventa sempre più pesante. Basti pensare che l’intera imprenditoria italiana “paga” circa 15 miliardi e che -come ha rilevato Politi- ogni anno servono più di 100 giornate di lavoro per rispondere agli obblighi di carattere burocratico. Un aspetto confermato anche da una recente indagine dell'Istat nella quale si evidenzia che l’onere del rapporto azienda-macchina pubblica pesa per il 30 per cento sul costo complessivo del lavoro per i piccoli e medi imprenditori.
Non solo. La scarsa trasparenza e un linguaggio complesso e troppo spesso astruso continuano a rappresentare -è stato sostenuto durante la tavola rotonda- un intralcio notevole per le imprese. Una complessità alla quale si aggiungono ritardi nelle risposte e un’assistenza pressoché nulla da parte dell’amministrazione. Elementi che spingono la quasi totalità delle aziende agricole a rivolgersi a tecnici esperti per poter interpretare il mondo della burocrazia.
Sono costi -come ha rilevato anche Pascucci- che rendono tutto più difficile per le aziende e non soltanto per esse. Infatti, è di oltre 5.500 euro l’anno il costo burocratico per ogni cittadino italiano. Il che rende la nostra “macchina amministrativa” la più cara tra quelle europee, seconda solo alla Francia, dove, tuttavia, l’apparato pubblico, sia in termini di efficienza che di performance, è nettamente migliore del nostro.
Per le imprese, comunque, l’ammontare delle spese burocratiche -è stato sottolineato nell’iniziativa della Cia- è da addebitare per il 46 per cento a costi esterni e al restante 54 per cento a costi interni all’azienda.
“Abbiamo a che fare -ha evidenziato Politi- con un vero e proprio ‘mostro’ dai mille tentacoli che impedisce di sviluppare in maniera adeguata l’attività imprenditoriale. Insomma, bisogna assicurare nei rapporti con la Pubblica amministrazione la certezza di tempi e il riconoscimento dei diritti, semplificare i rapporti tra imprese, cittadini e pubblica amministrazione, ridurre il costo della burocrazia, valorizzare la sussidiarietà verticale e orizzontale”.
Per questo motivo la Cia ha promosso la Petizione popolare “Dacci un taglio. E’ semplicemente un tuo diritto”, attraverso la quale sono state raccolte migliaia di firme in tutta Italia per impegnare il governo, nell’ambito delle politiche di semplificazione amministrativa, a predisporre precisi provvedimenti che permettano un adeguato snellimento delle procedure burocratiche.
D’altra parte, più semplificazione amministrativa e legislativa significa risparmio, trasparenza e, soprattutto, recupero di risorse che possono essere destinate allo sviluppo e alla competitività. Oggi, in Italia, il carico burocratico fiacca non solo il sistema imprenditoriale, ma asfissia anche il semplice cittadino.
 “Bastano poche misure -ha avvertito il presidente della Cia- per garantire un effettivo risparmio economico. Un esempio per tutti: una riduzione del 25 per cento del carico dell’apparato burocratico, che nel nostro Paese pesa per il 4,5 per cento sul Prodotto interno lordo (contro il 3,5 per cento dell’Unione europea), per determinare un taglio di oltre 5 miliardi di euro. Una somma con la quale si possono mettere in moto interventi a sostegno della ripresa economica e, quindi, dei vari settori produttivi”.
 “La semplificazione amministrativa, lo snellimento delle procedure e la riduzione degli oneri burocratici -ha sostenuto Politi- rappresentano un’esigenza fondamentale per una società che deve crescere.. Gli orientamenti dell’Europa vanno tutti in questa direzione, mentre l’Italia, purtroppo, è ancora di gran lunga indietro su tale particolare versante”.
Serve -ha avvertito Pascucci- un impegno preciso e realizzabile in tempi certi per migliorare il rapporto tra utenti e Pubblica amministrazione basato su precise direttrici. Prima di tutto è essenziale un maggiore coordinamento tra le Amministrazioni. Sono, poi, indispensabili la dichiarazione unica, l’implementazione delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, l’accesso diretto alla rete. Accanto a ciò, sono necessarie la valorizzazione del principio di sussidiarietà nei confronti delle rappresentanze sociali e l’introduzione nel nostro ordinamento della “valutazione di impatto burocratico” sui provvedimenti all’esame del Parlamento.
 
 
 
 
 
 
 
 
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