Agricoltura: 9 imprese su 10 “soffocate” dalla burocrazia

L'82 per cento degli imprenditori si rivolge a Patronati, Caf (Centri di assistenza fiscale), Caa (Centri di assistenza agricola) e professionisti esterni.

17/giu/2009 11.01.08 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Agricoltura: 9 imprese su 10 “soffocate” dalla burocrazia
Un “costo” che impedisce investimenti, innovazione,
nuova occupazione e “taglia” sviluppo e competitività
 
La Cia presenta un’indagine sugli adempimenti amministrativi. Ogni azienda agricola impiega, in media, dalle cinque alle sei giornate di lavoro al mese per il disbrigo degli adempimenti richiesti dalla Pubblica amministrazione. Il 72 per cento denuncia lungaggini e tempi “scandalosi” per una semplice pratica. L’82 per cento degli imprenditori si rivolge a Patronati, Caf (Centri di assistenza fiscale), Caa (Centri di assistenza agricola) e professionisti esterni.
 
Oltre il 90 per cento degli imprenditori agricoli italiani (nove su dieci) denuncia ostacoli e difficoltà per la propria attività a causa dell’opprimente burocrazia e chiedono, quindi, una semplificazione amministrativa e fiscale che è ritenuta come fattore indispensabile per lo sviluppo. Sta di fatto che, proprio a causa di questo “peso”, il 34,3 per cento delle aziende agricole del nostro Paese ha rinunciato, nel 2008, ad assumere nuovo personale, il 25,5 per cento ha messo da parte progetti di ammodernamento, innovazione e ricerca, il 21,5 per cento non ha compiuto alcun tipo di investimento, il 18,7 per cento è stato costretto a ridurre le coltivazioni. E’ quanto emerge da una ricerca effettuata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori a livello territoriale che è stata presentata oggi a Roma in occasione della tavola rotonda sulla semplificazione normativa in agricoltura.
Sempre nel corso dell’anno passato ogni mese le aziende agricole italiane sono state costrette, in media, allo svolgimento degli adempimenti amministrativi dalle cinque alle sei giornate di lavoro. Il 28 per cento -rileva l’indagine della Cia- ha denunciato di aver dedicato dalle tre alle quattro giornate alla burocrazia, il 34 per cento dalle cinque alle sei giornate, il 38 per cento oltre le sei giornate.
Oltre il 18 per cento delle imprese agricole -sottolinea l’indagine della Cia- ha un incaricato per lo svolgimento delle pratiche burocratiche richieste dalla Pubblica amministrazione. Mentre l’82 per cento si rivolge a patronati, Caf (Centri di assistenza fiscale), Caa (Centri di assistenza agricola) e professionisti esterni per il disbrigo degli adempimenti. Comunque, più del 45 per cento delle imprese è stato costretto a dotarsi di strumenti informatici.
            Nel 2008, più del 60 per cento delle imprese agricole -annota l’indagine della Cia- ha visto crescere del 3-4 per cento i costi burocratici degli adempimenti amministrativi; il 15 per cento tra il 2 e il 3 per cento; il restante tra lo 0.5 e l’1,50 per cento. Il 65 per cento delle aziende ritiene, tuttavia, che, negli ultimi cinque anni, la burocrazia è andata aumentando in modo significativo.
            La Cia sottolinea che il maggiore onere che sopporta l’imprenditoria agricola italiana (94 per cento) è rappresentato dagli adempimenti “specifici” richiesti nel settore. Pesanti anche i “costi” dovuti al fisco (84 per cento) e alla sicurezza sul lavoro (75 per cento). Il 74,5 per cento delle imprese ritiene il costo degli obblighi burocratici un ostacolo alla propria attività produttiva.
Sempre secondo la ricerca della Cia, oltre il 78 per cento delle aziende interpellate sottolinea che la pressione fiscale e previdenziale-contributiva costituisce un pesante freno allo sviluppo e alla competitività. A sua volta, la burocrazia incide negativamente sull’attività, appunto, per il 90 per cento delle imprese.
Neanche l’introduzione di nuove tecnologie informatiche è riuscita, per il 64 per cento delle imprese agricole, a migliorare il rapporto con l’Amministrazione pubblica. E questo soprattutto a causa -si sostiene nell’indagine della Cia- per la complessità degli adempimenti e per il continuo cambiamento delle normative e degli adempimenti ai quali l’imprenditore agricolo è costretto.
Il 58 per cento delle imprese agricole -afferma la Cia- ritiene che la difficoltà dei rapporti con la Pubblica amministrazione risiede soprattutto nel fatto che in questi ultimi anni siano aumentate in maniera esponenziale le scadenze burocratiche e siano rimaste alquanto complesse le richieste da parte degli uffici pubblici. Con l’aggravante che molte di queste norme vengono interpretate ed applicate in maniera diversa da regione a regione, da provincia a provincia e, addirittura, da comune a comune.
Il 30 per cento delle imprese lamenta, poi, il fatto che si trova a confrontarsi da sola con l’apparato burocratico e che più dell’80 per cento delle aziende agricole ricorre, almeno una volta all’anno, all’aiuto delle organizzazioni o dei professionisti esterni.
Oltre al costo economico, l’aspetto che più denunciano le imprese (72 per cento) è costituito dalle lungaggini e dai tempi “scandalosi” richiesti per una semplice pratica di carattere amministrativo, per la quale sarebbero sufficienti solo poche ore, se non minuti.
Il 56 per cento degli imprenditori agricoli interpellati -si legge nell’indagine della Cia- sé dichiarato disposto a nuovi investimenti di carattere produttivo e all’assunzione di manodopera se si dà un “taglio” del 25 per cento al carico burocratico che oggi pesa sull’azienda.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl