Vendemmia: drammatico crollo per i prezzi delle uve Produttori in grave affanno. Redditi “tagliati” dai pesanti costi. Molte aziende a rischio chiusura

Il risultato di questo drammatico trend negativo è -rileva la Cia- uno solo: mettere in ginocchio l'anello più debole della filiera, ovvero quello rappresentato dai produttori di materia prima, che si trovano a dover fare i conti con redditività in picchiata e difficilmente sostenibili ancora a lungo.

25/set/2009 12.15.02 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vendemmia: drammatico crollo per i prezzi delle uve
Produttori in grave affanno. Redditi “tagliati”
dai pesanti costi. Molte aziende a rischio chiusura
                                                                                     
La Cia delinea un quadro preoccupante del settore vitivinicolo. Quotazioni in ribasso del 20-25 per cento, con punte del 45 per cento, rispetto al 2008. In alcune zone un chilo di uva viene pagato all’agricoltore meno di 10 centesimi. Situazioni difficili in tutte le regioni. Anche per l’uva da tavola è un vero tracollo. Ormai si produce in perdita. Pure per i vini di pregio i listini sono in netto ribasso. Sollecitato un confronto ministeriale della filiera. Subito interventi straordinari e concreti.
 
Sarà pure una vendemmia buona sia sotto il profilo della quantità (sugli stessi livelli del 2008 con circa 46 milioni di ettolitri di vino) che della qualità, ma per i produttori è buio pesto. I prezzi delle uve, anche quelle da tavola, sono crollati rispetto allo scorso anno (si registrano diminuzioni, in media, del 20-25 per cento, con punte anche del 45 per cento). In alcune zone vengono pagate meno di 10 centesimi il chilo. A questo si aggiungono i forti aumenti dei costi produttivi e contributivi, che stanno così determinando un taglio netto dei redditi dei nostri vitivinicoltori. Lo sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori allarmata per una situazione che rischia di precipitare, anche sotto la spinta di speculazioni a danno dei produttori. Per questa ragione sollecita un Tavolo di confronto a livello ministeriale con la partecipazione di tutti i rappresentanti della filiera, al fine di sviluppare gli interventi necessari per evitare un drammatico tracollo.
Siamo in presenza -avverte la Cia- di una fase molto difficile in tutto il Paese. Dal Nord al Centro, al Sud, suona forte il campanello d’allarme. I produttori sono allo stremo. La frenetica corsa al ribasso delle uve sta mettendo a dura prova tantissime imprese che vedono tagliati i loro redditi. La conseguenza è che verranno sempre meno i margini di investimento per il mercato e per molte aziende si prospetta addirittura lo spettro della chiusura.
Gli attuali bassi prezzi delle uve -sostiene la Cia- stanno costringendo i produttori a vendere sottocosto. Si registrano netti cali anche per alcune uve atte a produrre vini Doc, quotano sotto i 20 centesimi al chilo. Un lavoro, quindi, in perdita per gli agricoltori, molti dei quali, visto lo scenario odierno, possono abbandonare la produzione vitivinicola.
Il risultato di questo drammatico trend negativo è -rileva la Cia- uno solo: mettere in ginocchio l’anello più debole della filiera, ovvero quello rappresentato dai produttori di materia prima, che si trovano a dover fare i conti con redditività in picchiata e difficilmente sostenibili ancora a lungo.
Il tutto avrebbe come effetto diretto un ulteriore abbassamento del prezzo della bottiglia e la diminuzione, nel contempo, del richiamo di molte tipologie, attrattiva conquistata negli anni con grande fatica.
I prezzi -evidenzia la Cia- sono segnalati in calo generalizzato un po’ in tutte le regioni. Situazioni fortemente critiche si hanno, in particolare, in Piemonte, in Toscana, in Veneto, in Trentino, in Puglia, in Sicilia. Oltretutto, come elemento di ulteriore criticità, sembrerebbe in atto un deciso ridimensionamento, se non una scomparsa, della domanda dai soggetti che abitualmente hanno animato il mercato delle uve.
La situazione è, dunque, di grave emergenza. Occorrono -rimarcala Cia- strumenti eccezionali, altrimenti si rischia di vanificare tutto il lavoro svolto in questi anni per la crescita della qualità dei vini “made in Italy”, che hanno conquistato importanti fette di mercato in tutto il mondo.
 
 
 
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