Imprese agricole con l’acqua alla gola. Debiti e stretta creditizia Le banche chiudono i rubinetti: per gli agricoltori è emergenza Così si finisce nelle mani dell’usura e della criminalità

Debiti e stretta creditizia Le banche chiudono i rubinetti: per gli agricoltori è emergenza Così si finisce nelle mani dell'usura e della criminalità Imprese agricole con l'acqua alla gola.

14/ott/2009 12.20.19 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Imprese agricole con l’acqua alla gola. Debiti e stretta creditizia
Le banche chiudono i rubinetti: per gli agricoltori è emergenza
Così si finisce nelle mani dell’usura e della criminalità
 
La Cia analizza in un convegno a Roma l’attuale situazione che registra gravi problemi per le aziende che, senza finanziamenti, rischiano di chiudere. Il presidente Giuseppe Politi invita gli istituti di credito ad un atteggiamento diverso e più aperto alle attuali esigenze degli imprenditori agricoli. Scopi e obiettivi di Agriconfidi, strumento costituito dalla Confederazione. Ma nel settore primario si investe sempre di meno e le richieste di rientro del debito continuano a crescere. Un panorama reso ancora più difficile a causa degli alti costi produttivi e contributivi e del crollo dei prezzi sui campi.
 
Nelle campagne si investe sempre di meno. Mutui con il contagocce, debiti e sofferenze in crescita. Per gli agricoltori l’accesso ai finanziamenti bancari sta diventando un vero e proprio incubo. Non solo. Le richieste di rientro dal credito continuano a crescere; le istruttorie sono severissime; le garanzie hanno ormai raggiunto livelli assurdi. E tutto ciò significa rubinetti chiusi per qualsiasi progetto di ristrutturazione, di riconversione, di sviluppo. Una situazione preoccupante che ha costretto gli imprenditori agricoli a rivolgersi ad altre fonti finanziarie e molti di essi sono caduti anche nelle mani degli usurai, dei racket, della criminalità organizzata. A lanciare l’allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso del convegno promosso oggi a Roma, presso la sede dell’Associazione bancaria italiana (Abi), dove si è discusso, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo bancario e finanziario, sul tema “Quale credito per l’agricoltura”.
A puntare il dito sulla piaga è stato il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi che ha messo in risalto uno scenario allarmante. “Non bastavano gli elevati costi produttivi e contributivi e il crollo dei prezzi sui campi. Ora le imprese agricole fanno i conti con una stretta creditizia che sta diventando soffocante. Il rischio è di mettere nell’angolo le aziende, sottraendo loro la forte competitività e allontanandole ancora di più dal mercato. E questa è crisi drammatica che prelude anche alla chiusura. Per questo motivo chiediamo che da parte degli istituti di credito ci sia un atteggiamento diverso e più aperto alle attuali esigenze degli agricoltori”.
D’altronde, i dati parlano da soli. Già nel 2008 -è stato sottolineato nel convegno della Cia- si erano avute le prime allarmanti avvisaglie. I prestiti delle banche al settore agricolo avevano registrato un deciso rallentamento. Nel Mezzogiorno il panorama più sconfortante: i finanziamenti erano crollati del 50 per cento. Migliore la situazione al Nord (anche se in diminuzione rispetto agli anni precedenti), ma anche nel Centro si sono dovute accusare evidenti flessioni. Nei primi sei mesi del 2009 la caduta ha assunto dimensioni più marcate. Secondo le ultime rilevazioni della Banca d’Italia, le sofferenze dell’agricoltura avevano raggiunto i 2,7 miliardi di euro, mentre per la concessione di credito è continuato il suo trend al ribasso, toccando in alcune aree del Paese cali anche del 30-35 per cento rispetto agli anni passati.
I riflessi negativi per le imprese agricole -è stato avvertito nell’incontro della Cia- sono stati devastanti. Davanti ad un crescente indebitamento e, soprattutto, alle richieste di rientro da parte degli istituti bancari, molti agricoltori si sono trovati con l’acqua alla gola. La chiusura dei finanziamenti ha costretto diversi imprenditori a rivolgersi all’usura e alla criminalità. Il risultato è facilmente immaginabile: le aziende hanno chiuso i battenti o sono finite in mani non certo oneste. Così i produttori agricoli, in alcuni casi, hanno abbandonato l’attività costruita con anni di lavoro e di duri sacrifici.
“Ecco perché come Cia -ha aggiunto Politi- abbiamo cercato di rispondere alla necessità di credito delle imprese agricole con la creazione di Agriconfidi. Uno strumento nato come soggetto di diritto e ideato per operare a network: in pratica, vi è sia una gestione centrale ed integrata con il sistema servizi Cia che un sistema di sedi territoriali. La gestione è improntata sul principio della sussidiarietà, sulla vicinanza agli imprenditori ed agli istituti bancari locali, nonché sul coordinamento nazionale finalizzato ad agevolare il lavoro delle sedi periferiche e contenere la probabilità di concessione di garanzie a soggetti con alta probabilità di default. La Confederazione, in quanto ente promotore ha provveduto, sin dagli scorsi mesi, ad approntare accordi e convenzioni con il sistema bancario e con l’ Ismea”.
“Per i nostri agricoltori, per quelli che si rivolgono direttamente alle banche o lo fanno con il supporto di Agriconfidi, non chiediamo -ha evidenziato il presidente della Cia- il diritto incondizionato al credito, bensì un sistema che sappia interpretare, con gli opportuni mezzi, le realtà imprenditoriali agricole e che sappia sostenere delle realtà produttive che abbiano bisogno di linfa e non di una morte assistita. Stilare dei parametri, sensati per l’agricoltura, e che possano definire un merito creditizio che giustifichi il rilascio di garanzie, è il principio che ispira ed ispirerà l’operato di Agriconfidi”.
“Le banche -ha rimarcato Politi- hanno eliminato le divisioni interne che si occupavano del credito agrario e, in ragione dei nuovi criteri di valutazione del merito creditizio, si è assistito ad una progressiva spersonalizzazione del rapporto tra banca e agricoltore. Oggi, di fronte alle grandi fusioni tra istituti bancari nazionali e non, appare anacronistico pensare alla possibilità di ricreare strutture operative ‘ad hoc’ per il settore agricolo. Risulta, però, indispensabile assicurare flussi informativi chiari e trasparenti in ordine alle performance patrimoniali ed economico-finanziarie delle aziende. Nella sostanza, sarebbe opportuno che chi meglio conosce il settore (Organizzazioni professionali, Ismea e Confidi agricoli), in sede di valutazione della capacità di assolvere alle posizioni debitorie assunte dall’impresa, fornisse le informazioni (qualitative e quantitative) necessarie alla definizione di un rating chiaro e rispondente alla realtà imprenditoriale”.
Dal convegno Cia sono emerse precise richieste nei confronti delle banche: maggiore disponibilità ad impegnarsi nel finanziamento dell’agricoltura, miglioramento generale delle condizioni sul prestito (allungamento dell’orizzonte temporale del finanziamento, riduzione del costo del finanziamento e della richiesta di garanzie collaterali) e più attenzione verso le piccole e medie imprese, soprattutto operanti nel settore agricolo.
Il presidente della Cia ha, infine, toccato il tema della moratoria dei debiti bancari che, pur risultando emozionalmente positiva, “presenta vari problemi: i benefici non arriveranno se non dopo diversi mesi dalla presentazione della domanda alla banca e taluni adempimenti richiesti risultano penalizzanti per le imprese agricole”.
I lavori del convegno Cia, aperto da Enzo Pierangioli, vicepresidente nazionale, sono stati introdotti da una comunicazione iniziale di Massimo Bagnoli, direttore settore consulenza fiscale e finanziaria “Agricoltura è Vita-Cia”. Sono intervenuti Massimo Roccia, direttore centrale Area Retail Abi e segretario generale Consorzio Patti Chiari, Andrea Montanino, dirigente generale del ministero dell’Economia e delle Finanze-Dipartimento del Tesoro, Ezio Castiglione, direttore generale dell’Ismea, Sandro Pettinato, dirigente dell’Unioncamere-Area Servizi finanziari, infrastrutture e internazionalizzazione, Raffaele Rinaldi, responsabile settore “Credito Corporate” dell’ Abi, Antonio Belmonte, presidente Agriconfidi della Cia.
 
 
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl