Agroalimentare: un “Patto” di filiera per dare forza a tutti i soggetti, contenere i prezzi, valorizzare il prodotto e rendere competitivo il “made in Italy”

Agroalimentare: un "Patto" di filiera per dare forza a tutti i soggetti, contenere i prezzi, valorizzare il prodotto e rendere competitivo il "made in Italy" Agroalimentare: un "Patto" di filiera per dare forza a tutti i soggetti, contenere i prezzi, valorizzare il prodotto e rendere competitivo il "made in Italy" Il presidente della Cia Giuseppe Politi, intervenendo a Roma alla tavola rotonda di Ancd Conad e Federalimentare, ha sottolineato l'esigenza di intese e rapporti più stretti.

28/ott/2009 12.55.12 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agroalimentare: un “Patto” di filiera per dare forza
a tutti i soggetti, contenere i prezzi, valorizzare
il prodotto e rendere competitivo il “made in Italy”
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi, intervenendo a Roma alla tavola rotonda di Ancd Conad e Federalimentare, ha sottolineato l’esigenza di intese e rapporti più stretti. E’ illusorio pensare che i farmer’s market e la vendita a “Km 0”, certamente ottime e lodevoli iniziative, siano la soluzione del problema del rapporto agricoltura-mercato. Tutelare e valorizzare il ruolo della cooperazione. Promuovere l’associazionismo e la contrattazione interprofessionale.
 
“Intese e rapporti più stretti nella filiera agroalimentare rappresentano i passaggi obbligati per dare più forza e competitività a tutti i soggetti che la compongono, dal campo alla distribuzione. Bisogna avviare un lavoro comune superando difficoltà, diffidenze e sovrapposizioni. Ecco perché insistiamo da tempo sull’esigenza di un vero ‘Patto’ per dare una svolta all’intero sistema e garantire ai vari protagonisti, dall’agricoltore, all’industriale e al commerciante, sia all’ingrosso che al dettaglio, le reali condizioni per svolgere adeguatamente la loro attività. In questo modo è possibile anche favorire prezzi più vantaggiosi per i consumatori e rilanciare il prodotto nazionale, soprattutto in un momento, come l’attuale, contraddistinto da grandi e complessi problemi”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi intervenendo oggi a Roma alla tavola rotonda promossa da Ancd Conad e Federalimentare su “La filiera agroalimentare: tra successi, aspettative e nuove mitologie”.
“D’altronde, i rapporti di integrazione contrattuale tra agricoltura, industria e commercio che noi auspichiamo -ha aggiunto Politi- non vogliono imporre d’autorità, attraverso il prezzo, il bilanciamento dei poteri. Essi sono, innanzitutto, un’azione di trasparenza delle condizioni che regolano la cessione del prodotto; debbono porsi l’obiettivo di far corrispondere le esigenze della domanda e dell’offerta, di valorizzare sul mercato il prodotto nazionale a vantaggio di tutta la filiera e del nostro ‘made in Italy’ di qualità. Ma la contrattazione non sarà vantaggiosa per tutte le componenti se sarà lasciata al solo gioco delle forze del mercato. Da qui l’auspicio di aprire una pagina nuova, fatta di concreti accordi”.
“È illusorio, infatti, pensare che la filiera corta, nelle sue varie declinazioni, farmer’s market e vendita a ‘Km 0’, certamente ottime e lodevoli iniziative, sia la soluzione del problema del rapporto agricoltura-mercato. Non mi convince -ha detto il presidente della Cia- la giustificazione che essi sono parte di un’offerta diversificata. Quel 60 per cento ed oltre di prodotto agricolo che passa per l’industria alimentare lo lasciamo, quindi, al libero arbitrio delle forze di mercato? E quel 16 per cento di marchi commerciali gestito dalla grande distribuzione? Ecco, vorrei che da parte del legislatore fosse dedicata molta più attenzione al funzionamento delle filiere”.
“La nostra proposta, che rivolgiamo innanzitutto al ministro delle Politiche agricole, alimentari e commerciali Luca Zaia, al legislatore nazionale, comunitario e regionale, alle organizzazioni rappresentative della filiera è quella di definire -ha rimarcato il presidente della Cia- un’agenda di lavoro che affronti tre precisi capitoli. Il primo è l’attuazione dei decreti delegati sulla regolazione dei mercati, in particolare per quanto riguarda la disciplina dell’’erga omnes’, i criteri di rappresentatività delle organizzazioni di produttori, l’obbligatorietà delle regole, i controlli e le sanzioni.Il secondo riguarda la revisione delle leggi sulle organizzazioni di produttori e l’interprofessione, per completarle e correggere gli errori che le hanno rese deboli ed inefficaci. Il terzo capitolo è promuovere l’associazionismo e la contrattazione interprofessionale”.
Per quanto concerne proprio la cooperazione e l’associazionismo, Politi ha sottolineato che essi “si presentano ancora come punti di eccellenza e non come esperienza diffusa e radicata nel territorio. Per questo condanniamo l’attacco di cui sono stati fatti oggetto. Come Cia siamo impegnati a difendere la loro autonomia e le loro prerogative. Lavoriamo per potenziare le cooperative e le organizzazioni di produttori, vogliamo rafforzare la democrazia economica al loro interno e la partecipazione degli agricoltori in tutte le istituzioni, economiche e non, alle quali aderiscono.
“Per tale motivo dobbiamo prendere atto, con rammarico, del sostanziale fallimento dell’esperienza interprofessionale negli ultimi anni. Fallimento sul piano organizzativo e dei rapporti interprofessionali; fallimento sul piano legislativo perché le numerose leggi di riforma, dal 1999, non hanno delineato un quadro giuridico capace di dare slancio all’interprofessione. Non esiste un colpevole. Siamo, comunque, convinti che -ha concluso il presidente della Cia- la via maestra per migliorare le condizioni di reddito degli agricoltori, valorizzare la produzione agricola e rendere più efficiente il mercato sia l’interprofessione: organizzazioni economiche, organizzazioni e relazioni interprofessionali. Attraverso questa strada vogliamo, come dice il documento del ‘G8’ agricolo, migliorare l’efficienza delle filiere agroalimentari”.
 
 
 
 
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