Antitrust: bene il Tar sul “cartello” della pasta Una conferma della denuncia Cia. Prezzi a picco per il grano duro. Troppo cari i listini al dettaglio

Prezzi a picco per il grano duro.

29/ott/2009 15.15.28 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Antitrust: bene il Tar sul “cartello” della pasta
Una conferma della denuncia Cia. Prezzi a
picco per il grano duro. Troppo cari i listini al dettaglio
 
Questa vicenda ripropone con urgenza l’esigenza di fare massima chiarezza sul mercato. Indispensabile un Patto di filiera che permetta di costituire al più presto una seria interprofessione del settore.
 
La conferma da parte del Tar del Lazio delle multe inflitte dall'Antitrust alla fine dello scorso febbraio ad alcune industrie produttrici di pasta, ritenute responsabili di aver fatto “cartello” per far lievitare i listini, dimostra che le nostre denunce erano nel giusto. E’ quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
Fin dal primi rincari al dettaglio, avevamo denunciato -rileva la Cia- una situazione alquanto anomala, visto che al crollo dei listini sul campo del grano duro era corrisposto, nei mesi scorsi, un aumento delle quotazioni al dettaglio della pasta, con picchi anche molto elevati. Una questione che avevamo fatto presente alla stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato
La Cia ricorda, infatti, che, dopo le impennate dei primi mesi del 2008, per il grano duro nazionale è stato un vero e proprio tracollo. I prezzi pagati ai produttori sono in drammatica picchiata (13-15 euro al quintale). Addirittura più bassi di venti anni fa, quando le quotazioni erano di 50.000 lire, pari ad euro 25,82. Un “taglio”, quindi, di quasi il 50 per cento. Non solo. Gli ettari seminati sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008 e c’è il rischio di un ulteriore calo visto che, alla vigilia delle nuove semine, diversi agricoltori sono propensi ad abbandonare questa coltura sia per i prezzi non remunerativi che per gli elevati costi produttivi, contributivi e burocratici.
Questa vicenda -sostiene la Cia- ripropone con urgenza l’esigenza di fare massima chiarezza sul mercato e rendere trasparenti i prezzi dall’origine al dettaglio. Per tale ragione, si pone la necessità di un riconoscimento della qualità del grano duro italiano. Da qui l’esigenza di arrivare ad un organico Patto di filiera che permetta di costituire al più presto una seria interprofessione del settore.
La Cia rinnova anche l’invito al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e alle Regioni di una rapida approvazione del Piano di settore cerealicolo che, pur con una scarsa dotazione finanziaria, potrebbe attivare, in un quadro organico, contratti di filiera, Psr, ricerca e sperimentazione. Accanto a ciò, occorrono investimenti per modernizzare la rete degli stoccaggi e per sviluppare la logistica commerciale.
 
 
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