Inflazione: i prezzi in picchiata sui campi frenano (di poco) la “corsa” dei listini al dettaglio. Molti prodotti agroalimentari restano ancora cari

30/ott/2009 12.56.09 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: i prezzi in picchiata sui campi frenano (di poco) la “corsa”
dei listini al dettaglio. Molti prodotti agroalimentari restano ancora cari
 
La Cia evidenzia che le quotazioni agricole all’origine hanno interessato tutti i settori. Drastico il crollo per i cereali, l’ortofrutta, il latte e l’uva. Ci si attendeva un rallentamento più accentuato al consumo, anche se non si registrano più le impennate degli ultimi anni.
 
La frenata della “corsa” dei listini agroalimentari al dettaglio nel mese di ottobre (+0,1 per cento rispetto al precedente mese di settembre e più 0,7 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2008) è la diretta conseguenza del crollo dei prezzi sui campi (meno 12,5 per cento a settembre, che fa seguito al meno 16 per cento di agosto). Tuttavia, le quotazioni sugli scaffali di molti prodotti, in particolare quelli dei “trasformati”, rimangono care; comunque, sempre al di sotto dei livelli raggiunti negli ultimi anni. Lo segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati provvisori dell’Istat sull’inflazione.
Oltre ai prodotti “lavorati”, la Cia segnala incrementi nei prezzi al consumo di pane e di alcuni derivati dei cereali (più 0,6 per cento rispetto a settembre scorso e più 0,3 per cento nei confronti del 2008). Anche per la carne bovina si ha un rialzo mensile dello 0,2 per cento e dell'1,1 per cento annuale. Diversa la situazione per i prodotti “freschi” (frutta, ortaggi), i cui prezzi al dettaglio, soprattutto in conseguenza della caduta verticale dei listini all’origine, sono rimasti stabili rispetto a settembre.
La flessione ha interessato i prezzi all’origine di tutti i comparti agricoli. Particolarmente accentuato è -avverte la Cia- il calo registrato dai cereali, che segnano un meno 26 per cento, con punte anche del 35-40 per cento per il grano duro e quello tenero. Un drammatico tracollo si ha per la frutta e per gli ortaggi con flessioni, rispettivamente, del 22,3 per cento e del 12,8 per cento.
Non meno confortante è la situazione per il comparto dei vini, i cui listini sono scesi, sempre a settembre scorso, del 18,6 per cento. Ma il vero allarme nel panorama vitivinicolo è rappresentato dai prezzi all’origine delle uve, che sono diminuiti anche del 30-40 per cento rispetto ad un anno fa. Oggi un chilo di uva può avere un prezzo sul campo anche di soli 10 centesimi.
Accanto ad una diminuzione per le colture industriali (meno 4,2 per cento), la Cia segnala un forte calo dei prodotti lattiero-caseari (meno 14,6 per cento). E’ soprattutto pesante la caduta del prezzo del latte alla stalla (meno 16 per cento rispetto allo scorso anno). In discesa anche i listini per i suini (meno 11,9 per cento) e per i bovini (meno 3,3 per cento).
 
Prezzi agricoli in caduta libera a settembre 2009
(var.% su settembre 2008)

Cereali -26
Frutta fresca e secca -22,3
Ortaggi e legumi -12,8
Vini ed altre bevande -18,6
Latte e derivati -14,6
Bovini e bufalini -3,3
Suini -11,9




 
 
 
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