I consumi alimentari restano al palo. La famiglia italiana cambia menù, è sempre più attenta alle “promozioni” e compra di più nei “discount”

02/nov/2009 15.00.36 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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I consumi alimentari restano al palo. La famiglia italiana cambia menù,
è sempre più attenta alle “promozioni” e compra di più nei “discount”
 
 
La Cia evidenzia, sulla base dell’ultima indagine di Ismea, una situazione di cautela da parte del consumatore. Il carrello della spesa rimane ancora “povero”. I cali più accentuati si hanno negli acquisti dei derivati dei cereali, della carne bovina, dell'olio d’oliva, dei vini. Meglio frutta e ortaggi. Le vendite risultano in lieve aumento nel Nord-Est e nel Centro, in leggera flessione nel Nord-Ovest e stabili al Sud.
 
I consumi alimentari continuano a restare al palo. La crisi economica fa sentire ancora i suoi effetti e gli acquisti delle famiglie italiane rimangono frenati. Le previsioni per quest’anno parlano, dunque, di una sostanziale stabilità (un lieve aumento tra lo 0,2 e lo 0,4 in quantità rispetto al 2008). E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori in base anche all’ultima indagine sulle tendenze agroalimentari dell’Ismea.
La tendenza al ristagno -ricorda la Cia- si è riscontrata, d’altra parte, in tutti i primi nove mesi dell’anno. Il consumatore -come rileva la stessa indagine dell’Ismea- appare ancora cauto e, sebbene non riduca i volumi acquistati, tuttavia fa più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come i discount. Anche davanti a prezzi che non hanno subito rincari, sussiste un clima d’attesa e non s’intravede un riorientamento della composizione di spesa verso un carrello complessivo di maggior valore, anzi il fenomeno a cui si assiste da tempo è un impoverimento del “budget” di spesa.
E così -avverte la Cia- quattro famiglie su dieci hanno tagliato drasticamente la spesa alimentare. Il 60 per cento ha addirittura cambiato menù, mentre il 35 per cento è stato costretto ad optare per prodotti di qualità inferiore. Per mangiare, comunque, si continua a spendere di più al Centro e al Sud che al Nord.
Nel contesto dei “tagli” alimentari, si riscontra che -segnala la Cia- il 40 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di carne, in particolare quella bovina, il 38 per cento quelli di pane, il 36 per cento quelli di olio d’oliva e il 35 per cento quelli di vino.
Nel dettaglio dei primi nove mesi del 2009 -sempre sulla base dei dati dell’Ismea- si osservano contrazioni (meno 1,4 per cento in quantità rispetto allo stesso periodo del 2008) nella domanda di derivati dei cereali. Calo imputabile totalmente ai derivati del frumento, mentre tiene il consumo di riso. Flessioni anche per la carne bovina (meno 2,2 per cento), per l’olio di oliva (meno 1,3 per cento), nonostante i forti ridimensionamenti dei prezzi, e per i vini e spumanti (meno 1,14 per cento). Tra questi ultimi, alla diminuzione della domanda per i vini senza denominazione si è aggiunta anche quella rivolta ai vini Doc/Docg, mentre una lieve ripresa si registra per gli spumanti. Invariati gli acquisti domestici di carne avicola e suina, di salumi, di latte e derivati. Una domanda più vivace, invece, hanno registrato i prodotti ittici (più 3,8 per cento), gli ortaggi (più 1,4 per cento) e la frutta (più 2,9 per cento)
Le previsioni dei consumi domestici per l’intero 2009 -sostiene la Cia- non dovrebbero evidenziare grandi cambiamenti. Ci si dovrebbe attestare sugli stessi livelli dell’anno passato, a fronte di una lieve riduzione della spesa dovuta a ridimensionamenti dei listini.
Nel dettaglio, le “voci” che attualmente stanno manifestando una flessione della domanda rimarranno -come si evince dall’indagine dell’Ismea- in trend negativo, ma le contrazioni dovrebbero attenuarsi per i derivati dei cereali (meno 1,5 per cento), per l’olio di oliva (meno 1,2 per cento) e per i vini e spumanti (meno 0,8 per cento), mentre per la carne bovina si preannuncia una diminuzione molto accentuata (meno 3,2 per cento). Potrebbe, invece, rallentare la domanda di frutta (più 2,5 per cento), di carne avicola (meno 1,2 per cento) e prodotti ittici (più 3,3 per cento).
Per quanto riguarda il dettaglio per area geografica, i consumi domestici -rimarca la Cia- risultano in lieve aumento nel Nord-Est e nel Centro, in leggera flessione nel Nord-Ovest e stabili al Sud.
Sul fronte dei canali di vendita, alla stabilità degli acquisti effettuati presso supermercati, ipermercati e dettaglio tradizionale, ha fatto riscontro una crescita delle vendite di discount e liberi servizi e una contrazione presso gli altri punti vendita. I discount in particolare presentano aumenti di poco inferiori ai dieci punti percentuali, comprensibili in periodi di congiuntura sfavorevole come quello che sta interessando l’economia mondiale ormai da un paio di anni.

I consumi alimentari nel 2009
(var. % su 2008)

Derivati dei cereali -1,5
Carne bovina -3,2
Carne suina e salumi -0,4
Carne avicola -1,2
Latte e derivati 0,7
Prodotti ittici 3,3
Ortaggi e patate 1,3
Frutta e agrumi 2,5
Olio d’oliva -1,2
Vino e spumante -0,8
TOTALE 0,4

Elaborazione Cia-Confederazione Italiana Agricoltori su dati Ismea


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