Crisi: nove agricoltori italiani su dieci vedono “nero” La ripresa non arriverà in tempi brevi. Totale insoddisfazione per le misure adottate dal governo

Per il 95,6 per cento l'attuale situazione di crisi che sta investendo il settore primario, sempre più in emergenza, rischia di protrarsi ulteriormente e difficilmente si riuscirà a superare nel giro di breve tempo.

11/nov/2009 16.29.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: nove agricoltori italiani su dieci vedono “nero”
La ripresa non arriverà in tempi brevi. Totale
insoddisfazione per le misure adottate dal governo
 
Anticipati i risultati di un’indagine della Cia. Il 34,8 per cento degli intervistati si dichiara scoraggiato e pensa ad un abbandono dell’attività produttiva. Il 25,8 per cento nel 2009 è stato costretto a modificare coltura. Bocciata anche la politica agricola Ue. Si fa molto affidamento sul Trattato di Lisbona e sul nuovo ruolo del Parlamento di Strasburgo.
 
Gli agricoltori italiani vedono “nero” nel loro futuro. Per il 95,6 per cento l’attuale situazione di crisi che sta investendo il settore primario, sempre più in emergenza, rischia di protrarsi ulteriormente e difficilmente si riuscirà a superare nel giro di breve tempo. Il 96,3 per cento ritiene totalmente insufficienti per l’agricoltura i provvedimenti varati nell’ultimo anno, mentre il 34,8 per cento si dichiara scoraggiato e pensa ad un abbandono dell’attività produttiva. E’ quanto risulta dalle anticipazioni di un’indagine compiuta dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori sull’intero territorio nazionale sull’indice di fiducia degli imprenditori agricoli davanti alla difficile congiuntura che sta penalizzando il mondo agricolo del nostro Paese.
L’indagine della Cia -che verrà presentata nei prossimi giorni- conferma la complessità dei problemi che attanagliano l’azienda agricola italiana.. Il 75,6 per cento degli agricoltori intervistati ha dichiarato che quest’anno ha compiuto solo le spese necessarie per l’impresa, ma nessun tipo di investimento innovativo. L’85,7 per cento ha avuto enormi difficoltà per gli adempimenti burocratici, mentre il 25,8 per cento è stato costretto a modificare la propria attività produttiva. Una percentuale che ha riguardato soprattutto i produttori di grano duro che hanno preferito altri tipi di colture perché più remunerative.
Sempre secondo i risultati dell’indagine Cia, il 97,4 per cento dei produttori agricoli interpellati vorrebbe misure più incisive da parte del governo. Tra le principali richieste, troviamo il finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, la fiscalizzazione degli oneri sociali, le riduzioni fiscali sul gasolio e sui mezzi di produzione, gli incentivi per i giovani.
Il futuro molto incerto dell’agricoltura italiana viene determinato, per il 85,5 per cento degli intervistati, anche dall’attuale politica agricola europea che continua a mostra troppi squilibri. Le decisioni prese a Bruxelles -si rileva nell’indagine Cia- vengono giudicate, per l’83,2 per cento, insufficienti per ridare impulso al settore. Il 76,9 per cento è, invece, favorevole al Trattato di Lisbona, in quanto -viene sottolineato- si avrà un maggiore potere da parte del Parlamento di Strasburgo, il cui operato viene giudicato positivamente dal 72, 3 per cento degli intervistati.
 
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