PARI OPPORTUNITA': BRACCIANO (RM), IERI TAVOLA ROTONDA CONTRO VIOLENZA ECONOMICA

26/nov/2009 13.47.10 Ufficio Stampa Comune di Bracciano Contatta l'autore

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Ieri tavola rotonda in occasione della ‘Giornata internazionale contro la violenza sulle donne’.

Garantire l'inserimento socio-lavorativo delle donne; la parità salariale; e maggiori servizi di assistenza per conciliare i tempi di cura e di lavoro, strimolando anche le donne ad assumere un ruolo da protagoniste nel mercato del lavoro e nella società. Questi alcuni degli spunti emersi ieri nel corso della tavola rotonda promossa dal Comune di Bracciano in occasione della ‘Giornata internazionale contro la violenza sulle donne’. Un incontro che ha affrontato il tema della violenza in un’ottica economica. La violenza infatti non è solo fisica: è violenza negare il lavoro, negare la carriera, negare l'accesso ai posti decisionali, negare cittadinanza al modo di essere femminile.

A discuterne, un parterre di donne impegnate nelle istituzioni, nei servizi, ma anche semplici portatrici della propria esperienza umana e professionale, coordinate da Paola Lucci, Consigliera incaricata per le Politiche di genere. “La parola violenza fa balzare subito agli occhi la tragedia della violenza fisica contro le donne - ha spiegato Lucci - ma noi abbiamo scelto di dare un taglio diverso alla discussione perché è opportuno affrontare il tema delle discriminazioni verso le donne in un’ottica trasversale che attraversi tutti gli aspetti di questo fenomeno. Una filosofia - ha aggiunto - che stiamo portando avanti anche negli interventi che abbiamo promosso come Amministrazione che sono andati dall’adesione alla Staffetta dell’Udi contro la violenza sulle donne, alla promozione del progetto di assistenza ‘Nessuno tocchi Eva e le sue Figlie’; passando per i progetti destinati alla formazione e all’autoimpiego (Laboratorio sartoriale) e alla consulenza per l’inserimento nel mondo del lavoro (attivazione del Col) ”.

Un quadro decisamente ‘poco roseo’, quello della condizione economica delle donne, come dimostrano le statistiche e le analisi economiche. La Nota aggiuntiva ‘Donne, innovazione, crescita’ al secondo ‘Rapporto sullo stato di attuazione della Strategia di Lisbona in Italia’ delinea il quadro attuale dell’occupazione femminile nel nostro Paese. Attualmente lavora il 46,3% delle donne italiane, contro una media europea del 57,4%; questa distanza si fa ancora più ampia se consideriamo che l’obiettivo della strategia di Lisbona per il 2010 è arrivare a un’occupazione del 60%. Questi dati posizionano l’Italia al penultimo posto, seguita solo da Malta, rispetto ai 27 paesi membri dell’Ue; uno stato che risente della forte disparità tra il Nord dove l’occupazione è pari al 56% nel Nord-Ovest e al 57% nel Nord-Est, e il Sud dov'è di 31,1 punti percentuali. In più, queste cifre risentono di una forte differenza legata all'età delle lavoratrici: se per le donne con età compresa tra i 25 e i 34 anni lavora il 74,3% nel Nord e il 34,7% nel Sud, per le donne che superano i 45 anni i livelli di occupazione anche nelle aree più sviluppate si abbassano, collocandosi a meno 20 punti percentuali rispetto alla media europea. Un altro problema riguarda i "soffitti di cristallo" ossia i ruoli direttivi sono spesso una meta difficile da raggiungere per le donne italiane, soprattutto nel settore del privato: nel 63,1% delle aziende quotate in borsa, ad esclusione di banche e assicurazioni, non c’è alcuna donna nel Consiglio di Amministrazione, mentre questa percentuale sale al 72,2% per le banche, su un campione di 133 istituti di credito. Nelle aziende sanitarie i dati sono più alti perché è una donna l’8% dei direttori Generali, il 9% dei Direttori Amministrativi e il 20 % dei Direttori Sanitari; sono comunque bassi se rapportati alla percentuale di personale femminile con profilo sanitario non-manageriale.

Il dibattito - arricchito da un documento di analisi inviato da Barbara Pettine, della Fiom-Cgil Nazionale, invitata ma purtroppo impossibilitata a essere presente all’incontro - ha visto l’intervento di Cristina De Dominici, dell'Assessorato alle Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Roma, che ha tracciato un bilancio degli interventi di sistema messi in campo da Palazzo Valentini in tema di lavoro e formazione, con particolare riguardo su quelli dedicati alle donne. Fra questi, spicca senza dubbio la formazione retribuita che consente alle donne di poter seguire corsi di perfezionamento e arricchimento delle competenze senza dover rinunciare a una qualche forma di rimborso o remunerazione. Un aspetto, questo, che crea non pochi problemi alle donne che hanno già una famiglia e dei figli che vogliono reintegrarsi nel mondo del lavoro, come hanno testimoniato gli interventi delle operatrici dei Centri di orientamento al lavoro (Col) di Bracciano e Manziana. La maternità infatti è una delle cause di perdita del lavoro o di ostacolo al reintegro, nonostante le qualità e i livelli di formazione delle candidate. Un’esclusione che si riflette anche nelle tipologie di ruoli ricoperti dalle donne, spesso assenti da quelli dirigenziali e scarsamente rappresentate negli organi delle categorie professionali, come ha ricordato Dalia Bardini, Consulente del lavoro specializzata nel no profit. Ed è proprio il terzo settore, l’ambito in cui la creatività e la potenzialità femminile si esplica al massimo. Non a caso, come ha ricordato Oria Gargano dell’Associazione Be Free, le donne costituiscono la più importante forza mondiale per la crescita dell’economia.

Prima del dibattito conclusivo in cui il pubblico ha condiviso con l’assemblea le proprie esperienze sia personali sia lavorative, sono intervenute anche Luciana Cicini di Solidea-Istituzione Solidea della Provincia di Roma, che ha ricordato le attività svolte dall’associazione per l’educazione dei ragazzi alle pari opportunità e contro le discriminazioni; e l’Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Bracciano, Elena Rosa Carone Fabiani, la quale ha ricordato la particolare condizione delle donne immigrate e ha invitato tutte le donne a essere più solidali fra loro.

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