Ravenna - Prigionieri dei cani di Guberti

Mustapha ti sposta il cancelletto e ti apre la porta per entrare nel recinto.

24/gen/2010 19.49.14 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Da oltre un anno la maggior parte dei pointer sequestrati all\`allevatore ravennate sono in una pensione di Occhiobello che i proprietari hanno concesso all\`associazione animalista che ha in affidamento gli animali. Dopo dodici mesi le bestie vivono tra escrementi e fango e i padroni dell\`ostello hanno avuto solo un quarto di quanto pattuito.
“Guarda, lo vedi com\`è ridotto il nostro parco?”. Se guardi dove ti indica Mustapha non vedi nessun parco, vedi niente di verde. C\`è solo una distesa di terra resa dura come il cemento dalle sgambate di quasi duecento cani. Qua e là alberi massacrati dalle loro unghie e buche così profonde da non vedere il fondo, scavate dagli stessi animali. Mustapha tiene le mani ficcate nelle tasche del piumino, gli stivali piantati a terra e il cappellino sulla testa: “Qui avevamo un parco bellissimo dove i cani che ospitavamo nella nostra pensione potevamo muoversi”. Poi sono arrivati poco più di centosettanta pointer, i cani da caccia dell! \`allevamento del Vento, quello di Giorgio Guberti. La guardia forestale li ha sequestrati alla fine del 2008 accusando l\`ex veterinario di Campiano di maltrattamenti. In attesa che la giustizia faccia il suo corso (le indagini preliminari si sono chiuse un mese fa), la polizia giudiziara li ha affidati a un\`associazione animalista, Anta. Che poi ha ne ha delegata un\`altra, Animal Liberation. Che si è rivolta a Mustapha e alla sua compagna Carlotta per trovargli una sistemazione - sempre in attesa della giustizia - in questo angolo di Veneto.

“Bau bau micio micio”, il nome della pensione. Quattro stelle a dieci minuti dal casello di Occhiobello della A13. Ma lascia stare il navigatore satellitare o Google Maps che quella stradina ghiaiata non la conoscono. Meglio se dai un colpo di telefono a Mustapha che ti risponde sempre. “Abbiamo avviato la pensione per animali nel 1999 - racconta con orgoglio -. Ci siamo fatti una clientela che di noi si fida ma ora abbiamo! perso quei clienti. Non credo li riavremo”.

Se Mustapha e Ca rlotta non riavranno i loro clienti è perché negli ultimi dodici mesi quel gioiellino di pensioncina dove coccolavano i cani degli altri e crescevano i loro golden è collassata sotto il peso di quasi due centinaia di bestie che vivono a modo loro, come gli ha insegnato la natura, scavando e rosicchiando di ogni. “Il pointer deve stare sulla terra”, sentenziava Guberti quando gli animalisti lo accusavano di essere un uomo senza cuore per come teneva i suoi amati cani. Glieli hanno sequestrati e ora li ritrovi lì sulla terra. Anzi, lì nel fango. Tra feci e paglia. “Si chiama lettiera permanente”, ammoniva Guberti quando gli animalisti gli puntavano il ditino contro dopo essere entrati nei suoi allevamenti dicendo che lasciava dormire i suoi amati cani tra gli escrementi. Glieli hanno sequestrati e ora li ritrovi lì a dormire tra i loro escrementi.

Mustapha ti sposta il cancelletto e ti apre la porta per entrare nel recinto. Attraversi il corridoio dei venti box che gi! à c\`erano prima dell\`arrivo dei pointer. Ai lati le porticine delle gabbie, dentro i cani. Tanti in ogni box. “In questi box dovrebbero stare al massimo due cani ma gliene tengono anche quattro o cinque”. Quelli che glieli tengono di cui parla Mustapha sono i volontari di Animal Liberation. Gente che da più di un anno ha il compito di curare i cani sotto sequestro usando le strutture dell\`ostello che Carlotta e il compagno hanno dato in concessione. L\`accordo fatto con una stretta di mano - “Perché noi ci fidiamo ancora della parola della gente” - prevedeva una permanenza di un paio di mesi. Per cui l\`associazione avrebbe pagato un forfait di 10mila euro al mese. Un prezzo di favore: “Ai privati che ci portano il cane chiediamo 20 euro al giorno occupandoci noi di tutto. Con gli animalisti l\`accordo prevedeva solo la disponibilità della struttura e ci è sembrato giusto fare un prezzo ridotto”. Senza nascondere l\`aspetto economico: “Noi non siamo dei volontari che fan! no beneficenza. Viviamo con questa pensione perciò per noi era anche l a possibilità di utilizzare al massimo la struttura nei primi mesi dell\`anno che di solito sono i meno affollati”. Ma i mesi da due sono diventati dodici e i soldi invece di essere 120mila sono stati, secondo il racconto dei due, solo 32mila.

Sfiniti da un anno di convivenza forzata con quel branco, vorrebbero indietro la loro pensione. Ma gli animalisti non si spostano. “E noi continuiamo ad avere quasi duecento cani che abbiano sotto le finestre delle nostre camere da letto”. Allora almeno vorrebbero i loro soldi. “Animal Liberation dice che vogliamo solo arricchirci - dice Carlotta appoggiata al tavolo del salotto con l\`aria stanca - e ci sta scatenando contro tutti gli animalisti. Riceviamo telefonate e email piene di insulti”. Spostare loro i pointer? Non possono: gli animali sono sotto sequestro e possono accudirli solo chi ne è incaricato dal tribunale. “Amiamo gli animali ma così non possiamo continuare”. Che amino gli animali lo capisci in fretta quando m! etti la faccia dentro casa: il pappagallo nella gabbia, i pesci nell\`acquario, il cucciolone di golden che ti fa festa e il gatto che ti sale sulle ginocchia mentre parli con loro.

Ora sei dentro al recinto. Ti giri su te stesso, ti guardi attorno. Ti sembra che da quello che vedi in quel quadrato di terra rodigina a quello che hai visto un anno fa tra Campiano e Osteria ci sia poca differenza. Il fango per terra è sempre fango, la cacca dei cani è sempre cacca, la paglia su cui dormono è sempre paglia, i box fatiscenti realizzati alla meno peggio sono sempre box fatiscenti realizzati alla meno peggio. E i cani? Ti guardano con la stessa faccia con cui ti guardavano attraverso la rete metallica nella campagna ravennate. In fondo sono sempre loro. Meno infreddoliti, questo sì. Più grassi, anche questo sì. Ma c\`è voluto poco: prima erano magri perché è così che il suo allevatore li voleva, ora gli danno 150 chili di crocchette ogni giorno. Ingrasserebbe chiunque. “! Sono troppo grassi”, ha chiosato Guberti quando è passato dalla pensio ne a visitare i suoi cani. Che dal 2008 a oggi si sono spostati dalla Romagna al Veneto subendo il destino che per loro decide qualcuno convinto di sapere qual è il loro bene. Prima era Guberti che li voleva pelle e ossa perché dovevano correre veloci, come il vento. Poi erano gli animalisti che li volevano liberi, grassi e in condizioni diverse. Ora lo decideranno i magistrati.

Andrea Alberizia
aalberizia@romagnanoi.it















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