Cosenza - Cani randagi, la Procura apre un fascicolo

L\'inchiesta punta a fare luce sul comportamento omissivo delle istituzioni alle quali sarebbe demandata la soluzione del problema del randagismo: Comune e Azienda sanitaria provinciale.

25/gen/2010 17.45.14 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Il capo dei pm Dario Granieri e l\`aggiunto Domenico Airoma indagano contro persone da identificare.
Denunce, segnalazioni, richieste d\`intervento. Una montagna di carte ha trasformato il problema dei cani randagi in autentica emergenza. Ce ne sono troppi in giro per la città, e di taglia diversa. E molti costituiscono una minaccia per i cittadini che, loro malgrado, rischiano d\`essere aggrediti. L\`ultimo episodio è storia di qualche giorno fa, su viale Mancini. Un uomo si stava godendo la sua ora di jogging pomeridiano quando, improvvisamente, è stato assalito da un branco di cani che sembravano impazziti. Il poveretto ha dovuto inevitabilmente aumentare il suo ritmo di corsa, riuscendo a trovare riparo in una vicina attività commerciale. Alla fine ha raccontato d\`essersela vista davvero brutta. Un episodio che ha fatto traboccare un vaso troppo pieno perchè i cittadini che invocano l\`intervento degli enti urlano nel deserto. Così qualcuno ha deciso di rivolgersi a! lla Procura cittadina. E il capo dei pm, Dario Granieri, e l\`aggiunto, Domenico Airoma, hanno aperto un fascicolo contro persone da identificare.
L\`inchiesta punta a fare luce sul comportamento omissivo delle istituzioni alle quali sarebbe demandata la soluzione del problema del randagismo: Comune e Azienda sanitaria provinciale. Una normativa ancora troppo vaga consente ai due Enti di rimpallarsi le responsabilità. Non è mai ben chiaro il ruolo dell\`uno e quello dell\`altro. E così, capita che il cittadino si ritrovi davanti un muro e che la sua legittima richiesta d\`intervento possa naufragare davanti alla complessità della insensibile burocrazia. Certo, la Cassazione, con la sentenza numero 8137, ha diversificato, di recente, i ruoli di Comune e Asp in merito a responsabilità dirette degli enti in caso di cittadini aggrediti da cani randagi. Mentre il giudice aveva stabilito che la responsabilità fosse equamente condivisa, la Suprema Corte, nella primavera dello ! scorso anno, ha ritenuto responsabile esclusivamente l\`Azienda sanita ria. Gli ermellini, in particolare, così si sono pronunciati: «Per l\`omessa vigilanza sui cani randagi, la legittimazione passiva spetta alla locale Azienda sanitaria, succeduta alla Usl, e non al Comune, sul quale, perciò, non può ritenersi ricadente il giudizio di imputazione dei danni dipendenti dal suddetto evento».
Adesso, toccherà ai carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria approfondire i temi investigativi richiesti dalla Procura. E dal lavoro d\`intelligence, che si preannuncia particolarmente complesso, è attesa una soluzione all\`intricato dilemma: chi dovrà fare pulizia di randagi in città?
Ma quello dei cani che vagabondano in giro per le nostre strade non è la sola \"ansia da Fido\" che tormenta i cosentini. Accanto al randagismo, infatti, si pone il problema dei \"molossi\" che vengono portati al guinzaglio (quando va bene) senza la museruola. E così può accadere quello che è successo venerdì pomeriggio in via delle Medaglie d\`oro: un pit-bull! sfuggito al controllo del suo giovane padrone ha sventrato e ucciso un esemplare di yorkshire. Nel suo impeto assassino, il cane-killer ha, pure, azzannato una donna polacca che portava a spasso il cagnolino. La, fortunatamente, donna se l\`è cavata con delle ferite che guariranno presto, lo yorkshire, invece, è rimasto sul prato privo di vita. Un episodio sul quale sta indagando la polizia municipale.

di Giovanni Pastore





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