Bergamo - Appello a Francesca Martini: la storia del cane senza nome

Bergamo - Appello a Francesca Martini: la storia del cane senza nome A Caprino Bergamasco in questi giorni una storia incredibile ha trovato, fortunatamente, il suo lieto fine.

28/gen/2010 17.44.02 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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A Caprino Bergamasco in questi giorni una storia incredibile ha trovato, fortunatamente, il suo lieto fine. Non che questa sia l’unica vicenda di questo tipo, non che questo sia l’unico caso in Italia in cui un cane viene maltrattato, ignorato, umiliato, usato come un oggetto di basso livello, ciò va assolutamente ricordato per prendere coscienza di “chi siamo”.
Il cane in questione non ha neanche un nome e i “non addetti ai lavori” forse si stupiranno, si chiederanno come mai, come è possibile, tutti hanno un nome; Beh, no, anche un bambino nasce senza nome se nessuno glielo dà. Avere un nome infatti è una pratica prettamente umana, agli animali non è concesso, o forse a loro non serve. E’ comunque indiscutibile che un essere vivente anonimo, perlomeno tra quelli che più ci sono vicini come i cani, colpisce non poco l’immaginario collettivo.
Ecco, la cucciola in questione è stata strappata da piccola alla mamma, da un individuo, uno qualunque, non più malvagio di ! tanti altri; neanche di lui sappiamo il nome, purtroppo. La povera cagnolina, una volta strappata all’affetto materno quando ancora ne aveva assoluto bisogno si è ritrovata in un bidone ( come si vede dalla foto allegata), si proprio in un bidone,legata con una catena, caso mai avesse la malsana idea di scappare ( e perchè mai avrebbe dovuto?). Una cuccia un po’ di fortuna? No, tutto il suo mondo; lì mangiava, lì beveva, lì dormiva, lì faceva i bisogni, lì, forse, sognava. Sognava di essere libera sicuramente, sognava di rivedere la sua mamma magari. Non è mai stata liberata un solo minuto
Potremmo pensare a una bimba di qualche mese o di pochi anni, 2 0 3 al massimo (comparando con l’età dei cani), strappata alla sua mamma e legata da sola ad un bidone, piuttosto che a un palo ( o altro),per capire cosa questa cucciola, come tante altre, ha dovuto subìre. Il motivo di tanta crudeltà? beh questo ha dell’incredibile. “tenere lontane le faine”. Un’intera vita potenzialme! nte rovinata per tenere lontane delle faine. Difficile fare commenti, troppo difficile.
Alla luce di questa insulsa situazione, l’associazione Chiliamacisegua è intervenuta interpellando direttamente il sindaco di Caprino Bergamasco, paese teatro dell’assurdità. Dal canto suo, il Primo Cittadino, Stefano Stefini, si è fortunatamente attivato in tempi molto brevi, mandando sul posto inizialmente la Polizia Locale a scopo di verifica della situazione, la quale ha però optato, in un primo tempo, per lasciare momentaneamente la bestiola in mano ai proprietari, facendo intervenire in un secondo momento i Carabinieri della caserma di Cisano Bergamasco, un comune limitrofo, che hanno prelevato la cucciola e l’hanno consegnata nella mani dell’ ENPA di bergamo .
Attualmente la cucciola dovrebbe essere in una pensione, o comunque accudita da volontari, il suo stato di salute è in ogni caso ottimo, soprattutto alla luce della sua recente liberazione, avvenuta in data 26 Gennaio.
La cagnolina, taglia piccola, circa un anno di età è ora in ce! rca di adozione,un’adozione seria,una di quelle che non si basi sullo slancio emotivo per la sua triste storia e che passato questo ne causi una vecchiaia in canile, o peggio un ben più imminente abbandono.
Questa storia è finita bene, ma per la maggior parte delle volte non è così; centinaia di animali che noi consideriamo domestici, per limitare il discorso a loro, ogni giorno muoiono in Italia senza che gli stessi volontari possano fare niente, a volte senza nemmeno che riescano ad accorgersene; non diversa è la situazione per quegli animali che rimangono vivi, in mano a “proprietari”, per così dire, ai quali non si dovrebbe concedere di possedere nemmeno un pupazzo. Questi animali soffrono, tutta la vita, e poi muoiono senza che nessuno sappia niente di loro. La giustizia forse non è di questo mondo, ma rinnovo ugualmente l’appello a Francesca Martini:
Partendo dall’articolo origniario chiedo, a nome dei volontari e delle persone in genere che vorranno riconosce! rsi in contenuti e modi di questo appello:
“On Francesca Martini, sarebbe possibile progettare una legge nella quale il reato di maltrattamento uccisione e/o abbandono di animali sia associato ad un reato di natura psicologica ai danni di tutte quelle persone che si occupano, spesso gratuitamente, ed anzi con ingenti esborsi economici, di salvaguardare la salute animale nel nostro paese? un reato che fosse equiparato a quello di violenza psicologica, come nel caso della “vessazione” ad esempio? Sarebbe inoltre possibile applicare le pene previste ( che a mio parere andrebbero aumentate ulteriormente ) dalla legge 189/04, contestualmente a quelle per i reati di violenza psicologica?“







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