Rieti - Quel canile da 600-800mila euro all'asta. Bando saltato grazie a F. Martini e S. Piazzo

19/apr/2010 14.39.21 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Bando per il canile di Rieti saltato grazie al supporto di molte associazioni, ma soprattutto al fantastico lavoro di Stefania Piazzo, giornalista del quotidiano La Padania che ha raccolto per mesi informazioni utilissime, con costanza, professionalità e impegno, che in pochi sarebbero riusciti ad acquisire, e all\`on. Francesca Martini che ha preso infine in mano le redini della situazione.

Di seguito l\`articolo de La Padania.


Quel canile da 600-800mila euro all’asta. E dalla Tecnovett non l\`avevano ancora acquisito...
La 5° Comunità Montana del Reatino voleva acquistare una struttura sulla cui idoneità vi sono discussioni a non finire. E prima ancora di acquisirla dalla Tecnovett di Rieti aveva già emesso il 31 marzo scorso un bando di gara che doveva tenersi il 16 aprile. Dire che si tratti di un bando originale è poco. Mamaiepoimaisiè visto un ente pubblico mettere un immobile all’asta per darlo in affitto scrivendo nel bando che l’acq! uisizione è in via di perfezionamento. Non sta scritto che sia stato firmato l’atto. Che fretta c’è?
Niente da dire, Tecnovett è l’impresa dei miracoli. Vince ovunque.
Lo ha fatto con il canile di Terni, in associazione temporanea di imprese. Ovvero cercando la pezza d’appoggio di una coop. All’altezza? Requisiti? Regolarità contributiva?
Lo ha fatto a Campobasso, aggiudicandosi per 13 anni il mantenimento di 330 cani in esubero tirati fuori da S. Stefano (venendo pagata anche per il mantenimento dei cani che nel frattempo moriranno).
Possibile che a nessuno venga in mente di guardarci dentro? O la Tecnovett è l’impresa della Provvidenza, oppure questa mappa degli appalti in Lazio, Molise, Umbria e Lombardia è parte di una rete organizzata sul territorio per la spartizione commerciale dei canili.
Il bando è stato ritirato ma vediamolo lo stesso, per capire meglio.... perché è un capolavoro.
Mette all’asta l’affitto di un bene la cui acquisizione dice! essere in via di perfezionamento (con delibera che ne aveva approvato l’acquisto. La cifra: 600-800mila euro). Già di per sè questo è sorprendente.
Le domande si sprecano. Partiamo dalla più banale.
All’articolo due del bando si precisa che l’immobile al centro dell’area è escluso dalla locazione. E la servitù di passo? Allora si dovranno realizzare due canili separati con un passaggio interno. Oppure chi ha le chiavi di quell’immobile avrà anche le chiavi del canile. La Comunità sa rispondere?
Altra domanda. Perché il disciplinare dell’attività di conduzione del canile sarà approvato successivamente all’aggiudicazione? Prima le regole, semmai. Se infatti non vanno in accordo sulla conduzione, revocano anche l’aggiudicazione? Prima, di solito, si spiega come si conduce un’attività, poi la si aggiudica. Ma a Rieti si procede al contrario. Si mette in affitto il canile prima di comperarlo e si aggiudica prima di sapere come verrà condotto.
E se l’immobile non fosse a norma? L’adeguamento alla normativa o le opere imposte dai com! petenti organi sono a carico dell’aggiudicatario. Questo significa che la Comunità Montana pensa che si tratti di una struttura non a norma, pur operante? Col placet dell’Asl e dei comuni convenzionati? Fa niente, ci si mette d’accordo: tanto che l’asta prevede che ristrutturazioni e messa a norma saranno cosa da tener conto nel canone del bando. Che non può essere troppo esoso.
Ma nel caso vi siano elementi non a norma, può un ente pubblico acquistare un canile che non risponde ai requisiti? Qual è la legge che dà la deroga alla Comunità Montana per non metterlo, nel caso ancora non lo sia, a norma? I canili non a norma devono essere chiusi, sanzionati dall’Asl o, piuttosto, acquistati da un ente pubblico? E se non fosse a norma, cosa che sicuramente non è, ci mancherebbe, perché la struttura non è stata chiusa prima? Allora tutto in regola. E il bando si fa solo lo scrupolo di dire che quel che non va, nel caso, va sistemato. Prudenza paterna.
Articolo 3 del bando! : dice che i box da realizzare non sono appaltati ma già assegnati a p rezzo stabilito. E se qualcuno li realizza a meno dei 49mila euro previsti? Un altro mistero.
Articolo 4: l’aggiudicazione avviene anche in presenza di una sola offerta purchè congrua e conveniente. Vuol dire che può essere inferiore ai 75mila euro. Prima mettono una base d’asta però se c’è un solo concorrente e l’offerta è ritenuta buona e conveniente, è fatta. Insomma, ci si porta a casa la baracca anche a meno di 75mila euro l’anno.
La Comunità Montana non assume obblighi fino alla piena efficacia degli atti dell’asta. Ma uno dei punti forte dell’asta è la costruzione dei 70 box. Vuol dire che fino a quando non vengono costruiti, la Comunità montana non risponde più di nulla? E fino alla fine della costruzione dei box e la messa a norma del canile, gli obblighi di chi sono? E se la Comunità Montana non acquisisce la struttura, chi la mette a norma?
Articolo 5: si commenta da solo. E’ la riserva di aggiudicazione. Chi vince il bando si prende il canile una volt! a che la Comunità acquista la struttura. Di solito accade il contrario.
Come si aggiudica un bene di cui non si è proprietari? Quali patti allora sono già stati stipulati e non resi pubblici da far ritenere alla comunità montana che probabilmente ne entrerà in possesso? O c’è già un atto, e allora lo si rende pubblico, altrimenti qualcuno spieghi che accordi sono stati presi.
Articolo 6: requisiti previsti... non sono citate le norme relative, non sono citate le esclusioni per chi ha gestito in modo fraudolento ricoveri per cani randagi. Non sono citate le norme, non sono citati i requisiti. Quali sono le leggi? Nazionali? Regionali? I regolamenti Asl? Comunali?
Non viene scritto che il ricovero per cani debba essere stato gestito con professionalità. Affatto. Basta che ci sia esperienza di gestione. Una condanna non diventa motivo d’esclusione?
Perché poi fissare come requisito un tetto di fatturato di almeno un milione e mezzo di euro?
Anche Cicerale h! a un fatturato che va oltre il milione e mezzo. Allora chesifa,losiced eal Cafasso che passa per Rieti? I requisiti sono solo economici per la Comunità Montana o lo sono piuttosto la capacità gestionale, la funzionalità, la competenza, la mancanza di condanne....? No, un milione e mezzo di fatturato.
Articolo 7: non sono ammesse offerte al ribasso... peccato però che all’articolo 4 si scriva che se l’offerta è unica e congrua la si possa anche accettare.
Articolo 9: la fideiussione bancaria pari a due annualità è di 150mila euro. Un valore che per una responsabilità civile è un’inezia. Se una persona o peggio un bambino si fa male seriamente nel canile o subisce danni da un animale ricoverato viene risarcito fino ad un massimo di 150mila euro?
Manca una garanzia sugli oneri previdenziali, fiscali e retributivi dei dipendenti ai sensi della legge, ovvero della 276 del 2003, la legge Biagi. Che il bando comodamente ignora.
Manca infatti la richiesta del durc (regolarità contributiva); mancano le fideiussioni di tutela dell’appalta! nte nel caso l’appaltatore non versi i contributi, non paghi le retribuzioni e non versi i tributi.
Forse la Comunità Montana dimentica che il committente è obbligato in solido a rispondere con l’appaltatore in caso d’inadempienze previdenziali, retributive e tributarie dei dipendenti dell’appaltatore (sempre legge Biagi).
Se per destino l’appaltatore prende e... scompare, del destino fiscale e previdenziale e tributario della baracca e dei dipendenti ne risponde la 5° Comunità Montana.
Perché l’appalto non cita un passaggio che sia uno della legge Biagi? Che dimenticanza... formale. L’attestazione del durc doveva essere indicata, ma la Comunità non lo scrive. Ma chi ha scritto questo capolavoro? Come fa la Comunità
Montana a prendersi impegni così importanti tanto da metterli in un’asta pubblica senza prima averli notificati, approvati e definiti pubblicamente con un atto d’acquisto? Come si può dire: prometto di comprarti la cascina per farci poi dentro il! centro recupero per anziani ma... te lo dico a voce. Prima di acquist arlo, faccio l’aggiudicazione di chi gestirà il centro per anziani. I casi sono due: o sono un originale od ho fatto un’offerta che non si poteva rifiutare. Se aggiudico un bene, di fatto sono obbligato ad acquistarlo, e il venditore fa il prezzo che vuole...
Anomalo, vale la pena ribadirlo, è il passaggio sui box. Finché non vengono costruiti, io Comunità non rispondo di nulla. Se l’appalto è provvisorio (in attesa dell’acquisto definitivo del bene da parte della Comunità), e quindi il bene non è in pieno possesso dell’appaltante, come fa il gestore ad assumersi tutte le responsabilità che invece sono della Comunità Montana? Come si fa inoltre a quantificare in 49mila euro il costo di 70 box? E se si possono realizzare a meno?
E perché si vende una struttura che non si esclude sia da mettere a norma? Non è stata valutata prima? L’Asl guarda, tace e acconsente? Semmai quando la struttura è a norma si vende. Invece un ente compera, in fretta, un canile sul quale non s! i esclude vi siano ambiti di inidoneità e glielo paga profumatamente? Cosa quadra?
Chi controlla? I consigli comunali che appartengono alla Comunità Montana? Senza considerare un altro aspetto, di grande interesse. Chi ci lavora dentro e a quali condizioni? E le fatture per le prestazioni di lavoro? Il ministero ha sul piatto d’argento, per la prima volta, elementi e indizi per capire un sistema. Che passa per Rieti, Terni, San Giuliano Milanese, Campobasso...
Appalti tutti sorprendenti.


... ma abbiamo fatto saltare il bando. Martini: VITTORIA!
• Conquista de la Padania, del ministero e delle associazioni. Revocata l’asta della 5° Comunità montana del Reatino che affittava il canile Tecnovett non ancora acquisito e che avrebbe pagato 600-800mila euro.
• È un successo. Arrivato al culmine di una giornata speciale che si era conclusa con un nuovo e più approfondito atto ispettivo, ancora in corso, del ministero nella discussa struttura di ! Rieti
• Il sottosegretario: «La task force che stiamo rafforzando e che può avvalersi anche di un nuovo metodo di approccio, attraverso l’affiancamento di interessanti banche dati, vuole costruire la mappa “sotterranea” dei canili»

È ufficiale. Il 15 aprile scorso è arrivata la revoca del bando d’asta della 5° Comunità montana del Reatino per mettere in affitto il canile della Tecnovett non ancora acquisito. È un successo. Arrivato al culmine di una giornata speciale che si era conclusa con un nuovo e più approfondito atto ispettivo del ministero nella discussa struttura di Colle Arpea. Ispezione avvenuta il giorno prima, peraltro, dell’asta pubblica poi sospesa.
Ispezione che non dirsi quindi ancora conclusa nell’acquisizione delle carte presso l’Asl, dei bilanci aziendali, dei controlli sul personale. Nei prossimi giorni, quindi, non sono esclusi sviluppi.
È un successo che sentiamo anche nostro, lo diciamo senza temere di peccare di presunzione, una battaglia per la trasparenza e la legalità in cui il nostro giornale ha! investito esponendosi senza timori. Ma la novità di questa tappa sta nel merito di un lavoro di squadra multidisciplinare, sinergico, fortemente sostenuto dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che ha visto impegnati l’informazione, il ministero, il volontariato. E, elemento destabilizzante per il sistema dei canili, l’impiego in supporto ai Nas e al ministero di altri apparati specialistici di vigilanza dello Stato, per sostenere un ampio spettro delle indagini. In tempi di vacche magre quando si parla di atti concreti per fermare i furbetti degli appalti pubblici, questa è una pietra miliare. Ma non è il bando il solo obiettivo.
Dietro Rieti cosa c’è, sottosegretario Martini?
«Intende dire cosa si muove in generale nella strategia di acquisizione del territorio da parte di imprenditori che aprono canili e vincono appalti per gestirli come fossero funghi? Ce lo chiediamo commenta il sottosegretario alla Salute -. È preoccupante questa casuale presenza! dei soliti nomi. È sconcertante leggere gli atti delle delibere, dell e determine. A cominciare da Campobasso, 13 anni di contratto per gestire a distanza in Lombardia cani trasferiti da S. Stefano e che nel corso degli anni moriranno pur continuando i cittadini a pagarne la pensione! Per arrivare all’Umbria, dove a Terni escludendo nella corsa l’Enpa di Perugia che ha un’esperienza d’eccellenza la stessa società che vince a Campobasso prende in gestione un altro canile. Mentre già s’allarga nelle Marche... L’ultimo tassello era Rieti, con la vendita del canile della medesima ditta alla Comunità montana in una sorta di velata partita di giro a 600-800mila euro...».
Sottosegretario, l’attenzione del ministero non è quindi a spot...
«Ogni ispezione non è un’isola. La task force che stiamo rafforzando e che può iniziare ad avvalersi anche di un utile nuovo metodo di approccio, il “metodo Fafi”, attraverso l’affiancamento di interessanti banche dati, dimostra la determinazione di costruire la mappa sotterranea del commercio dei canili. Non! solo quello che si vede a pelo d’acqua, ma finalmente una visione a 360° del maltrattamento. Che non è solo animale ma diventa maltrattamento dei soldi dei cittadini, maltrattamento delle leggi, maltrattamento dell’intelligenza e della coscienza, maltrattamento dell’erario, del fisco, della previdenza... Lo Stato ha un interesse legittimo a guardarci dentro».
Certo resta singolare in ogni caso la lettura della revoca del bando per il canile della Tecnovett. La motivazione con cui la Comunità montana ritira l’asta è peculiare. Per quanto importante il tavolo con le associazioni di volontariato (Animalia Amo international, Animarandagia, Il guardiano dell’ombra, Lav e Qua la Zampa) che si era tenuto il 14 aprile e senza nulla togliere all’ineccepibile lettera dell’avvocato della Lav protocollata e acquisita il 14 aprile, in cui si chiedeva in coro l’annullamento del bando, la Comunità fa solo esplicito riferimento a queste “rimostranze” per motivare la revoca della propr! ia determinazione.
Se si crede a Babbo Natale, si crede anche a qu este ragioni.
La vicenda di Rieti è talmente complessa da non poter essere chiusa così. Tutti, associazioni, ministero e stampa restano alquanto sorpresi per il ravvedimento dell’ultimo istante con l’ultimo treno.
I fatti dicono piuttosto di un lavoro paziente e tenace del ministero che, negli ultimi tempi, aveva fatto legittime istanze presso la Comunità per evitare che un canile di siffatta storia venisse acquisito e posto in gestione. Tutto ciò è documentabile, quindi rincresce che la Comunità si sia ben guardata dal prendere atto di questi ammonimenti così come di segnalare nelle ragioni della revoca le argomentazioni \"ben argomentate\" che evidenziavano l\`inopportunità di tutta l\`operazione. Anzi, avevano tirato dritto...
In ogni caso, i riflettori su Rieti sono sempre più accesi. Non basta la revoca del bando per dire che questa vicenda sia chiusa. Si è appena aperta!

di Stefania Piazzo
s.piazzo@lapadania.net








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