Comunicato AIDAA - Strage silenziosa di 95000 cani deportati in Germania in cinque anni

In Germania se si vuole togliere un cane da un canile non lo si fa gr!

22/apr/2010 09.36.26 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Ogni mese dal diverse città del sud Italia partono carichi di cani diretti in Germania in particolare da Caserta, Ischia, Brindisi, Lecce, Taranto fino alla Sicilia. Si tratta di carichi di almeno 200 cani ognuno infilati spesso in trasportini di fiducia e trasportati in condizioni assolutamente illegali diretti in Germania. Le spedizioni molto spesso avvengono attraverso pseudo associazioni, oppure sono curate direttamente dai canili o attraverso prestanome senza scrupoli che una volta giunti in Germania cedono i cani a venditori che li fanno immediatamente sparire. Una vera e propria tratta le cui prime segnalazioni allarmanti sono dello stesso ministero della sanità e risalgono al lontano 1993.
Portare in Germania carichi di cani può fruttare molto. C\`è chi si accontenta ottiene pacchi di mangime e medicinali delle migliori qualità, chi invece ci specula ci fa un bel gruzzolo di quattrini.

In Germania se si vuole togliere un cane da un canile non lo si fa gr! atuitamente ma occorre pagare una “tassa di protezione animale” un vero e proprio rimborso spese che va dai 200 ai 400 euro, in base alla razza ed all\`età del cane. In questi anni secondo stime prudenziali i cani italiani “sistemati” in Germania sono stati oltre 25.000 il che moltiplicato per 200 euro produce una cifra di 5.000.000 di euro, una bella somma da spartire per coloro che a partire dall\`Italia gestiscono la tratta dei cani verso la Germania, e se a questi aggiungiamo le migliaia di cani che vengono “adottati a pagamento” in Svizzera ed Austria, ci rendiamo conto di quanto sia ampio il giro economico che sta dietro questa tratta. Si trattasse solo di adozioni, seppure a pagamento sarebbe il minore dei mali, visto che meglio un cane adottato a pagamento in Germania piuttosto che un cane costretto a marcire in una minuscola cella dei canili lagher del sud Italia.

Tutto vero, se non fosse che di buona parte dei cani che attraversano la frontiera diretti in! Germania si perde traccia, infatti non si trovano nei canili, non si hanno dati certi sulle adozioni e soprattutto si sospetta non senza orrore che i medesimi possano essere finiti nei laboratori di vivisezione. Secondo i nostri dati (accettati a livello europeo) per testare tutte le sostanze chimiche da registrare in Europa ai termini di legge dovranno essere sacrificati in questi anni da 50 a 55 milioni di cani e vale la pena ricordare che durante questi test di tossicità per lo studio delle sostanze chimiche gli animali sono obbligati a ingoiare vernici, colle, pesticidi e disinfettanti, vengono inseriti in camerette contenenti vapori chimici che sono costretti a respirare, la loro pelle e i loro occhi vengono spalmati con i prodotti da testare per verificare il livello di corrosione, irritazione, arrossamento.
Per questo la vera paura è che la maggior parte dei cani che ogni anno finiscono in Germania (ma anche in Svizzera e Austria) non siano destinati ad una pacifica adozione ma siano destinati ai laboratori.
Per capire l\`ampie! zza del fenomeno vale la pena ricordare che secondo stime prudenziali ogni mese partoni dai canili del centro-sud Italia almeno 8 carichi di questi cani destinati alla Germania e che ogni carico è mediamente composto da circa 200 cani il che equivale a 1.600 cani al mese, che equivalgono a circa 19.000 cani l\`anno. Tenendo conto che in cinque anni i cani “adottati in Germania” sono stati circa 25.000 (di quasi 18.000 dei quali si trova traccia sul sito internet zergportal.de/baseportal/tiere/HappyEnd), vale la pena chiedersi che fine hanno fatto i restanti 70.000 cani che in cinque anni sono stati deportati in Germania e a che prezzo questi cani sono stati venduti e chi ci ha guadagnato. Anche se la risposta forse è meno difficile da trovare di quanto possiamo pensare.

AIDAA al termine di questo lavoro durato cinque anni ha chiesto un incontro all\`ambasciatore della repubblica Federale di Germania in Italia al fine di individuare delle linee comuni di controllo s! ui cani che dall\`Italia vanno in Germania. “Occorre ovviamente fare u na distinzione tra quei cani che vengono portati in Germania come in altre parti di Europa per essere adottati da associazioni animaliste serie che hanno a cuore il benessere dell\`animale, dalla massa di cani che spesso catturati per strada partono ogni mese in maniera spesso clandestina e senza il rispetto delle regole minime veterinarie e di trasporto- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA- per questo crediamo che sia utile fare chiarezza su questo traffico spesso illegale di cani verso la Germania ma anche verso la Svizzera e l\`Austria e questo controllo può essere attuato solamente coinvolgendo le autorità locali in particolare di Austria e Germania che con noi dovrebbero condividere le regole europee di rispetto degli animali.

Ma non è tutto: noi stiamo tracciando una mappa dei responsabili di questa vera e propria deportazione di massa che ha le basi al sud ma dei terminal che possiamo ragionevolmente pensare si trovano anche nelle regioni del ! centro nord Italia ed in particolare Emilia Romagna, Toscana e Lombardia per questo motivo stiamo predisponendo un dossier di denuncia che invieremo nei prossimi giorni alle autorità competenti”.

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