CLACS - Libro Rosso: Beate

01/giu/2010 16.25.11 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Quinta puntata - Asl Sud

Sono entrata in quel canile, una tomba di dolore, di rassegnazione e di sguardi che chiedono, che ti fissano muti e ti paralizzano il respiro ad ogni passo che fai. Te li porti addosso, appiccicati, madidi di lacrime secche.

Lei, la piccola mi ha guardato a suo modo.

Gli occhi rossi macerati dal pus. Cieca.

Che vita avrebbe trascorso in una stretta gabbia, sentendo solo l\`odore dei tanti compagni di avventura, non riuscendo neppure ad arrivare in tempo ad accaparrarsi il cibo per sopravvivere? E come avrebbe potuto difendersi?

Lì dentro, nessuno l’aveva curata, nessuno l’avrebbe sanata. Nessuno l’avrebbe protetta.

Non ho potuto procedere oltre ed è cominciata la nostra storia.

Io l\`ho tirata fuori da quel lager. E ne sono fiera.

L’ho chiamata Beate.

Non potete neanche immaginare la dolcezza infinita della piccola Beate.

Sono rimasta fulminata da questo ! piccolo corpicino che pur assomigliando ad uno scheletro, riusciva a trasmettere tanto calore e tanto amore

Il suo stato clinico parlava dei suoi occhi che praticamente si erano disfatti infettandosi, tanto da richiedere un immediato intervento chirurgico per estrarle i bulbi oculari, visto che non riusciva neanche a chiudere le palpebre.

Era affetta da leshmania con valori abbastanza alti e presentava inoltre una frattura al bacino saldatasi malissimo, che non le permetteva di fare movimenti adeguati. Le cause sono tuttora sconosciute: forse investita da un\`auto, forse bastonata, chissà.

Non poteva assolutamente restare tra le sbarre di quella prigione.

Dovevo salvarla con l’aiuto di tanti a cui avrei fatto conoscere la sua storia.

Beate ha dimostrato un cuore grande con cui vedeva, con cui seguiva il suono della mia voce e sapeva dimostrarmi l\`affetto che è proprio di tutte quelle creature che tanto hanno sofferto, pat! ito, sopportato per anni, nel corso della loro esistenza.
Beate mi ha colpita diritto dentro l’anima e me l’ha spezzata. Contemporaneamente mi sono sentita soffocare da un senso di angoscia, salvavo lei ma avevo la consapevolezza che tanti suoi altri compagni di disavventura, si sarebbero consumati all\`interno di quella galera.

L\`ho fatta vivere con me nella mia casa, ha dormito 5 mesi nella mia camera con le mie piccoline. E’ stata operata. Si e\` ripresa, ha superato lo choc e i ricordi del maltrattamento e della incuria subiti.

Piano piano, ha iniziato di nuovo a vivere, a scodinzolare.

Ad essere un cane.

Ce l\`aveva fatta a resistere in quell’orrore, ce l\`aveva fatta a scrollarselo di dosso e ad avere una seconda possibilità.

Quando l\`ho abbracciata e salutata tutta la gioia che provavo si è trasformata in un pianto liberatorio.

Una creatura di una dignità e di una bontà sconcertanti

E solo quando io e la mia amica siamo arrivate, all’autostrada, all’uscita Torino, ho! provato una gioia immensa al pensiero che la piccola avrebbe cominciato ad essere un cane.

La sua mamma glielo avrebbe insegnato da capo.


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