Lettera aperta di Stefania Piazzo

Specialmente quando il tono della voce si alza e mostra l'arroganza di chi si sente più forte davanti al proprio interlocutore, reso più debole dentro il Palazzo perché lasciato privo di coperture, di strumenti per operare, solo.

08/giu/2010 17.36.29 Chiliamacisegua Contatta l'autore

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La politica è sporca ma non riesce a sporcare, pur mettendocela tutta, le persone perbene.

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Milano, 8 giugno 2010

 

 

 

 

Lettera aperta

 

Alla cortese attenzione di

FRANCESCA MARTINI

sottosegretario alla Salute

e p.c.

- Presidente Enpa Carla Rocchi

- Presidente Chiliamacisegua Corinna Andreatta

 

Cara Francesca,

queste sono le dimissioni da ciò che non sono mai diventata per evidente, manifesta volontà e resistenze interne del ministero alla presenza e all'attività della mia persona. Ma sono soprattutto la riconferma ad essere ciò che sono sempre stata: Stefania Piazzo, non una giornalista dimafonista-stenografa ma una giornalista libera da condizionamenti, libera di indagare, libera di scrivere, libera di denunciare,  libera di studiare e di aprire uno squarcio sulle omissioni e le censure colpevoli del sistema sanitario della veterinaria pubblica e privata così come le delittuose responsabilità dei sindaci e l'ignavia dei magistrati. 

 

Più indizi fanno una prova. Specialmente quando il tono della voce si alza e mostra l'arroganza di chi si sente più forte davanti al proprio interlocutore, reso più debole dentro il Palazzo perché lasciato privo di coperture, di strumenti per operare, solo. Come mi sono trovata io.

 

Sono una persona rispettosa delle gerarchie e dei ruoli, che ancora non comprende l'essere stata interpellata dai vertici del ministero per contattare un altro vertice regionale, chiedendomi prima di rendermi disponibile per prendere visione di un progetto locale di veterinaria tranne poi scoprire, nel corso dei colloqui, che non era Stefania Piazzo collaboratrice del sottosegretario ma Stefania Piazzo la giornalista che aveva scritto una pagina scomoda per quell'ente a voler essere contattata per ribaltare i fatti.

Ma quel sistema che vuole ridimensionare l'informazione, è quello che soccombe per primo, nella storia, davanti alla rabbia della gente! Non si ferma la stampa, non si ferma il popolo.

 

Ma come? Al massimo si chiede spiegazione di una denuncia, non si cerca di "accomodarla"! Ma come? Anziché verificarla, si tenta di chiudere la bocca, con eleganza istituzionale, s'intende, a chi ha sollevato il problema di una non elegante gestione dei fondi pubblici in Campania! In Campania!

 

Trovo questo un atto di grave ingerenza, di miopia della comunicazione e di sottovalutazione dell'intelligenza del proprio interlocutore, tanto più che seguivano miei immediati chiarimenti e la mia richiesta di muovermi in veste di collaboratore dei tuoi uffici, in presenza di un veterinario qualificato. Come da te anche suggerito dopo che ti avevo solertemente informata dei fatti.

 

Tuttavia per questa chiarezza sono stata accusata di avere "doppia personalità", affermazione pronunciata da quel potere che si sente da una parte col fiato sul collo e che da una parte cerca sponde all'interno del ministero e che attraverso esso mi lancia messaggi di forza. A questo si  arriva quando si è lasciati soli.

 

Ciò sarà anche fisiologico per un potere che deve giocare su più tavoli, che non può rinnegare i controllati e l'intero meccanismo che fino ad oggi si è tenuto vicendevolmente bordone. Nessuno denunciava nessuno. Nessuno metteva nessuno in discussione.

 

Francamente non sono qui per questo. Non sono di questa pasta, le schermaglie mascherate da equivoci non appartengono all'etica del mio lavoro e alla trasparenza del mio essere.

 

Sono stata chiamata a collaborare col ministero per portare l'esperienza e la conoscenza, direi unica in Italia, sul fronte delle inchieste giornalistiche legate alla malasanità animale, dove si mangiano milioni di euro pubblici in appalti che nessuno controlla, a scapito di vite innocenti e di cittadini e famiglie alle quali si rubano soldi.

 

Ho svolto con onore e lusingata un ruolo a sostegno dell'attività di governo, per suggerire e supportare anche con nuove modalità operative, le attività ispettive, oltre che per arricchire l'attività di tutti del forte legame di cui sono garante col territorio e le associazioni, in tutto il Paese. Valore aggiunto che le massime associazioni così come le più piccole mi riconoscono. Non ti ricordo  i riconoscimenti o gli apprezzamenti che per questo ho ricevuto, li conosci, te li risparmio.

In altre parole, ho collaborato per fare sistema, cambiare mentalità operativa. Dare risposte.

 

In questi mesi, senza mai pretendere, in attesa di vedere arrivare a conclusione l'iter della mia piccola modesta pratica, ho silenziosamente operato a sostegno del tuo mandato, a contatto col territorio per costruire insieme una mappa, un censimento del sistema dei lager, cosa mai operata prima. Perché sono le connessioni d'affari, di cui il maltrattamento è un leggero stato febbrile, la gestione del potere fine a se stesso attraverso la veterinaria e le delibere degli enti, il vero cuore malato del sistema.

 

Quella in corso è una tumultuosa trasformazione contro la vischiosità che fa resistenza e che spera che questa modalità di agire finisca presto, con la legislatura, organizzandosi perché ciò accada, una trasformazione che può smarrire chi ha sempre vissuto senza il frastuono mediatico delle inchieste e aspira da tanti lustri a entrare nel glorioso famedio della propria professione. E' una scelta, ma non è un'avanguardia culturale segno di un cambiamento.

 

 Io continuerò pertanto a svolgere la mia battaglia professionale sulla carta stampata, con le associazioni, non sarò il "cadavere squisito" di un sodalizio "culturale" che profetizzava come la verità fosse una associazione casuale e spontanea di termini. Le inchieste non si fanno per spot, ma per delineare un sistema, che opera, questa è la verità, protetto dentro il Palazzo.

Niente di nuovo, perbacco.  Ma mi sia concesso di essere con Peppino Prisco, come ricordava un mio amato direttore di quotidiano, attenta al fatto che "nella vita, come nello sport e nella norma, occorre stare sempre a favore di tutti gli arbitri e stare sempre contro tutti gli arbitrìi. In fondo è tutta una questione di accento".

Stefania Piazzo

 

 

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