LA PADANIA 17 aprile IL CANDIDO TRULLO DI SPECCHIARUZZO

17/apr/2011 11.48.18 Chiliamacisegua Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
 

 

Trullallero trullo… la

Perché ora nessuno possa più dire, non lo sapevo, Chiliamacisegua invia l’articolo  di Stefania Piazzo che intinge la penna in una piaga purulenta che spande l’afrore nauseabondo sotto il naso di  enti, sindaco autorità e  asl pugliesi, che evidentemente si turano il naso e spargono nell’aria il deodorante all’indifferenza, per tirare avanti.

Quanti animali devono ancora rimetterci la ghirba per impiccagione, fame freddo caldo e stenti?

E se il signor Uccio, gravemente e psichicamente provato, volesse aumentare il tiro e passasse di grado, ovvero facesse incetta di bambini  o di vicini?

Urge intervento, urge pietà per gli uomini e per gli animali.

Qui a Specchiaruzzo, frazione di Ostuni, in provincia di Brindisi.

Qui in Puglia.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegual.org

 

 

LA PADANIA 17 aprile

OTTANTUNESIMA PUNTATA

IL CANDIDO TRULLO DI SPECCHIARUZZO

Tutti sanno, nessuno vieta il possesso di cani e bovini ad un uomo non in grado di detenerli

clip_image002        clip_image004

Magrezza, fame, morte, degrado sociale vicino a Ostuni

 

clip_image006

Anni di denunce, un esposto di cui non si conosce la fine alla Procura della Repubblica. Lettera morta. Carabinieri, asl, servizi sociali e sindaco: il territorio conosce la grave situazione di deprivazione sociale e lo stato di evidente abbandono di cani e bovini.

 clip_image008  clip_image010

 

clip_image012 clip_image014 

clip_image016

Eppure tutto resta immutato, nel candore della valle d’Itria. Come se a governare l’assurdo fosse la tavola delle leggi di Specchiaruzzo

 

 

………”  Lo sanno tutti che a Specchiaruzzo c’è un altro mondo. C’è la morte che per fortuna arriva, dopo agonia e fame e follia che genera crudeltà figlia di una primitiva ignoranza e deprivazione sociale.

Il vecchio lo evitano, lo ignorano, lo lasciano solo.

Con i suoi animali vittime predestinate dell’indifferenza che lo circonda. Non essere ricchi di senno, come avere la lebbra, non merita che lo Stato si prenda cura di te e degli animali che sai come finiranno e che stramazzano a terra, sfiniti e laceri.

Lo saprebbero i Carabinieri, la Procura della Repubblica, l’asl, i servizi sociali e anche il sindaco che in quel trullo tra Cisternino, Martina Franca e Ostuni, nel Comune della città bianca, la povertà vince sulla ragione e sulla legge. Eppure, tutto è immutato, nel candore della valle dei trulli. Uno non fa la differenza, l’eccezione è stupirsi.

Uccio ha preso in ostaggio tutto il sistema, che “siccome uno tira su le spalle, le spalle le tiran su tutti”. E così fan tutti, a Specchiaruzzo .

Guardano il film dell’orrore alla finestra, incolumi e silenziosi. I vicini di casa temono ripercussioni, e così nessuno ha il coraggio di alzare la voce, non si sa mai di fare la stessa fine di uno dei tori di Uccio.

Non morto di vecchiaia.  Come diversi dei suoi animali.

Da anni si sa, in paese, che là c’è un uomo con poco senno. In Procura la denuncia c’è dal 2009. Due anni non sono sufficienti per capire cosa è successo e succede? E intervenire? Non sai più se ti trovi davanti ad un caso di maltrattamento o se il maltrattamento sia l’epilogo di un caso umanitario dimenticato e non risolto, con colpevoli complicità e scaricabarile e formali prese di posizione. Resta il fatto che chi deve sapere sa. Ma cosa si sta facendo per far cessare il degrado che governa sovrano nel regno di Uccio, nella contrada nella valle d’Itria dove si è fermato il tempo della civiltà e dell’umanità?

I testimoni che preferiscono non fornire pubblicamente nome e cognome, ci raccontano di «un'enorme quantità di crudeltà inferta ad animali innocenti, costretti da questo essere dannato ad una vita di notevoli patimenti».

Animali “in ostaggio” sottonutriti, raramente abbeverati, l’estate è un tormento non passeggero.

 Alcuni di loro sarebbero stati trovati con un laccio che lega una delle zampe anteriori alle corna costringendo il povero animale a camminare con estrema difficoltà, con la testa reclina e a mangiare e quel poco di cibo che ha a disposizione, in una crudele posizione.

 

Un tempo, raccontano, c’erano anche tre cani, magrissimi: uno era stato legato al centro di un prato senza un riparo, senz’acqua da bere

tranne la pioggia divina.

Lì, legato nella fissità del destino.

Un altro, ancora, legato, con una catena spessissima, al paraurti di un’auto dismessa e che poi s’era incastrata, costringendo la vittima a vivere bloccata sotto il mezzo. Un terzo, un cucciolo, era rimasto libero, e se la cavava sotto il muretto di pietra del trullo.

Un giorno, due dei tre cani sparirono improvvisamente.

Sul muro di pietra aveva trovato la fine dei suoi giorni anche un pollo appeso e un altro al centro dell’aia mentre altri avevano come pollaio l’auto dismessa.

Pollo, cani e anche bovini. Questi ultimi, riparati dentro una stalla improvvisata. Poi, un giorno, arrivarono le pecore.

Sporcizia, promiscuità, e altri cani rimpiazzati, come il pastore abruzzese costretto a vivere alla catena su un letto di pietre, ma non per molto. Anche di lui un giorno i vicini raccontano si siano perse le tracce.

Non sai più, ad un certo punto, se i racconti diventino leggenda o allucinazione o morti annunciate, con improvvisate sepolture.

 O con cure “sommarie” di un toro che, alla fine, venne prelevato e fatto abbattere. Strano che, in quel frangente, nessuno s’accorgesse del degrado circostante, della povertà d’igiene e rispetto. Come se il trullo di Specchiaruzzo fosse un’enclave di impunità igienica e legale e sociale. A chi ha perso il contatto con la realtà e le necessità umane e animali si può concedere tutto.

Un visto speciale. Da anni regna l’assoluto degrado nel trullo circondato da un muretto in pietra a secco dentro il quale si tiene promiscuamente un numero imprecisato di animali, mucche, tori, pecore, cani e altre specie.

«Sia il degrado ambientale che i maltrattamenti verso gli animali non sono cambiati affatto, benchè il numero si sia ridotto rispetto a due anni fa», si legge in una disperante denuncia del coordinamento delle Guardie zoofile della regione Puglia della Lega nazionale per la difesa del cane. Il ministero della Salute, se Comune e veterinaria pubblica e carabinieri stanno a guardare, può anzi deve sostituirsi a chi non fa.

«Mucche, tori e le pecore, rimaste ancora in vita, pur essendo in evidenti condizioni di malnutrimento, non hanno ancora raggiunto quel

livello di degrado constatato due anni fa». E per quanto se nessuno interviene? Alle autorità, si concede ancora di non vedere? Solo qualche formale “diffida” è arrivata ma nessun provvedimento per vietare il possesso di animali a chi non può e non deve possedere la vita di innocenti esseri senzienti e di animali da reddito per i quali, dalle Alpi alle piramidi passando per i trulli, vigono le medesime

leggi. Non la tavola delle leggi degli sceriffi di Specchiaruzzo.”

s.piazzo@lapadania.net;

(81-continua)

 

IL  SINDACO

clip_image018

 Avv. Domenico TANZARELLA

 

 

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl