LA PADANIA 24 APRILE GRAVINA AGNELLO PASQUALE E I “PRES-UNTORI” DI SASSARI E DEL WEB

23/apr/2011 22.42.19 Chiliamacisegua Contatta l'autore

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Una Pasqua molto profana e poco cristiana per gli animali, ancora una volta ostaggio di istituzioni arroganti o omissionarie, insomma di pres-unti rappresentanti del popolo ligi al dovere e di, ma non è una new entry, di pres-unti volontari, di pres-unte associazioni, di pres-unti paladini di pres-unte verità da esibire per guadagnare pres-unte identità.

D’altronde l’etimo, è uguale: chi pres-ume lo fa spesso con pres- upponenza o con pres-unzione.

Si. Estrema, pres-unzione!

Buona lettura e Buona Pasqua anche se per l’empatia con gli animali, il buono, è ancora un giudizio lontano dall’essere meritato.

Che qui, siamo ancora lontani, dal misero sufficiente.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

 

La Padania 24 aprile

VIAGGIO NELL’ITALIA BESTIALE OTTANTATREESIMA PUNTATA

A CURA DI STEFANIA PIAZZO

GRAVINA, AGNELLO PASQUALE

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Neanche Riina è finito in galera così in fretta

I “PRES-UNTORI” DI SASSARI E DEL WEB

CHI DEPORTA LA VERITÀ? IL CASO DELL’INTERVENTO DELLA TASK FORCE SUI 230 ANIMALI DI “LI GADDUFFI”

s.piazzo@lapadania.net;

(83 - continua)

 

GRAVINA, AGNELLO PASQUALE

NEANCHE RIINA È FINITO IN GALERA COSÌ IN FRETTA

…..”A dirla tutta, neanche Totò Riina è finito in galera così velocemente. Liborio Di Battista di Gravina di Puglia lo ha battuto.

Incensurato e pacifico cardiopatico presidente della locale sezione della Lega del cane, ha passato due giorni in galera a Bari, a 70 anni, per essere intervenuto con colpevole sollecitudine per dirimere lunedì scorso una controversia sulla strada tra alcune volontarie della sua associazione e due accalappiacani del Comune.

Una scena surreale. Finita in lite e trauma cranico al pronto soccorso per le due giovani volontarie.

Una macchina fotografica, di Liborio, sequestrata prima che potesse documentare i fatti.

Complimenti. Esercizio di libera democrazia.

Caro sindaco, non eravamo testimoni e non processiamo senza prove. Ma non abbiamo visto ancora un gestore di canile lager finire in galera in Italia. Né mai siamo certi ci finirà. Non abbiamo mai visto sindaci inadempienti o asl pagare per il loro reato ed essere trascinati in galera dai carabinieri per omissione d’atti d’ufficio o falso ideologico.

Non abbiamo mai visto con così tanta sollecitudine militaresca tradurre in galera il membro di un’associazione che previene il randagismo sul suo territorio, che si sostituisce cioè ai doveri del sindaco. Alla cura dei cani del sindaco. E delle asl.

Quanti cani sono sterilizzati e da chi sul territorio? Quanti i randagi stimati? Quante le verifiche sulla microchippatura?

Chi applica le norme contro il randagismo? Fino in fondo, s’intende? Quanti patentini ha dispensato il suo Comune?

Tutti santi e perfettini, a Gravina di Puglia. Come mai, come recita la sua ordinanza di accalappiamento, nel suo Comune, ci sono “quindici randagi aggressivi”, che circolano indisturbati “nel centro urbano”?

Randagismo sotto controllo. Pare evidente. Sempre che la valutazione dell’aggressività sia stata refertata dall’asl. E che il personale che ha accalappiato sia competente, e che i mezzi siano adeguati. Non c’è dubbio che è tutto secondo le regole, Gravina è un modello per l’Italia.

Ma chi alza la voce, ci si chiede, va in galera filato? Una discussione è degenerata in lite. I cani, sia chiaro, secondo l’associazione, sarebbero stati trattenuti con una catena al collo, sarebbero stati catturati con bocconi di carne e, nel trascinamento, qualcuno si sarebbe pure lacerato.

Immagini di sangue persistente permangono ancora sul marciapiede dove si sarebbe consumato il fatto.

È pomodoro?

Liborio il “paciere” in galera nel carcere di Bari, è stato poi rilasciato il giorno dopo. Evidentemente non c’era pericolo di fuga del che reiterasse il reato.

Il Comune, intanto, avrebbe sospeso gli accalappiamenti.

«Peccato �“ commenta Laura Rossi, presidente nazionale della Lega del cane, non sia stato permesso ai cittadini di scattare alcuna foto. Ci chiediamo "Perché mai?" Considerando che il dott. Divella  con orgoglio e chiarezza avrebbe potuto illustrare tutte le fasi dell’accaduto, in cui tecnici specializzati hanno con professionalità accalappiato cani feroci e mordaci..... come Spino, a cui è stato reciso il tendine di Achille da un filo di ferro conficcato e attorcigliato di proposito da qualche folle. Curato a spese dei volontari. La zampa è irrecuperabile. Celestina e suo figlio Nero i beniamini del quartiere. Jambo anziano e malato... Io sto con i miei volontari e con il signor Di Battista portato in galera come un delinquente, solo per aver difeso dei poveri animali sanguinanti e volontarie disperate. Vergogna».

Ma la legge è la legge e il sindaco sta con la legge. Quella che fa rispettare tutti i giorni, amando, rispettando e accudendo i suoi randagi.

La Puglia d’altra parte è in questo ai primi posti in Italia come modello di lotta al randagismo.

E il canile di Altamura, dove il sindaco di Gravina conferisce i suoi randagi, è modello di avanzato benessere, dove le adozioni e non il commercio sono la chiave del successo pugliese.

Quanti cani fa Altamura?

Dicono mille.”

 

Chi deporta la verità? Il caso dell’intervento della Task Force sui 230 animali di “Li Gadduffi”

I “pres-untori” di Sassari e del web

La vicenda dei 230 cani di Sassari ha un nome: i “pres-untori”.
Antonio Gramsci, innamorato degli umili, non si offenderà se nel camminare tra  la sua Sardegna e dentro alcuni Palazzi condividiamo con lui che «L’indifferenza  è il peso morto della storia».

E i “pres-untori” ci hanno dato, dentro e fuori  dalle istituzioni, dalla più grande alla più piccola, nel raccontare la loro  versione dei fatti.
E qui, di indifferenza gramsciana, se ne è consumata una valanga. E di pesi  morti da rimuovere, per amor di verità, ce ne sono.
Sulla storia dei cani sardi spostati a Sassari da una struttura fatiscente a  nuovi spazi con il supporto della Task Force del ministero della Salute c’è  stato troppo silenzio e troppo baccano.
Indifferenza rispetto alla verità da ricostruire, indifferenza rispetto al  lavoro che si è demolito. Le parole, che le pronunci un sindaco o che siano  diffuse come verità biblica apocalittica sul web, sono lo strumento di  persuasione che genera lo sconcerto del vero o l’inganno del verosimile.

Con la  differenza che si passa dai fatti al depistaggio. E, nel peggiore dei casi, c’è  il silenzio di Gramsci che genera l’isolamento, la negazione che qualcuno che  lavora con senso dello Stato sia mai esistito.

E “depistaggio” sgretolatore, a Sassari, c’è stato.
Sull’intervento della Task Force che ha positivamente risolto una vicenda che  si trascinava da anni si è letto di tutto.
Si va dall’intervento giudicato dal sindaco come “presunto” da parte del  ministero sino alla “deportazione” degli animali spacciata dal web, passando per  il mettere in discussione la veridicità dei contenuti del comunicato stampa del  ministero della Salute che annunciava il buon fine dello spostamento dei 230  cani della struttura “Li Gadduffi” in altre realtà tranne che al canile “Europa”  di Olbia.

Mai così tanto odioso livore si era registrato per un’operazione di veterinaria  pubblica arrivata da fuori.


La Padania prova a raccontare i fatti di questa discussa trafila sarda. Per  niente presunta.
A noi non risulta fatto presunto che la Task Force fosse a conoscenza della  situazione per i ripetuti scambi di informazioni con il Presidente del  Comitato Sardegna Animali e con la rappresentante legale dell’Associazione Amico  cane ONLUS.
Ci risulta non fossero presunti i contatti con il Servizio Veterinario della  Regione e con il responsabile del Servizio Prevenzione dell’assessorato  regionale dell’Igiene e sanità e dell’assistenza sociale per arrivare ad una  soluzione condivisa. Parlano i tabulati telefonici.

I “pres-untori” lo sanno.

La sera di venerdì 15 aprile i volontari allertavano sia la Padania, che aveva  seguito da tempo dietro le quinte, perchè interpellata dai volontari, la vicenda  di “Li Gadduffi”, sia la Task Force: la situazione era precipitata dopo una  lettera inviata al Comune di Sassari da parte del Servizio Prevenzione  dell’assessorato.

Il sindaco, dopo nota della Regione, aveva emesso l’ordinanza n. 42 del 15  aprile 2011 di sgombero immediato della struttura abusiva in località Li  Gadduffi (SS).

Non era contemplata la possibilità di un trasferimento graduale gestito in  collaborazione con l’Associazione Amico cane che da anni si occupava degli  animali, conoscendone carattere, grado di socializzazione, gruppi già formati.

Ma più di tutti, non era stata accolta la loro richiesta di non trasferire in  altre zone della Sardegna circa 130 cani che a breve avrebbero potuto essere  collocati in una struttura privata sita in località Campanedda, in corso di  autorizzazione nel comune di Sassari.
Bisognava mediare.
A la Padania risulta che sin dalla mattina del sabato successivo la Task Force  fosse in contatto telefonico con l’Amministrazione comunale (assessore Monica  Spanedda Monica) e con il Servizio Veterinario Ufficiale (dr. Antonio Fadda),  oltre che con i Volontari del canile, svolgendo un decisivo ruolo di  sensibilizzazione per scongiurare la deportazione in massa e per spostare i cani  nel pieno rispetto delle loro esigenze etologiche e del loro benessere.

 I “pres-untori” possono visionare il traffico telefonico.

Di certo il servizio veterinario avrebbe dovuto anche giustificare il  trasferimento con mezzi idonei sì ma per ovini. È vero che la Sardegna ne è  ricca, ma i cani chiedono altre condizioni di trasporto, oltre che, magari,  l’opportunità di verificare, cane per cane in uscita, la microchippatura.
Sarebbe stato impossibile.
Infine, a la Padania risulta non sia presunta la nota inviata ufficialmente  lunedì 18 aprile alle autorità territorialmente competenti perché rivedessero la  loro posizione di sgombero immediato di tutti i cani, peraltro quasi tutti di  età avanzata.
Sul territorio del Comune di Sassari la struttura privata in località Campanedda  era ultimata e disponibile ad accogliere i cani non appena concluso l’iter autorizzativo: mancava la firma sull’impianto già terminato e in regola sullo  smaltimento dei reflui. In sostanza, un atto formale.
Lo spostamento provvisorio dei cani in altri canili della regione, in previsione  di un successivo rientro a breve nel territorio comunale, non sarebbe stato  inopportuno e per di più oneroso per il Comune? Che senso “presunto” avrebbe  avuto? Inopportuno per il benessere degli animali sottoposti al trasporto e  inutile per lo spreco di denaro pubblico.
Per nulla presunto era anche l’indicazione, come risulta a la Padania, impartita  ai carabinieri del NAS di Sassari, incaricati dal Comando centrale, per  vigilare in loco sulle operazioni di trasferimento dei cani. Sono presunti  anche i carabinieri?
Eppure le notizie sulla stampa e sul web smontavano i fatti fino al lancio di  ingiurie, illazioni e accuse degne di una diffida legale. Una demolizione  livorosa che sconcerta anche gli osservatori più esterni. Per alcuni casi estremi, presunti patologici.”

 

 

Chiliamacisegua sostiene la protesta della Lega Nazionale per la difesa del cane

E divulga il comunicato ricevuto che spiega nei dettagli l’incredibile, increscioso, vergognoso accadimento in quel di Gravina, Puglia, terra ancora non toccata dallo standard di legalità e di civiltà che la Legge 281/1991 prevede per la tutela e benessere animale.

La Puglia tutta, evidentemente, per gli animali ha le orecchie a... svendola.

 

GRAVINA COMUNICATO LEGA NAZIONALE PER LA DIFESA DEL CANE

A seguito dei drammatici fatti accaduti a poveri cani e ai nostri volontari della sezione di Gravina, chiediamo ci aiutiate a diramare ad amici, parenti e tutti coloro che pensiate possano contribuire ad una forte protesta.

Grazie

Laura Rossi

Presidente Lega Nazionale per la difesa del cane

 

                                     COMPLIMENTI SINDACO!

Il Sindaco di Gravina in Puglia Giovanni Divella quale massima autorità sanitaria della sua città, crede fermamente di aver organizzato un brillante intervento a tutela del suo territorio.

Di seguito il Sig. Sindaco potrà meglio leggere ciò che è avvenuto realmente. I fatti. Peccato non sia stato permesso ai cittadini di scattare alcuna foto. Ci chiediamo "Perchè mai?" Considerando che il dott. Divella con orgoglio e chiarezza avrebbe potuto illustrare tutte le fasi dell'accaduto, in cui tecnici specializzati hanno con professionalità accalappiato cani feroci e mordaci..... come ad es. Spino, a cui è stato reciso il tendine di Achille da un filo di ferro conficcato e attorcigliato di proposito da qualche folle. Curato a spese dei volontari LNDC. La zampa è irrecuperabile. Celestina e suo figlio Nero, i beniamini del quartiere. Jambo anziano e malato.

Ringraziamo il Sindaco di Gravina in Puglia anche per la sensibilità dimostrata verso i nostri volontari, suoi cittadini. E' proprio vero se lo meritano. Da anni i volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane si sostituiscono alle istituzioni latitanti.

“Ma Lei, caro Sindaco, sa quanti branchi di cani avrebbe dovuto accalappiare, e quanto denaro pubblico avrebbe dovuto spendere se queste persone meritevoli non avessero per anni sterilizzato, curato e accudito centinaia di animali, tolto dalle strade centinaia di cuccioli e cagne gravide, e indotto - con la loro opera di sensibilizzazione e informazione - proprietari di cani a non abbandonare i propri animali? Accollandosi oneri e responsabilità, spendendo migliaia di euro ogni mese, per anni, sacrificando la propria esistenza.

Abbassiamo pure i toni, noi siamo persone miti, i nostri volontari sono studenti, persone anziane, insegnanti, liberi professionisti, ma soprattutto cittadini onesti e generosi. Però ora chiarezza la si deve fare, la esigiamo tutti, desideriamo siano individuate le responsabilità per tanti atti crudeli, violenti, incivili e davvero inutili.

Lei Sig. Sindaco dia pure ragione a chi crede, noi andremo avanti, e mi creda, siamo davvero molti. Ed io Laura Rossi Presidente Nazionale Della Lega Nazionale per la Difesa del Cane sto con i miei volontari e con il signor Di Battista, un inerme signore di settant'anni, cardiopatico, portato in galera come un delinquente, solo per aver difeso dei poveri animali sanguinanti e volontarie disperate. Vergogna!!

Laura Rossi

Presidente Nazionale

Lega Nazionale per la Difesa del Cane

 

 

I FATTI

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On. Giovanni Divella - sindaco di Gravina in Puglia

 

1) Lunedi 18 aprile c.a. alle ore 10,30 circa, in Gravina (BA), le sigg.re Rosa Vacca e Nicoletta Meliddo, socie della Lega Nazionale per la Difesa del Cane �“ sez. di Gravina in Puglia, si recavano presso la scuola “Padre Pio” per svolgere attività di formazione e informazione sanitaria relativa al problema del randagismo.

Lungo il tragitto, mentre percorrevano la via T. Albinoni, avvistavano un furgoncino bianco recante del “Servizio Veterinario ASL BARI”, targato CP405KM, un automezzo blu dei Vigili Urbani di Gravina ed un’altra auto. Scorgevano fuori dal veicolo alcune persone che stavano procedendo alla cattura di cani randagi. Le ragazze notavano due cani legati, con catene di ferro attorno al collo e all’apparenza storditi (seppure uno di loro cercasse di dimenarsi per liberarsi dalle catene), al palo della segnaletica stradale e ad un palo di legno. A quella scena, la sig.ra Vacca parcheggiava la propria auto tra quei veicoli e si recava subito verso i cani per accertarsi del loro stato di salute.

2) Le due ragazze Vacca e Meliddo si qualificavano come volontarie della Lega del Cane sezione di Gravina e chiedevano ai due presunti accalappiacani di identificarsi, poiché erano sprovvisti dei cartellini identificativi e di uniforme. Non avendo avuto risposta, le due ragazze, pacatamente, riferivano che i cani coinvolti erano accuditi a titolo di volontariato dalla Lega del Cane, che si era anche fatta carico delle cure sanitarie degli stessi cani e chiedevano, quindi che gli animali fossero affidati, così come era sempre stato, alla loro responsabilità. Avuta risposta negativa, le due ragazze si rivolgevano la stessa richiesta alla veterinaria, presente sul posto, alla quale facevano notare che i cani mostravano ferite evidenti e abbondante fuoriuscita di sangue dalla bocca e dalle zampe. La sig.ra Vacca accarezzava il muso, il collo e la pancia di uno dei due cani legati alla catena (il pastore tedesco di grossa taglia) e mostrava le mani sporche del sangue del cane alla dott.ssa che, alla vista del liquido, urlava le seguenti parole: “toglietemi quelle mani piene di sangue davanti agli occhi!!” e si allontanava.

Una delle due ragazze telefonava alla Presidente della sezione gravinese della Lega informandola che i cani erano in pericolo di vita, feriti e sanguinanti oltre che palesemente scioccati.

3) I presunti accalappiacani trascinavano di forza con la catena e il corpo supino sull’asfalto il cane che sanguinava vistosamente, gettandolo riverso nel furgoncino (non munito di alcuna gabbia ma solo di catene). Nel furgoncino le ragazze scorgevano altri cani, per cui chiedevano alla dott.ssa di poter verificare che all’interno dello stesso non vi fossero cani innocui e accuditi dall’associazione, ma ricevevano l’ennesimo rifiuto con parole irriferibili.

Una delle due ragazze, alle ore 10.38, chiamava con il proprio cellulare il sig. Dibattista Liborio, socio della LNDC mettendolo al corrente dell’accaduto e richiamavano la Presidente.

4) Nel frattempo le ragazze si avvicinavano ai cani e li abbracciavano per tranquillizzarli, al ché uno dei due operatori, l’uomo più alto, tirava il cane con la catena, procurandogli ulteriore sofferenza e, infatti, il cane guaiva debolmente e si dimenava.

In quel frangente, arrivava sul posto il sig. Dibattista Liborio, il quale munito di fotocamera, si portava presso le ragazze. Il sig. Liborio notava che l’operatore strattonava il cane con la catena al collo, provocando il soffocamento del cane stesso, per cui, proprio allo scopo di salvare la vita all’animale, metteva le mani tra collo e catena nel tentativo di allargarla e, contestualmente, chiedeva all’operatore di evitare ulteriore sofferenza all’animale. L’accalappiacani, a quel punto, reagiva stringendo con maggiore forza il cappio con la catena, mentre il cane continuava a dimenarsi e guaire.

Alla vista di ciò, le sigg.re Vacca e Meliddo, scioccate per tale comportamento, imploravano il Vigile urbano presente di liberare l’animale dalle catene, chiedendone l’affido. In quel frangente, il sig. Dibattista veniva scaraventato per terra dall’operatore più alto, che, poi si girava verso le ragazze, le afferrava per un braccio e proferendo le seguenti parole “ora mi avete rotto i coglioni”, le scaraventava a terra, procurando loro lesioni per le quali le stesse sono state costrette a far ricorso alle cure del locale nosocomio. Dopo aver aggredito le ragazze, lo stesso operatore immobilizzava con una catena al collo il sig. Dibattista, il quale era già sofferente a causa della caduta, e proferiva la seguente frase: “Se non te ne vai, farai la stessa fine dei cani”. La sig.ra Vacca, alla vista di simile violenza, alle ore 10.42 telefonava al 112, richiedendo l’intervento dei Carabinieri.

Dopo pochi minuti, giungevano sul posto due auto dei Carabinieri i quali portandosi verso gli uomini, senza chiedere alcun chiarimento ai presenti, semplicemente strappavano dalle mani del sig. Dibattista la fotocamera, lo spingevano verso l’auto lì presente, intimandogli di salire in auto perché lo avrebbero condotto in caserma.

Il sig. Dibattista si limitava a chiedere la restituzione della macchinetta fotografica di sua proprietà, che però veniva restituita allo stesso, solo 5 ore più tardi in caserma e con la memoria scarica. Le ragazze, mentre i carabinieri trattenevano il sig. Dibattista, riferivano di aver allertato loro le forze dell’ordine e che l’aggressione era stata fatta dall’operatore, non dal sig. Dibattista, ma non venivano ascoltate.

5) Nel frattempo giungevano sul posto anche la sig.ra Lucia Pallucca e il sig. Vacca Donato, le ragazze venivano identificate dai Carabinieri i quali ordinavano a tutti i presenti di seguirli in caserma. Solo il sig. Dibattista veniva trasportato con la pattuglia di servizio. In realtà, gli accalappiacani non si recavano in caserma ma in zona Castello per prelevare altri cani, tra cui un rottweiler nero.

In caserma, il sig. Dibattista veniva portato in una stanza isolata, sanguinante e lasciato lì per circa 3 ore, contestualmente giungevano nella sala d’attesa della caserma anche le ragazze, accompagnate dalla Presidente sig.ra Pallucca.

Pochi istanti dopo, giungeva anche la socia Creanza che, preso atto dell’evidente stato d’agitazione delle ragazze, le quali accusavano forti dolori in varie parti del corpo, ne richiedeva l’accompagnamento al pronto soccorso. Dal locale pronto soccorso, le ragazze venivano dimesse con diagnosi di “trauma cranico minore” con riscontro delle ferite al capo per la sig.ra Meliddo ed al capo e al dito della mano destra per la sig.ra Vacca.

Le stesse tornavano in caserma e attendevano circa un’ora e mezza, prima di ricevere notifica dei reati di cui ai agli artt. 110, 340, 336, 337, 612, 594, 582 c.p., senza essere mai state ascoltate sui fatti da alcun pubblico ufficiale. La sig.ra Vacca richiedeva di poter rendere spontanee dichiarazioni ma le veniva risposto che avrebbe soltanto sporgere querela, a mezzo di un legale di fiducia.

6) Alle ore 11.30 circa, la sig.ra Creanza, allertata dalla Presidente della sezione di Gravina, insieme all’Avv. Francesco Marino, recatisi sui luoghi ove si erano svolti i fatti, notavano, in via L. Longo, il furgone della Asl e la pattuglia della Polizia Municipale.

Fermata l’auto a pochi metri, l’Avv. Marino e la sig.ra Creanza scorgevano un operatore che trascinava sull’asfalto e poi issava di forza sul furgoncino, non munito di alcuna gabbia regolamentare, un cane di taglia medio - grande, di colore chiaro, mentre altri cani erano già “stivati” all’interno del furgoncino stesso, legati dal collo con catene e poco a poca distanza l’uno dall’altro. I due scorgevano nel furgoncino, anche un cane tipo pastore tedesco di grossa taglia e un cane nero. Alla vista della sig.ra Creanza, munita di macchina fotografica, l’operatore chiudeva di fretta il furgoncino ed entrava nel veicolo per proseguire la marcia, ma la Creanza scattava foto della targa e dei luoghi.

Nel frattempo, sul posto si era formato un capannello di persone che confermavano al Vigile Urbano che i cani prelevati erano mansueti e considerati cani di quartiere. La sig.ra Creanza si rivolgeva al Vigile e ai due operatori, chiedendo loro la cortesia di recarsi in caserma per la ricostruzione dei fatti.

Alle ore 12,00 circa, L’Avv. Marino e la sig.ra Creanza, unitamente alla pattuglia della Polizia Municipale e al furgoncino della ASL, si recavano in caserma. Entrati nella sala d’attesa, la sig.ra Creanza chiedeva ad un carabiniere che si procedesse ad ispezionare il furgoncino parcheggiato fuori dalla caserma, in cui erano ancora chiusi i cani legati.

All’incirca dopo 15 minuti alcuni cittadini, tra cui i sigg.ri Ciaccia Antonio e Ceci Nicola si recavano presso la locale caserma dei carabinieri per denunciare l’accaduto e, in particolare, modalità di cattura crudeli, nonché l’uso di carne cruda con sostanze nocive.

Uno degli operatori presenti ammetteva l’uso della carne cruda ma negava la presenza di altre sostanze dannose.

Nel primo pomeriggio, il sig. Dibattista veniva tradotto al carcere di Bari. Soltanto il giorno successivo (il 19.04.11) il sig. Dibattista veniva rilasciato, in quanto il fermo non veniva convalidato.

Si riferisce, infine, che a pochi metri dal luogo dei fatti, veniva rinvenuto un cane addormentato e collassato. Testimoni riferivano di averlo visto cadere in terra e dimenarsi. Il cane in questione è stato soccorso dai volontari della locale sezione della LNDC.

Avv. Cosimo Martino

Lega Nazionale per la Difesa del Cane-Puglia

 

Chiliamacisegua per amore di verità, diffonde i comunicati ricevuti dal Comitato Sardegna Animali Onlus

 

LI GADDUFFI: COMUNICATI DEL COMITATO SARDEGNA ANIMALI ONLUS

 

Dopo giorni di duro confronto tra il Comune di Sassari, rappresentato dal Sindaco G. Ganau, l’Assore Ambiente Dott.ssa M. Spanedda, la Dirigente Dott.ssa M. Cannas, i volontari del rifugio “Li Gadduffi”, la Task Force del Ministero della Sanità nella persona della Dott.ssa Matassa, il Comitato Sardegna Animali nella persona del suo Presidente V. Lubrano, si è svolto ieri a Sassari nel Palazzo Ducale l'incontro tra l'assessore all'Ambiente del Comune la dott.ssa M. Spanedda, il Dirigente M. Cannas, i rappresentanti della Nuova Agricultura di Montevarchi, società agricola che ha realizzato il primo lotto del canile di Campanedda pronto ad accogliere i cani provenienti da Li Gadduffi.

 Ha partecipato anche Vincenzo Lubrano con l’incarico di presidente del Comitato Sardegna Animali Onlus che ha seguito tutta la vicenda in stretto contatto con la Task Force del Ministero della Salute.

Sono state così chiarite le motivazioni (sollecito da parte della Regione di una veloce soluzione) che hanno spinto l'Amministrazione all’accelerazione delle pratiche del trasferimento dei cani in altre strutture autorizzate. Di converso il rappresentante del Comitato Sardegna Animali ha recepito il gravoso impegno economico assunto dal Comune di Sassari nel farsi carico dei 250 animali, palesando la propria disponibilità alla collaborazione nella lotta al randagismo e alla tutela del benessere degli animali.

L’Assessore Spanedda a conclusione della riunione ha confermato che:

I 130 cani rimasti a Li Gadduffi potranno trovare casa entro i primi giorni di maggio nella struttura creata per loro dagli imprenditori toscani che s’impegnano peraltro a terminare il secondo lotto entro sessanta giorni e ad accogliere tutti gli altri cani che per ora sono stati trasferiti in altre strutture autorizzate.

Vincenzo Lubrano Presidente Comitato Sardegna Animali

 

Comunicato Comitato Sardegna Animali Onlus

Con l’incarico di presidente del Comitato Sardegna Animali, e in nome delle quattordici associazioni e dei volontari a esso aderenti, rivolgo un caloroso ringraziamento Alla Task Force per la tutela degli animali d’affezione del Sottosegretario di Stato On.le Francesca Martini ed in particolare alla Dott.ssa Matassa per l’impegno profuso, alla ricerca di una soluzione atta ad evitare la programmata deportazione, in vari canili della Sardegna, dei 230 cani da anni accuditi da volontari animalisti in una struttura non autorizzata in un terreno nel Comune di Sassari. Impegno profuso per quasi tutto il mese di aprile, anche con frequenti contatti telefonici con lo scrivente, culminato nella mattinata del giorno 17 aprile c.a., col favorire il prevalere del buon senso grazie al quale è stata raggiunta l’intesa fra gli animalisti e gli organi preposti per competenza territoriale e Il Comune di Sassari.

Confidando in un vostro continuo monitoraggio sul rispetto dell’intesa raggiunta cordialmente 

 Vincenzo Lubrano Presidente comitato Sardegna Animali

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