Salerno - Chiuso Cicerale

30/apr/2011 18.44.18 Associazione AmiciCani Contatta l'autore

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Ciceralensis. Oasi San Leo. Nomi bucolici per un lager, che è stato finalmente chiuso. Dopo 14 anni di denunce, dopo 21 anni di angherie. Sui cani.
Avvicinarsi al canile, dal praticello d’ingresso ben tenuto, col monumento del cane Ciotola, faceva pensare a quelle colonne sonore dei film horror: una musichetta per bambini, una nenia melodiosa, per un serial killer in azione.
Tante Associazioni sul campo, che si sono passate il testimonial della denuncia, che negli anni hanno gridato l’orrore che si consumava in quei recinti, tanto simili ai campi di concentramento nazisti.


Migliaia i cani che hanno consumato la loro vita in quei luoghi. Tante le coperture istituzionali, che hanno permesso il compimento dell’ingiustizia a danno dei cani per il profitto dell’affarista di turno. Sì, di turno, perchè di “ciceralensis” in Italia ce ne sono tanti, troppi.


A fianco dei cani, vilipesi, maltrattati, affamati, catturati in luoghi lontani e portati in u! n eremo irraggiungibile ed invisitabile, animalisti di tutta Italia, ma soprattutto donne, che hanno firmato in tempi diversi denunce ed articoli appassionati, interrogazioni parlamentari e finalmente azioni governative efficaci.


Scriveva Elisa (D’Alessio), allora della LAV, nel Rapporto Business Randagismo del 22 giugno 1997 “Estate 1997, cosa è cambiato a sei anni dalla 281/91? …. Campania: Pluridenunciato, ed una volta anche chiuso dai NAS, il Canile Ciceralensis, Ditta di tale Mauro Cafasso e situato alla contrada San Leo, è una struttura mista cani-allevamento di cinghiali. Il titolare usa un furgoncino intestato alla USL n° 60-Agropoli (SA) non autorizzato. Ha convenzioni con diversi comuni del salernitano, ma si spinge fino in Calabria. Molte convenzioni sono una tantum (sic!), ovvero il Comune paga per il prelievo dei randagi, ma non fornisce fondi per il mantenimento: che fine hanno i cani?”


Raccoglieva il testimone Annamaria (Procacci), prima! firmataria della L.Q. 281/91, che presentava immediatamente una inter rogazione parlamentare. Era il tempo dei fax, delle lettere scritte a mano o macchina,  che sommergevano gli amministratori, totalmente sordi agli appelli in favore dei poveri reclusi. Intanto il Cafasso continuava indisturbato nel suo business.


Ne parlava Stella (Pende) nel suo reportage-inchiesta “I bastardi stanno fuori”  del marzo 2005, su Panorama.


Giugno del 2006, la denuncia è di Angela (Luongo), con  una appassionata relazione ci fa sapere che manca un girone all’inferno dantesco: il canile di Cicerale. “Padrone assoluto di duemila essere viventi,  da Dio creati a sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul pianeta terra, e dal Cafasso incarcerati, denudati, seviziati, costretti a perdere la propria identità di animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli per l’eternità.” Ci racconta Angela. “Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne russe, mi s! ono inerpicata sulle colline che a strapiombo cadono sulla costa cilentana, un’ altro mondo, ai confini della realtà, recintata da teloni neri che nascondono l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale, chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che scendeva tortuosa mi portava all’ingresso del gulag.”


“Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in pietraviva…” continua Angela “…quadrati irregolari scoscesi in cui uno, due, cinque, dieci, venti, trenta cani, maschi con femmine, alcune gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico ne! gli occhi, abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che re stava di cucce in cemento affossate nella terra maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo ma in questa circostanza anche da Dio. L’area di calpestio dei recinti aveva, nella sua totalità, una pendenza dell’80%,…. un Veterinario dell’ASL competente per territorio giustificava l’alto tasso di mortalità nella struttura dovuto a decessi per arresto cardiocircolatorio.”


Arrivano anche le Memorie di Cicerale da Gilda (Fucci), “La sezione dalla Lega di San Giorgio del Sannio, segue da tempi non sospetti, ovvero da quando Emilio Nessi dovendo sistemare i cani del Comune di Napoli ai tempi ‘ospiti’ dello zoo , pensò bene di collocarli a Cicerale. Ancora oggi all’ingresso del canile si erge un monumento in onore del cane Ciotola, dove in epigrafe si legge : qui il cane Ciotola ha trovato casa! Purtroppo per un brevissimo periodo, Ciotola morì dissanguato pochi giorni dopo a causa dei morsi di altri cani, liberandosi così dall’inferno di Cicerale.”


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Il disinteresse degli amministratori era palese, le denunce regolarmente archiviate, la ASL SA3 esprimeva solo pareri positivi sul canile. I NAS, più volte entrati nella struttura, avevano predisposto un sequestro amministrativo. 97 comuni convenzionati col canile, almeno 1200 cani morti ogni anno, 5 persone per accudire 1500 cani; per anni, decenni era tutto a posto!


Nel 2006 un nutrito  gruppo di Associazioni, Aipa, Una, Lega del Cane, Associazione Mi Fido, Associazione Zoofila Sanseverivese, Coordinamento Animalista salernitano, fanno partire una petizione che raccoglie 15mila firme. Descrivono la situazione del canile di Cicerale: “E’ dal 1980 che il canile Oasi San Leo ‘Canile Ciceralensis’ costruito in Contrada San Leo (SA), sulle montagne di Cicerale del Cilento, vicino Agropoli continua a far mobilitare le associazioni animaliste di tutta Italia. Gli animalisti conoscono e denunciano il posto. Isolato sulle montagne, irraggiungibile. Conoscono e denunc! iano come si comportano le amministrazioni locali. I cani vengono racc olti nei comuni della Provincia di Salerno e di Avellino quasi sempre da personale non idoneo e non autorizzato. Non sono mai microchippati al momento dell?uscita dal comune di appartenenza, come richiesto dalla legge. Sono registrati con descrizione sommaria, trasportati in un furgone non idoneo e spesso insieme a corpi di cani morti. Portati in una struttura che somiglia ad un girone dell?Inferno dantesco, da dove ne escono solo sotto forma di polvere e cenere dai forni crematori. I comuni pagano spesso solo un fisso annuale semplicemente per la raccolta dei cani randagi (anche se docili, mansueti ed accuditi da qualche persona generosa) e non effettuano mai controlli sul posto, il che la dice lunga sul fatto che non c’e’ alcuna possibilità che i cani vengano accuditi in questo lager. E’ l’orrore degli orrori. Pagato con soldi pubblici.”


Ci fu una interrogazione parlamentare, On. Villari de La Margherita, che chiedeva accertamenti ministeriali sulla condizione d! ei 2000 cani detenuti.


Nel 2008 inizia un’azione di pressing dell’Associazione Chiliamacisegua sul Ministero della Salute per risolvere il caso Cicerale, grazie a Rosanna (Marani) e Corinna (Andreatta), accompagnate dalle brillanti inchieste di Stefania (Piazzo) pubblicate su La Padania.


Finalmente il 16 dicembre 2008  il canile viene sequestrato,  il provvedimento è eseguito da NAS e Carabinieri, assieme ai veterinari della ASL SA3, su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Qualche giorno prima c’era stato il sequestro amministrativo di una parte del canile; intanto il video girato da Striscia la Notizia veniva acquisito come elemento di indagine.


Ancora una donna a fare la differenza, Francesca (Martini), che da Sottosegretario vuole (e può) chiudere il canile di Cicerale.  L’ispezione ministeriale del 2009 smentisce una buona volta i “buoni” rapporti delle ASL locali: al canile non va tutto bene. Forse le mort! i non sono dovute ad arresti cardiocircolatori!


Ma, questa volta, la sua parte la fa anche il Sindaco, il Cafasso non ha più l’autorizzazione a detenere i cani, lo dice l’Ordinanza sindacale n°18 del 25 maggio 2009.
Dopo anni un Sindaco avoca a sé la tutela ed il benessere degli animali presenti sul proprio territorio (art. 3 DPR 31 marzo 1979).


Questa storia si chiude con Cafasso rinviato a giudizio per maltrattamento di animali, dopo venti anni, con il Ministero  della Salute e diverse Associazioni che si sono costituite parte civile e con gli ultimi 9 cani ancora reclusi, finalmente liberati.


Ieri mattina lo sgombero finale condotto dalla Task Force del Ministero della Salute con i Carabinieri del NAS di Salerno. Rosalba (Matassa), Laura (Rossi), Stefania (Piazzo), Gilda (Fucci)  e la piccola segugia Marta (nella foto con Stefania Piazzo e la dott.ssa Matassa), sono state proprio le ultime a lasciare il canile.


Camilla De Sanctis
Redazione GeaPress

















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