LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’ OCA...

16/lug/2011 16.42.03 Chiliamacisegua Contatta l'autore

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LA PADANIA 17 LUGLIO MA PORCA L’OCA...

Ancora una puntata del Gioco dell’Oca,la terza, che la penna di Stefania Piazzo dipinge in tutta la sua barbarie.

Il viaggio bestiale nell’Italia della rozzezza, popolata da italiani brubru, continua su La Padania e mostra, oggi, oche sgozzate, mucche da combattimento e vitelli inginocchiati in…..

preghiera.

Ci si aspetta che questi vitelli, addirittura, riescano a farsi il segno della croce, ma poi si capisce, leggendo, che questi vitelli, la portano la croce e che il loro” padrone” è sempre e solo

l’uomo, che non riesce ad avere empatia, che non riesce a liberarsi della sua oscurità mentale.

Chiliamacisegua chiede con forza, agli Enti competenti di intervenire e qualora ravvisato il reato di maltrattamento, di punire i colpevoli.

E di bandire ogni tipo di palio, alberi della cuccagna, fiera, sagra, giostra, che la civiltà ha sostituito la clava con il cellulare, la lancia con il pc.

Anche se …la tradizione non se ne è accorta.

Chiliamacisegua

www.chiliamacisegua.org

 

La Padania 17 luglio

Viaggio nell’Italia bestiale a cura di Stefania Piazzo

NOVANTACINQUESIMA PUNTATA

MA PORCA L’OCA...

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DALL’INIZIAZIONE ALLA MAGGIORE ETÀ ALL’INGINOCCHIATOIO

ARTICOLO

“Pali e corse e carrisi e tirate e trascinamenti a forza e ocate.

Silenzio.

Si vede che va bene così.

E se va bene così, andiamo avanti, sia mai che un moto d’onestà intellettuale e di civile decenza e senso del dovere facciano in modo che sulle feste paesane, ma poi mica tanto, qualcuno esca dalla tana dell’opportunismo e sia coerente con ciò in cui dice di credere: evitare gli abusi, far capire che la relazione uomo- animale non è dominare ma comunicare.

Noi siamo solo dei seminatori e, come mi dice sempre una persona cara, chi getta semi al vento farà fiorire il cielo.

Via, allora, con nuovi semini di margherita.

VAL D’AOSTA

«L’attività primaverile delle batailles des reines si è chiusa nella suggestiva arena naturale intorno al laghetto di Chavonne a Villeneuve con il nuovo record stagionale di bovine presentate: 224, 10 in più rispetto a Quart a Pasquetta, con 39 protagoniste in prima categoria, 78 in seconda e 107 in terza. La bovina più pesante è risultata con 775 chili Canaglia dell’azienda agricola Verney di Gressan, arresasi negli ottavi di finale alla reina di giornata Praga. In questi primi 8 combat sono state presentate 1314 bovine (164 di media) con 64 allevatori che hanno qualificato almeno una delle 99 finaliste già alla Croix Noire per la regionale del 23 ottobre».

La chiamano la battaglia delle regine. In val d’Aosta ne vanno fieri: la gara riproduce forzosamente �“ a meno che qualcuno dimostri che le vacche spontaneamente vogliono gareggiare, prendano un alpenstock attaccandoci le loro carabattole e scendano nell’arena da sole - gli scontri che alcuni soggetti della  razza pezzata nera ingaggiano tra propri simili per primeggiare all’interno della mandria.

Nessuno si chiede che differenza passi tra i combattimenti spontanei sul campo e quelli che a centinaia vengono obbligate a fare le regine ogni anno per la gioia e l’orgoglio di molti allevatori e di appassionati di questa tradizione. Nel contesto naturale, sono questi meravigliosi soggetti di pezzata nera a scegliere l’avversaria ed il momento più propizio per l’ “attacco”. L’uomo ha pensato bene invece di organizzarle, le “batailles”. Le avversarie, dopo selezione, sono assegnate a sorteggio. La natura sostituita dal destino forzoso. Dicono, i promotori appassionati di questo esempio di benessere e amore per gli animali: «Non c’è forzatura a lottare da parte dell’allevatore che rimane spettatore. La competizione è leale, l’animale lotta contro un simile ad armi pari, non c’è lo scopo di eliminare l’avversaria ma di ottenerne la sottomissione con una più o meno onorevole sconfitta».

Un’onorevole tradizione di sottomissione.

Per sport.

STIGLIANO

Ti tiro il collo, anzi, se sono più bravo te lo strappo. A 18 anni si può dimostrare di tutto per essere “grandi” e garantire con una iniziazione maschia alla vita la maggiore età. Che suggerisce la tradizione? Prendi un cadavere di oca, appendila e falla scorrere su e giù, falle staccare la testa come si può prendendo la rincorsa. Salti e mozzi. L’importante è riuscirci. È allora che diventi maggiorenne. Ma cerchiamo di capire le profonde, profondissime ragioni culturali e l’alta storia che si cela dietro la decapitazione volante. Facciamoci compagnia leggendo e apprendendo questa saggezza insieme.

«Gli animalisti, si sa , ce l'hanno su con il mondo �“ si legge in rete a difesa di questa trazione -. Spesso hanno ragione, ma non sempre. A Stigliano (di S. Maria di Sala- Venezia), un paesello a 3 km da casa mia, ogni anno si svolge una sagra paesana per il santo patrono, e una tradizione risalente al Medioevo vuole che si doni (una volta lo faceva il signore del castello) al popolo un’oca, a cui staccare il collo, attraverso una prova di abilità, in una disfida in modo da poter sfamare qualche famiglia bisognosa. nNella tradizione quindi questa festa aveva un valore molto concreto. Si ridistribuiva, attraverso la magnanimità del signore del castello, un po’ di ricchezza verso il basso, verso il popolo plebe. E nella famiglia vincitrice della singolar tenzone, erano questi, giorni di vera festa e gioia. Dell’oca, animale pregiato , non si buttava via nulla: la carne il grasso, le penne, tutto era buono per sfamare la famiglia.

Certo l’oca all’epoca , appesa a testa in giù viva su di un sostegno, faceva una brutta fine - leggiamo ancora -. Ma al contempo la sua morte portava vita e speranza alle famiglie. E proprio per non perdere queste belle tradizioni si è pensato di mantenerla nei secoli questa usanza.

Mutatis mutandis.

Oggi l’oca arriva già al "patibolo" morta. La festa ora è diventata una sorta di rito di iniziazione; perchè al palio dell’oca partecipano solo i ragazzi che compiono nell’anno 18 anni.

Insomma la tradizione vive ancora rinnovandosi.

Una bella cosa questa! Aggiungo che questo palio dell’oca - scrive lo storico - ha lo stesso valore simbolico che, in piccolo, ha il palio di Siena. Che piace a tutta Italia, e che nessuno, tranne questi animalisti-talebani- oltranzisti, si sogna di far morire e cancellare. Ora gli animalisti strepitano, e minacciano di fare stragi e, usando un linguaggio violento, dicono che con le buone o con le cattive vogliono far cessare la tradizione (che si può amabilmente vedere su youtube inserendo questa stringa: Non solo a Butera, la tradizione dell’oca, oppure 100%animalisti - tg antenna tre sul blitz a Stigliano,ndr).

Chi sono questi animalisti? Sono i depositari della verità? Che possono decidere quali tradizioni vanno portate avanti e quali no? Il prossimo anno vorrei tirare io il collo a qualcuno di questi animalisti allora. Vergognatevi ! E invece di incazzarvi per le innocue feste patronali, salvate i cani abbandonati, lottate veramente per gli animali vivi e non per 1 oca morta ! (Che poi viene spennata, bollita, mangiata alle cene conviviali della sagra - per cui ancora una volta : è un vero dono di Dio di cui nulla si butta via)».

Testo tratto da http://giulio-stevanato.splinder.com/post/13476229/il-palio-delloca-di-stigliano

Bene, illuminati da questa perla di saggezza, dov’è che si va ancora? Dove si capicolla un’altra oca.

BUTERA

Qui si sono organizzati un po’ meglio. L’oca va su e giù come documenta youtube con L’oca di Butera (CL). Che sia Veneto o Sicilia, la tradizione è sempre quella. Qui si consuma la seconda domenica di agosto al santuario di san Rocco. La Lav aveva di recente diffidato dall’uso di animali per fini come questi, appellandosi all’art 544 quater del codice penale che stabilisce: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La pena è aumentata da un terzo alla metà … se ne deriva la morte dell’animale”.

Conseguenze? Solo per l’animale.

BERNALDA

Tra tutte le tradizioni (far scornacchiare due vacche tra loro perché una per sport si sottometta all’altra; con la maggiore età staccare la testa alle oche morte appese ad un cappio...) che facciamo? Facciamo inginocchiare il vitellino davanti alla Madonnina. Lo facciamo facciamo star lì buono buono per rievocare e santificare alla festa di San Bernardino da Siena il 23 agosto a Bernalda, in provincia di Matera. Lo bardano con ogni ben di dio folkoristico, fiori, abitino della festa che lo adorna... e poi trac... giù mspontaneamente inginocchiato davanti alla statua.

La statua ce la mette il parroco, il “Vitellino Fedele”, si apprende da un depliant, è offerto da Carni Doc.

Che si dice del giorno della tradizione nel materano? Leggiamo e convertiamoci all’usanza: «23 agosto ore 19 e 30 piazza S. Bernardino - si legge in un depliant - Dalle nitide immagini di un video girato da un bernaldese: il vitellino fedele viene delicatamente preso in braccio e “presentato” a S. Bernardino. La bestiola, DA SOLA, si inginocchia; poi rimanendo in ginocchio, fa ancora DA SOLA, alcuni passi indietro fino a superare i gradini del sagrato e,infine, SEMPRE DA SOLA, fra lo stupore generale, si rialza.

Passano solo alcuni mesi e, durante l’ultimazione dei lavori di restauro della Chiesa Madre, sulla parete b attaccata, subito a destra, all’ingresso, appare un antico affresco con un magnifico vitello bianco inginocchiato davanti a S. Bernardino».

E il commento sul depliant a questa narrazione dei fatti è: «Documento evidente di un avvenimento che il popolo ha conosciuto fin dalle origini e che ha custodito e tramandato di generazione in generazione. il giudizio sulla reale straordinarietà di fatti del genere spetta solo all’autorità ecclesiastica. A noi, intanto, piace pensare a quanto accaduto a Bernalda due anni fa come ad un altro gesto di particolare predilezione di S. Bernardino».

Ohhhh.

E quand’è che l’uomo e i politici si inginocchieranno davanti alla pazienza infinita di quel che pensano da lassù i santi?

Qui il miracolo lo deve fare la storia, ovvero l’evoluzione dell’uomo.”

s.piazzo@lapadania.net

(95 - continua)

 

PUNTATE PRECEDENTI

http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/02/la-padania-3-luglio-tamavo-pio-bove-asino-chi-legge/

LA PADANIA 3 LUGLIO T’AMAVO PIO BOVE ASINO CHI LEGGE

http://www.chiliamacisegua.org/2011/07/10/la-padania-10-luglio-e-tira-sto-obelisco/

LA PADANIA 10 LUGLIO: E TIRA STO OBELISCO

 

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